Corridoi di umanità

Udienza con papa Francesco dei corridoi umanitari

È possibile che le vicende drammatiche dell'immigrazione trovino un esito diverso da quello tragico cui abbiamo assistito nei giorni scorsi sulle coste calabresi di Cutro. È anche possibile mostrare un altro racconto di umanità e di accoglienza che non sia quello sprezzante della chiusura, della diffidenza, dei respingimenti o delle misure sicuritarie.

Papa Francesco I
Foto Marco Pavani

Questi ed altri ragionamenti mi sono affiorati alla mente in questa inusuale mattinata romana, trascorsa nell'Aula Nervi – tra le mura vaticane e la basilica di san Pietro – dove più di diecimila persone coinvolte nei corridoi umanitari si sono incontrate tra di loro e con . Un appuntamento festoso e pieno di gioia tra chi è scampato alla guerra e ad una vita impossibile e chi ha offerto accoglienza. Storie cominciate in Siria, Afghanistan, Etiopia, o nei lager libici, dove tante persone vivono in condizioni disumane, ed approdate infine nel nostro paese (ma anche in Francia, Belgio o Andorra) a bordo di un aereo, in condizioni di sicurezza e con un progetto di accoglienza ed integrazione. Dunque, è possibile.

I corridoi umanitari – questo il loro nome – nascono nel 2016 dalla creatività generosa della Comunità di sant'Egidio e dalla solidarietà delle chiese evangeliche in Italia; una iniziativa di collaborazione ecumenica voluta da quanti non si rassegnavano ad assistere come spettatori impotenti alle tragedie dell'immigrazione, con i barconi che hanno reso il Mediterraneo un cimitero dove è così facile morire di speranza. Chi arriva – da allora, sono giunte con questo canale più di seimila persone – viene accolto da una rete (pazientemente costruita dai promotori dei corridoi) assieme a tanti, singoli, famiglie o comunità e a quanti si sono resi disponibili offrendo la casa, il pane, un lavoro, lo studio della lingua, un futuro di integrazione. Piccoli borghi in via di abbandono hanno ripreso inaspettatamente vita, famiglie intere hanno ripopolato case da tempo vuote, in tanti hanno scoperto che dai paesi martoriati non arrivano solo problemi ma una umanità così simile a noi e desiderosa di ripartire.

Mario Marazziti ha descritto assai bene questa esperienza – non molto tempo fa – in due libri dal titolo eloquente: Porte aperte il primo, del 2019, La grande occasione il secondo, pubblicato proprio quest'anno. Vi possiamo leggere, tra Italia ed Europa, il racconto quotidiano e talora inaspettato di un presente che – proprio attraverso i corridoi umanitari – guarda ad un futuro accogliente e non diffidente, alla portata di tutti. I corridoi umanitari, insomma, come un viaggio tra chi non cede alla paura e non distoglie lo sguardo dalle sofferenze degli altri. Con la convinzione di poter essere cittadini che – a partire dalle ragioni della solidarietà e di un umanesimo profondo – hanno dato l'avvio a una significativa trasformazione sociale.

È questo popolo che oggi ha occupato lo spazio della sala Nervi. Hanno introdotto l'incontro Daniela Pompei, della , e Daniele Garrone, presidente della federazione delle chiese evangeliche italiane e professore alla facoltà valdese. «Siamo in tanti – ha esordito Daniela Pompei – confusi tra chi è accolto e chi ha aperto le porte della propria casa e del suo cuore, in questo abbraccio che sono i corridoi umanitari. Costruire una via alternativa ai barconi: c'è un'altra via possibile, oltre quella disperata dei viaggi in mare, quando si vedono solo muri. E poi, la sfida di vivere insieme: quanta vita rinasce. Un movimento di integrazione e di pace. Non diventiamo sordi alle grida che salgono dai luoghi di dolore: sentiamo la responsabilità e l'urgenza di fare di più e di fare presto».

Papa Francesco - 18 marzo 2023
Papa Francesco – 18 marzo 2023. Foto Marco Pavani

«Non si tratta solo dell'ingenuo slancio caritatevole – ha proseguito Garrone – di anime virtuose mosse da un sentimentalismo irrealistico. I corridoi sono una delle ragionevoli risposte, che anche gli stati dovrebbero adottare, a un problema che interpella la qualità di quelle democrazie costituzionali fondate sui diritti umani a cui il nostro continente è approdato avendo alle spalle tragedie del tutto simili a quelle che oggi costringono donne e uomini alla fuga. Anche l'Europa ha avuto milioni di in cerca di un destino migliore. “Tu conosci l'animo dell'immigrato”, ci ricorda la Bibbia».

E poi i saluti di alcuni dei presenti – Meskerem dall'Eritrea e Anna dalla Siria – e di chi li ha accolti. Papa Francesco – che aveva tra l'altro dimostrato la sua simpatia per questa iniziativa già nel 2016, portando in aereo con sé 12 profughi siriani dopo la sua visita ai campi di Lesbo – ha ascoltato e incontrato molti, tralasciando di pronunciare per intero il discorso preparato e preferendo girare a lungo per la sala, stringendo mani e prendendo in braccio bambini di tutti i colori. Un coro (anch'esso variopinto, come gran parte dei partecipanti) ha cantato a lungo Amazing Grace, canto di sofferenza e di speranza, mentre – in un clima di festa – la folla provava ad intercettare il passaggio del papa (chi poteva), scambiandosi saluti vicendevoli e commentando la bellezza e la sorpresa di quest'incontro.

Sembrava quasi un altro mondo, e forse, in parte, lo era. Quello in cui mi piacerebbe vivere.

Paolo Sassi

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article