Costa d’Avorio: spiragli nella crisi politica

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A un mese dalle elezioni in Costa d’Avorio la situazione resta critica. Gli inviti al proseguimento delle trattative tra il presidente Alassane Ouattara e il suo principale rivale Henri Konan Bédié (presidente dal 1993 al 1999), leader del Partito Democratico della Costa d’Avorio (Pdci) provengono da tutta la comunità internazionale. E sembra che qualche effetto riescano a sortirlo. O è una qualche debolezza dell’opposizione a rendere più morbide le posizioni?
Sta di fatto che Alassane Ouattara e Henri Konan Bédié si continuano a parlare, come ha assicurato qualche giorno fa il portavoce del governo al termine di un Consiglio dei ministri . La rivista Jeune Afrique parla di contatti che dovrebbero portare ad un nuovo colloquio ufficiale come quello avvenuto lo scorso 11 novembre.

La crisi è scoppiata fin dall’annuncio di Ouattara di candidarsi per un terzo mandato, decisione contestata dall’opposizione perché ritenuta incostituzionale. Da allora le manifestazioni sfociate in scontri con le forze dell’ordine si sono susseguite fino a dopo le elezioni del 31 ottobre scorso tenutesi senza la sicurezza necessaria. Secondo il «Carter Center, che ha monitorato le elezioni in Costa d’Avorio, […] la situazione politica e la sicurezza precaria hanno reso davvero difficile organizzare una tornata elettorale credibile. E ha aggiunto: “Alcune forze politiche sono state escluse dal processo elettorale, boicottato da una parte della popolazione”» [1]. Secondo la Commissione elettorale oltre il 50% è andato a votare ma in effetti sono stati molto meno gli elettori presentatisi alle urne. Prima ancora della proclamazione del vincitore, contestando la legittimità delle elezioni, Pascal Affi N’Guessan, candidato per Fronte Popolare Ivoriano (FPD) annunciava la creazione di un Consiglio Nazionale di Transizione, presieduto da Henri Konan Bédié. Una decisione che ha ulteriormente inasprito la repressione da parte del governo centrale.

In un rapporto del 16 novembre, Amnesty International si è detta preoccupata «per l'”orrore della violenza post-elettorale”, ricordando le “decine di persone uccise”, le “centinaia di feriti” (ufficialmente 85 morti e quasi 500 feriti in tre mesi) e le “decine di membri dell’opposizione arrestati”, alcuni dei quali “arbitrariamente”. Ciò è stato fortemente contestato dal governo, deplorando la “natura apertamente orientata” del rapporto» [2].

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, il 9 novembre parlava di più di 7.500 ivoriani fuggiti in Liberia. Più del 60% degli arrivi erano minori, dei quali alcuni giunti non accompagnati o separati dai genitori. Risultano anche anziani e donne incinte, la maggior parte con pochi effetti personali e quantità scarse o nulle di cibo e denaro.

Lo scorso 11 novembre Ouattara e Bédié si erano incontrati per la prima volta dopo due anni nonostante fossero fianco a fianco nella lotta contro Laurent Gbagbo, presidente tra il 2000 e il 2011. Un incontro per “rompere il ghiaccio” senza nessun sostanziale passo concreto. Va detto però che l’opposizione dopo quell’incontro non menzionava più il “Consiglio nazionale di transizione”.
Dicevamo che le trattative per trovare una soluzione continuano, anche se all’interno del partito di Bédié  i leader più giovani sembrano non gradire questa strategia. La presidente del partito Lider, Mamadou Koulibaly fa sapere che è sempre dell’opinione che la strada maestra non è un eventuale governo di unità nazionale di cui si starebbe discutendo ma quello di uno di transizione che superi le finte elezioni.
Pasquale Esposito

[1] Cornelia Toelgyes, “Costa d’Avorio: altro strappo alla democrazia terzo mandato per Ouattara”, https://www.africa-express.info/2020/11/05/costa-davorio-altro-strappo-alla-democrazia-terzo-mandato-per-ouattara/, 5 novembre 2020
[2] Youenn Gourlay e Yassin Ciyow, “La Côte d’Ivoire à l’heure des tractations postélectorales”, https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/11/19/la-cote-d-ivoire-a-l-heure-des-tractations-postelectorales_6060413_3212.html,

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