Courtney Barnett: Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit.

Courtney Barnett Sometimes I Sit and Think and Sometimes I Just Sit
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Arrangiare un brano sulle ali delle sonorità dei Nirvana e non avere dubbi è un punto fermo. Ma Courtney Barnett, la giovane cantante e chitarrista australiana, è molto altro. Il suo disco d’esordio Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit continua a mietere recensioni tra il positivo e l’entusiastico dentro e fuori il suo paese e con il nostro Beppe Recchia che su BlowUp la definisce un fenomeno. Il brano a cui facevo cenno  prima è Pedestrian at Best.
Dicevamo è molto altro come il lento e ondeggiante blues Smal Poppies che mantiene richiami all’alveo del rock grazie alla chitarra che suona anche nei giri di blues con tonalità altre. Quei sette minuti non perdono smalto con la sua voce che avvolge le note. La voce della Barnett è un altro punto fermo. Non sono pregi particolari che la contraddistinguono ma è quella plasticità a mantenere il gruppo scultoreo.  La finale e lenta ballata acustica Boxing Day Blues è un altro momento in cui la si può apprezzare.

Nasce musicalmente nel 2011 aggregata al gruppo psych-country Immigrant Union da cui proviene il batterista della band; nel 2012, lancia l’etichetta Milk! Records con cui pubblica il suo primo EP, I’ve Got A Friend Called Emily Ferris. Nel 2013 pubblica un altro EP, How To Carve A Carrot Into A Rose in cui il brano Avant Gardener aiuta ad allargare la conoscenza della giovane cantante e chitarrista. Questo secondo EP l’ho ascoltato solo ora per comprendere da dove arriva il disco di questi giorni e tutto sembra naturalmente vero.
Così in Nobody Really Cares If You Go To The Party un’intelligente lavoro sugli arrangiamenti rende le atmosfere dei Sessanta con le chitarre e la batteria che corrono a ritmi più veloci. Andante allegro anche il brano successivo, Bebbie Downer, un esempio di pop-rock con la memoria rivolta al surf californiano sempre di quegli anni.
Una delle migliori canzoni è Illustration of Illness (Sleepless in New York) per quel rock fatto di chitarre elettriche pulite che diventano placidamente distorte in alcuni momenti anticipate da cambi di ritmo. Le battute ad una frequenza inalterate in tutta l’iniziale Elevator Operator e i brevi cambi direzione che ben assecondano il cantato possono accompagnare un breve viaggio tra i primi raggi di sole.

La Barrett prende appunti sul cellulare o su un quaderno per le cose che accadono intorno a lei, spesso comuni a molti, tramutandole in brevi racconti con momenti di ironia come lo stesso titolo dell’album o di tristezza come in Depreston, vediamo la polizia arrestare / un uomo con una borsa in mano  … questo posto sembra deprimente / è un bungalow californiano in un cul de sac.
Trovarsi nel cul de sac della sua musica è invece confortante.
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: rock
Courtney Barnett
Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit
etichetta: Marathon Artists
data di pubblicazione: 23 marzo 2015
brani: 11
durata: 43:31
cd: singolo

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