Costa d’Avorio. Il presidente uscente sconfitto alle urne non abdica

Costa davorio bandiera
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La tensione è ancora alta nella Repubblica della Costa d’Avorio. Il risultato del ballottaggio per le elezioni presidenziali del 28 novembre scorso [1] non è stato accettato dal presidente in carica Laurent Gbagbo. Secondo il responso della Commissione elettorale indipendente il vincitore con il 54,8% è stato Alassane Ouattara, ma l’intervento del Consiglio Costituzionale, presieduto da Paul Yao N’Dré legato al presidente uscente, ha rovesciato l’esito dando a Gbagbo con il 51,45% la vittoria e questo dopo aver invalidato, per frode, i risultati di alcuni dipartimenti del nord sotto il controllo dell’opposizione.

Ma la posizione del presidente uscente è oramai di totale isolamento all’esterno del suo paese. L’ultimo baluardo era la Russia che aveva evitato di seguire le posizioni degli altri stati e dell’ONU stessa. Magari il voto a favore della candidatura russa per il mondiali di calcio del 2018 e la firma di contratti per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio off shore hanno spinto la diplomazia russa a sostenere le tesi di Gbagbo [2].
L’Unione Africana ha sospeso dalle sue istituzioni la Costa d’Avorio fino a che il legittimo presidente non potrà governare. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Russia compresa, ha minacciato pesanti ripercussioni così come l’Unione Europea. Fin dalla proclamazione della Commissione Elettorale l’appoggio è stato unanime per il risultato e prima ancora per il suo svolgimento assicurato anche dalle migliaia di persone e soldati della forza di pace dell’ONU che ancora staziona in Costa d’Avorio.

Arrivare ad una soluzione è complesso per il clima molto teso determinato dagli scontri con morti e feriti come accaduto alcuni giorni fa. Lo spettro della guerra civile del 2002 aleggia cupo sul futuro. Il coprifuoco resterà in vigore fino a lunedì durante le ore notturne dalla capitale economica Abidjan fino a Bouaké. Le frontiere sono state chiuse.
Nonostante l’Accordo politico di Ouagadougou  (APO) del 2007 tra il presidente Laurent Gbagbo ed il capo delle “Forces Nouvelles” Guillame Soro che definiva il processo di pace attraverso l’unificazione del paese e delle sue strutture militari, politiche e amministrative la Costa d’Avorio non ha completato il processo e le divisioni restano con un  Nord governato e controllato dall’opposizione e il Sud dal presidente uscente che ha dalla sua l’esercito regolare e sul quale fonda la sua forza.
La risoluzione è quindi complessa perché non si tratta, come spesso accade in Africa, di partiti e fazioni che si scontrano. Le divisioni, come dimostrano anche i risultati elettorali, sono conseguenza di separazioni etniche e religiose e soprattutto nascondono pesanti interessi per l’accesso alle abondanti risorse del paese.  Basti pensare che il 40% delle esportazioni di cacao nel mondo vengono dalla Costa d’Avorio che esporta anche caffè, frutta, legname pregiato e estre anche petrolio e gas.
<<Gbagbo è un Bété, gruppo prevalente nel sud-ovest, fatto di grandi proprietari terrieri, cristiano. Ouattara, invece, non è un ivoriano puro, ma viene dal Burkina Faso come migliaia di persone arrivate dai Paesi limitrofi quando, grazia al cacao, la Costa d’Avorio era il paradiso africano. Rappresenta il nord musulmano, quello che ha accusato il potere centrale di discriminazione e sfruttamento fino alla secessione di fatto, ad opera della guerriglia delle Nouvelles Forces che controllano il nord del Paese >> [3].

E per comprendere ancora meglio la realtà andrebbe aperto il capitolo delle potenze occidentali e dei loro interessi. In particolare la Francia che oltre alla presenza di suoi connazionali  o di ivoriani di origine francese ha un presenza economica impressionante con il 30% del pil di investimenti. Ma sarebbe un’altra storia.

Nonostante qualche progresso quantitativo come dimostra la crescita del Pil del 3,6% nel 2009 in un anno di crisi in tutto il mondo la Costa d’Avorio resta uno dei paesi più poveri al mondo con mille dollari di reddito pro-capite (Banca Mondiale, 2009) ma un ivoriano su due vive con meno di un euro al giorno. Il 40% della popolazione non si nutre quanto ritenuto necessario. La sperequazione è enorme: il 10% detiene il 32,8% del totale della ricchezza. Solo il 44% dei bambini in età scolastica frequentano il primo anno della scuola primaria. E si potrebbe continuare per molto in attesa che si diano priorità alle esigenze degli ivoriani.
Pasquale Esposito

[1] Era dal 2005 che in varie riprese venivano rimandate. Il primo turno si era svolto il 31 ottobre scorso e Gbagbo aveva ottenuto il 38% circa contro il 34% circa per Ouattara, candidato del Raggruppamento dei repubblicani all’opposizione. Al terzo posto si era attestato, con circa il 27% dei voti, l’ex presidente Henri Konan Bedie.
[2] Sono i sospetti espressi dal rappresentante in Italia del nuovo presidente alla rivista Peacereporter, «Costa d’Avorio, ‘Gbagbo non ha scelta, dovrà arrendersi’», www.peacereporter.net, 9 dicembre 2010
[3] Alberto Tundo, «Costa d’Avorio, la rivincita degli ultimi», www.peacereporter.net, 26 novembre 2010

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