Costituzione russa. Cambiano le norme ma Putin resta al potere

history 5 minuti di lettura

Del referendum costituzionale non ci sarebbe stato bisogno in quanto la nuova Costituzione era già in vigore dopo la ratifica parlamentare e degli organi regionali e da settimane il testo era in libreria. Ma il potere di Vladimir Putin necessitava anche di un “apparente” passaggio popolare che legittimasse queste novità che tra le tante rispetto a quella del 1993 consentirà all’attuale presidente di rimanere saldamente al comando fino al 2036. Spiega questa necessità Greg Yudin, sociologo e teorico politico all’Università di Mosca delle Scienze economiche e sociali: «è un teatro, ma un teatro molto importante e ben fatto. Il sistema ha bisogno di mettere in scena l’appoggio pubblico anche quando non ce l’ha»[1].

Il voto
Il voto avrebbe dovuto aver luogo il 22 aprile ma a causa della pandemia era stato rinviato e cosi si è svolto dal 25 giugno al 1 luglio dopo che sono state sospese tutte le restrizioni in atto per la pandemia che fa contare ancora contagi e morti. L’affluenza alle urne è stata del 64% e circa il 78% dei votanti hanno espresso il loro favore alle modifiche costituzionali.
Al voto hanno preso parte anche i residenti/cittadini della Repubblica autonoma di Crimea annessa con il referendum del 2014. In Crimea i risultati sono stati migliori: affluenza all’81% e una percentuale per il “SI” di quasi il 90%. Risultati frutto della macchina organizzatrice del Cremlino che «sembrerebbe essere riuscito nell’intento di mobilizzare la popolazione, complici la dislocazione di seggi elettorali mobili – perfino in spazi pubblici all’aperto – e la campagna informativa, che ha portato le autorità russe a spendere 40 milioni di rubli soltanto nella città di Sebastopoli» [2].
Un discorso che vale anche per il resto della popolazione volendosi assicurare risultati quasi plebiscitari, non scontati visto il calo di popolarità di Putin negli ultimi tempi, di fronte all’opposizione e al resto del mondo. Infatti è stata necessaria «una mobilitazione forzata senza precedenti nei posti di lavoro per far votare, e bene, elettronicamente, l’apertura di seggi per una settimana nei luoghi più impensabili (negli androni dei caseggiati, nei bagagliai di auto private, negli aeroporti), la distribuzione ai votanti di premi e buoni spesa. Il tutto mentre TV e radio martellavano l’opinione pubblica senza concedere neppure un attimo alle ragioni del no. Rispetto alle presidenziali di due anni fa è sparita qualsiasi aura di legittimità al voto, il gioco è apparso truccato in nuce e ha finito per far sentire umiliata persino una parte dell’elettorato favorevole» [3]. Un apparato che ha portato in televisione per settimane «importanti russi che dipendono dallo Stato per le loro posizioni e per il loro reddito – da attori e musicisti, al capo del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e al patriarca della Chiesa ortodossa russa – […] esortando la gente a votare» [4].

Le riforme della Costituzione russa
L’aspetto più importante della riforma è senza dubbio l’azzeramento dei mandati presidenziali espletati permettendo così a Putin di ricandidarsi alla fine di questo mandato per altri due ancora. Da ora in poi nessun presidente si potrà ricandidare per la terza volta.
Putin così potrebbe rimanere in carica fino al 2036, pur non avendo ancora annunciato di volerlo fare. C’è da dire che oltre alla sete di potere c’è anche il fatto che non ha trovato il suo successore e una leadership forte in grado di tenere unito il paese e mantenere il ruolo di potenza mondiale.
Le nuove norme non sembrano dare un quadro organico: con il ruolo del Consiglio di Stato presieduto dal Presidente passare da un organo puramente formale a detentore delle linee guida della politica estera e interna, mentre il Governo diviene espressione della Duma e il Consiglio federale di concerto con il Presidente di può rimuovere dagli incarichi i membri della Corte costituzionale e della Corte suprema.
La nuova Costituzione torna indietro per l’impianto ideologico, anche questo non organico ma funzionale alla compattezza della nazione e forza alla sovranità. Da una parte ci sono i riferimenti agli antenati, alla guerra patriottica, alla fede in Dio del popolo russo, all’unità della famiglia e al matrimonio solo tra uomo e donna, al russo come “lingua del popolo” e dall’altra le limitazioni del diritto internazionale su quello russo così si potranno violare i diritti umani, al divieto di ogni azione che comporti la separazione del territorio nazionale (leggi Crimea). Una triade quella di «“religione, patriottismo e nazionalismo” che, come sottolinea Marlene Laruelle, storica alla George Washington University, se da una parte rafforzano i cosiddetti valori tradizionali, dall’altra in linea con una certa flessibilità ideologica del Cremlino, non costituiscono una vera e proprio dottrina coerente. La loro formulazione, infatti, “rimane evasiva e volutamente ambigua”, come i vari riferimenti ai valori della famiglia, a Dio, al consolidamento dell’educazione patriottica, alla memoria della grande guerra patriottica e della ‘verità storica’ e al russo come “lingua del popolo costitutivo dello stato, parte dell’unione multinazionale di popoli eguali della Federazione Russa”» [5].
Oltre ad accentuare l’identità e a sostenere presunti valori come quello della famiglia e del matrimonio etero, «la religione ortodossa possiede infine una funzione “estera” per Putin, che la utilizza come uno strumento per estendere l’influenza di Mosca al di là dei suoi confini. Secondo una ricerca di Pew, la stragrande maggioranza delle popolazioni dell’Europa centrale e orientale – si va dal 73% della Bielorussia al 78% dell’Ucraina all’89% della Georgia, fino al 92% della Moldavia – si definisce ortodossa» [6].
Altri cambiamenti sono sul fronte socio-economico ma che non avrebbero dovuto esser parte dei dettami costituzionali perché sono quasi degli interventi di un esecutivo. Norme troppo definite, ma altrettanto vaghe per l’indeterminatezza del quadro generale. Si tratta di disposizioni come quella che prevede l’indicizzazione delle pensioni almeno una volta l’anno o di quella che prevede un minimo salariale che garantisca un livello di vita accettabile.

Forse altri specchietti per un popolo che da anni vede le proprie condizioni non migliorare e senza livelli minimi di assistenza nonostante le promesse fatte da Putin all’inizio di questo mandato.
Pasquale Esposito

[1] “Putin potrà rimanere al potere fino al 2036”, https://www.ilpost.it/2020/07/02/putin-vinto-referendum-costituzionale-russia/, 2 luglio 2020
[2] Martina Urbinati, “RUSSIA: Putin trionfa. Anche la Crimea vota sì al referendum costituzionale”, https://www.eastjournal.net/archives/107826, 3 luglio 2020
[3] Yurii Colombo, “Sarà Putin forever ma il referendum non è un plebiscito”, https://ilmanifesto.it/sara-putin-forever-ma-il-referendum-non-e-un-plebiscito/, 3 luglio 2020
[4] Peter Andrew Higgins, “The Theatrical Method in Putin’s Vote Madness”, https://www.nytimes.com/2020/07/01/world/europe/putin-referendum-vote-russia.html, 1 luglio 2020. Sophia Kishkovsky e Oleg Matsnev contribuirono alla ricerca.
[5] Oleksiy Bondarenko, “RUSSIA: In scena il referendum sulla Costituzione di Putin”, https://www.eastjournal.net/archives/107626, 30 giugno 2020
[6] Marco Dell’Aguzzo, “Putin potrà restare al potere fino al 2036”, https://eastwest.eu/it/russia-putin-potra-restare-al-potere-fino-al-2036/, 3 Luglio 2020

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article