Costa d’Avorio. Ouattara vince tra contestazioni e violenze

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mappa costa d'avorio

In Costa d’Avorio la situazione resta critica dopo le elezioni del 31 ottobre scorso. Anche nella capitale amministrativa del paese Yamoussoukro ci sono «ristoranti e veicoli bruciati o saccheggiati, viali disseminati di resti di posti di blocco, strade inanimate di notte con l’eccezione delle pattuglie della polizia, la città ritenuta calma o addirittura assonnato è stata improvvisamente tirata fuori dal suo sonno profondo» [1].

Per qualcuno il pensiero torna al 2010 quando dopo le elezioni si verificarono violenze diffuse provocando oltre tremila morti. In quelle elezioni il presidente, uscente, Laurent Gbagbo si rifiutò di ammettere la sconfitta.
La paura di violenze diffuse ha spinto alcune migliaia di persone a rifugiarsi nelle nazioni limitrofe.

Poche settimane fa era già successo in Guinea che un presidente interpretasse a suo modo la Costituzione. Il presidente uscente Alassane Dramane Ouattara (ADO) si è candidato, con il beneplacito della Consiglio costituzionale, alle elezioni per la terza volta sostenendo che la nuova Costituzione del 2016 glielo permetteva. ADO aveva lui stesso sostenuto che non si sarebbe ricandidato ma a luglio scorso, con la morte di Amadou Gon Coulibaly, Primo ministro e da lui designato, insieme al partito di governo Raggruppamento Houphouëtista per la Democrazia e la Pace (RHDP). Suo successore, decise di candidarsi.

Fin dalla sua decisione tutta l’opposizione è insorta con manifestazione e aveva invitato al boicottaggio delle urne. Decine di candidati presidenziali sono stati esclusi e l’opposizione a chiedere il ritiro della candidatura.
Con il voto di sabato «le proteste contro Ouattara sono cresciute, in particolare nelle roccaforti dell’opposizione. Scontri con gruppi rivali e una forte risposta da parte delle forze di sicurezza hanno lasciato almeno 30 morti, secondo Amnesty International. Altre cinque persone sono state uccise il giorno delle elezioni» [2].

Secondo il «Carter Center, che ha monitorato le elezioni in Costa d’Avorio, […] la situazione politica e la sicurezza precaria hanno reso davvero difficile organizzare una tornata elettorale credibile. E ha aggiunto: “Alcune forze politiche sono state escluse dal processo elettorale, boicottato da una parte della popolazione”» [3]

Poco più del 53,9% degli elettori sono andati alle urne secondo la Commissione elettorale (molti meno per le opposizioni) e Martedì 3 novembre la vittoria viene assegnata a ADO con una maggioranza addirittura del 94,3%.

Ancor prima della proclamazione del vincitore e proprio contestando la legittimità delle elezioni, Pascal Affi N’Guessan, candidato per Fronte Popolare Ivoriano (FPD) annunciava la creazione di un Consiglio Nazionale di Transizione, presieduto da Henri Konan Bédié, altro candidato per il Partito democratico della Costa d’Avorio (PDCI).

La risposta del governo è stata immediata e durissima con molti leader dell’opposizione in carcere o agli arresti domiciliari. Il 4 novembre Guillaume Soro, l’ex comandante delle forze ribelli che combatterono l’ex presidente Laurent Gbagbo e che lo spodestarono, invitava i militari a «“disobbedire agli ordini illegali” dell'”ex presidente” che, secondo lui, è “installato nello schema mentale di tutti i dittatori tropicali”. Un appello sottilmente velato per un colpo di stato» [4].

Guillaume Soro fino a pochi mesi fa era destinato ad un ruolo di primo piano nella politica del paese ma poi, dopo alcuni anni di ottimi rapporti, è entrato in rotta di collisione con ADO fino alla condanna per «appropriazione indebita e riciclaggio di denaro e condannato a vent’anni di reclusione, oltre a disporne l’interdizione dalle cariche pubbliche: la condanna avrebbe impedito al leader politico di candidarsi in occasione delle elezioni di fine ottobre» [5].

Ieri il 67enne ed ex-primo ministro, Affi N’Guessan è stato arrestato. Secondo il Governo era in fuga verso il Ghana. L’arresto è stato deciso perché accusato di aver partecipato alla creazione del Consiglio nazionale di transizione [6].

Appelli alla calma e alla riconciliazione sono arrivati anche dalla Camera Nazionale dei Re Tradizionali e dei Capi della Costa d’Avorio (Nrc), con le parole del suo Presidente, Nanan Amon Tanoé. La Camera «deplora la violenza ed estende le sue condoglianze alle famiglie in lutto e augura una pronta guarigione ai feriti. Tuttavia, esorta tutte le comunità a dialogare e a vivere insieme perché, sottolinea, “al di là delle nostre differenze, siamo tutte figlie e figli della Costa d’Avorio”» [7].
Pasquale Esposito

[1] Cyril Bensimon e Youenn Gourlay, “Côte d’Ivoire : le centre, cœur de toutes les tensions », https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/11/06/cote-d-ivoire-le-centre-c-ur-de-toutes-les-tensions_6058760_3212.html, 6 novembre 2020
[2] Emmanuel Akinwotu, “Ivory Coast president wins third term after opposition boycotts ‘sham’ election”, https://www.theguardian.com/world/2020/nov/03/ivory-coast-president-wins-third-term-after-opposition-boycotts-sham-election, 3 novembre 2020
[3] Cornelia Toelgyes, “Costa d’Avorio: altro strappo alla democrazia terzo mandato per Ouattara”, https://www.africa-express.info/2020/11/05/costa-davorio-altro-strappo-alla-democrazia-terzo-mandato-per-ouattara/, 5 novembre 2020
[4] Cyril Bensimon e Youenn Gourlay, ibidem
[5] Marco Bocchese, “Costa d’Avorio verso il voto: segnali di una crisi politica”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/costa-davorio-verso-il-voto-segnali-di-una-crisi-politica-27936, 21 ottobre 2020
[6] “Côte d’Ivoire : arrestation de Pascal Affi N’Guessan », https://www.jeuneafrique.com/1070866/politique/cote-divoire-arrestation-de-pascal-affi-nguessan/, 7 novembre 2020
[7] Jean Bavane Kouika, https://www.fratmat.info/article/209210/Politique/Présidentielle%202020/presidentielle-2020-les-rois-et-chefs-traditionnels-appellent-au-respect-de-lordre-constitutionnel-et-a-un-dialogue-inclusif, 6 novembre 2020

 

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