Costa d’Avorio: elezioni senza pace

Costa d'Avorio,
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Osservatori e istituzioni internazionali considerano la buona riuscita delle elezioni presidenziali del 25 ottobre prossimo un passaggio fondamentale nella stabilizzazione della Costa d’Avorio. Ma entrando subito nel vivo delle questioni elettorali su uno dei presupposti cardine, i votanti, vengono subito i primi dubbi: 6.300.000 iscritti al registro devono ancora ritirare il certificato elettorale nonostante sia tutto pronto perché molti pensano ancora che sia valida quello del 2010. È vero anche che si sono insediati osservatori indipendenti e la  Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) userà tecnologie biomediche per evitare brogli e trasferirà elettronicamente i risultati al centro dati di Abidjan.
Nei mesi passati ci sono stati scontri tra sostenitori del presidente uscente e quelli degli sfidanti, in particolare i simpatizzanti di Gbagbo con tre morti e decine di feriti. L’intervento della polizia ha portato a diversi arresti specie tra i membri delle opposizioni ma non sono stati liberati tutti. La preoccupazione resta alta perché le ragioni dei contrasti non sono state sradicate ed è ancora vivo il ricordo delle violenze, una vera e propria guerra civile, nel periodo 2010-2011 in coincidenza delle votazioni per la presidenza e che costarono oltre 3.000 morti, decine di migliaia di ferite, stupri e arresti di massa. La stabilità appartiene al secolo scorso quando iniziarono i problemi dopo che si diffuse l’idea di un paese diviso tra il nord musulmano e il sud cristiano.

L’ex presidentee Gbagbo è stato arrestato e condannato per crimini contro l’umanità, ma come ha avuto modo di spiegare Human Rights Watch il tribunale dell’Aia non ha indagato sulle violenze commesse dalle forze allineate con il presidente eletto Ouattara.

A queste elezioni sono stati ammessi 10 candidati su 33 richieste di ammissione al Consiglio costituzionale. Al momento saranno otto gli sfidanti di Alassane Ouattara, il Presidente in carica, perché due candidati, l’ex-presidente dell’Assemblea nazionale, Mamadou Koulibaly, e l’ex-ministro degli Esteri Essy Amara hanno ritirato la loro candidatura perché ritengono eque e trasparenti  le condizioni per concorrere. Ci sono anche due donne Henriette Lagou Adjoua e Jacqueline Claire Kouangoua oltre a l’ex primo ministro Charles Konan Banny, a Kouadio Konan Bertin, a Pascal Affi N’Guessan, il candidato del Fronte popolare ivoriano (Fpi) dell’ex presidente Gbagbo, a Siméon Konan Kacou e a Gnangbo. Alassane Ouattara è da sempre ritenuto ed è stato fortemente avversato pure perché ritenuto non ivoriano e questo per la Costituzione significherebbe la sua esclusione dalla corsa elettorale.

Di fatto le chance dell’opposizione sono al momento limitate perché di fatto l’opposizione si presenta divisa, perché il presidente uscente ha la migliore organizzazione con tutto il partito alle spalle, una straordinaria copertura mediatica e le strutture dello stato al suo servizio [1]. Uno squilibrio totale rispetto agli altri che, come abbiamo visto, ha contribuito all’abbandono di due candidati.
Dalla sua il presidente ha anche i risultati dell’andamento dell’economia. Secondo le ultime previsioni (al rialzo) del Fondo monetario internazionale il  Pil della Costa d’Avorio crescerà dell’8,4 per cento sia nel 2015 che nel 2016, un risultato straordinario al quale si aggiunge la risalita di ben 24 posizioni ed entrando nella top 10 degli stati africani nel Global Competitiveness Index pubblicato dal World Economic Forum che misura la competitività ei paesi di tutto il mondo.
Ma tutto questo «rimane discusso e visto come élite di un Paese che cresce in maniera asimmetrica: corruzione, costo della vita in crescita e sviluppo deficitario di fondamentali economici come la sicurezza alimentare sono tutti elementi che vanno a costituire potenziali “mine” future alla stabilità nazionale, a prescindere dal vincitore» [2].
Basta pensare che è stata intentata una causa collettiva contro la Nestlé che è stata accusata di utilizzare lavoro minorile per la fabbricazione di diversi prodotti.
«La causa afferma che, in violazione della legge della California, la Nestlè non rivela che il lavoro dei fornitori in Costa d’Avorio si basa sullo sfruttamento di bambini lavoratori traendo profitto dal lavoro minorile che fornisce il cioccolato successivamente lavorato e venduto ai consumatori americani.
Dal 2013 al 2014 oltre 1,1 milioni di bambini in Costa d’Avorio sono stati impegnati nelle peggiori forme più comuni di lavoro minorile, bambini vittime di un lavoro pericoloso come quello che coinvolge strumenti pericolosi, trasporto di carichi pesanti, esposizione a sostanze tossiche. […]  Nella denuncia si afferma che questi bambini sono vittime di una tratta proveniente dai paesi limitrofi della Costa d’Avorio, bambini venduti a proprietari delle piantagioni da broker e contrabbandieri e costretti a lavorare in condizioni di violenza fisica e, quasi sempre, senza paga. […]. In particolare la Nestlè, seconda la denuncia, importa fave di cacao provenienti da piantagioni in Costa d’Avorio» [3].
Senza dimenticare che, secondo i dati di Terre des Hommes, la Costa d’Avorio resta un paese in cui il fenomeno dei matrimoni con bambine è ancora molto presente.

Metà della popolazione nonstante le sue ricchezze e un’enorme presenza francese (il 30% del Pil è prodotto da aziende transalpine che impiegano 40.000 persone) è povera; nel 2014 il paese è risultato al 171esimo posto su 187 nell’indice mondiale delle Nazioni Unite in materia di sviluppo umano a causa della totale insufficienza delle strutture sanitarie e di quelle educative.

Pasquale Esposito

[1] Interessante la lettura sulla macchina elettorale del presidente di François-Xavier Freland, “La machine Ouattara”, www.jeuneafrique.com, 15 ottobre 2015
[2] Giuliano Luongo, “L’alba della campagna presidenziale in Costa d’Avorio”, www.geopolitica-rivista.org, 18 settembre 2015
[3] Elsa Sciancalepore, “Il lavoro minorile è una delle peggiori piaghe moderne”, www.vglobale.it, 7 Ottobre 2015

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