Covid-19: il futuro tra ricerca e sperimentazioni

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Diciamo subito di avere due gravi problemi da affrontare. Uno immediato, l’emergenza attuale, sulla quale più riflessioni si intrecciano, ma una sola è quella cui dare massima espressione: togliere alimento al virus e quindi blocco totale delle attività in modo da non allargare il contagio. Questo ucciderà il virus che non avrà cellule nelle quali replicarsi e l’umanità avrà vinto.

L’altro problema è posticipato nel tempo ma è non meno importante. La soluzione di questo secondo aspetto è da far risalire alla tuttora incompleta conoscenza del SARS-COV-2, delle sue caratteristiche, dell’immunità che induce, della capacità di infettare nuovamente come pure avviene in alcuni casi.

Meglio precisare subito la terminologia in modo da non indurre confusione: Covid-19 è la sigla che indica la malattia manifestata da questo coronavirus; è stato puntualizzato dall’OMS: CO sta per corona, VI per virus, D per disease (malattia) e 19 per l’anno in cui si è resa manifesta; SARS-COV-2 è invece il nome del virus identificato nel mercato di Wuhan per la prima volta nel dicembre del 2019 che inizialmente era identificato come 2019-nCoV e col nome attuale indica la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2.

Un contributo alla conoscenza epidemiologica giunge dalla pubblicazione di un lavoro [1] del dott. Vittorio Demicheli dirigente ATS Regione Lombardia che ne ha parlato durante una interessantissima trasmissione del 24 Marzo scorso della Rai Radio3 Scienza [2] in cui sono stati precisati i parametri caratteristici del primo focolaio svelato [3] a partire dalla notte del 20 Febbraio con il primo caso di malattia COVID-19 della Regione Lombardia.

Nel lavoro di analisi dei primi 5.830 casi vengono caratterizzati epidemiologicamente i contagi – prima volta in un paese occidentale – senza ricorso a metodi con uso di applicazioni e dispositivi elettronici come in Corea, ma ad uguale impatto.
Sono stati considerati i contatti dei positivi, le insorgenze della sintomatologia, i ricoveri, le analisi eseguite. Se ne deduce un inizio della diffusione del SARS-COV-2 molto prima del 20 Febbraio, una diffusione davvero estesa in zona molto popolata nella maggior parte della bassa Lombardia.

Risulta anche una età media di 69 anni dei colpiti (da un mese a 101 anni) con ricoveri resisi necessari per il 47% dei positivi e il 18% dei quali finiti in terapia intensiva.
Altro dato importante, che sembrerebbe in disaccordo con quanto viene diffuso dai media, è che la carica virale dai tamponi esaminati non è sembrata diversa nei pazienti sintomatici da quelli asintomatici mentre viene confermata l’alta virulenza e la enorme potenziale trasmissione del contagio che avrebbe comunque messo in grave difficoltà la possibilità di assistenza anche per l’elevato numero di criticità dei malati.
Questi dati preziosi al momento dovranno arricchirsi di altri che aiuteranno a comprendere e sconfiggere questa pandemia.

Prima di andare oltre nel nostro excursus scientifico vogliamo solo segnalare l’assurdità della mancanza di dispositivi per la tutela di popolazione e sanitari soprattutto. Stiamo parlando di mascherine, guanti, occhiali e camici non sufficienti o non idonei da destinare alla difesa del primo fronte contro il virus, quello medico ed infermieristico.
Questo è un dato di fatto e in questo momento non ci dilunghiamo nel valzer delle giustificazioni e polemiche e lasciamo al lettore che segue le vicende farsi un’idea della realtà e ad identificare comportamenti poco istituzionali che non aiutano certamente malgrado le sollecitazione emotive possano confondere.

Da un punto di vista scientifico è accaduto che rispetto alle scarne notizie di inizio anno, la primavera accoglie la Covid-19 con connotazioni diverse e comunque parecchie incertezze ancora legate alla sua origine che, se lo spillover resta singolarmente dal pipistrello oppure con salto intermedio nei pangolini, ormai poco importa per l’emergenza.

Per quanto si sta vivendo invece, conta molto di più una veemente corsa a risposte terapeutiche, diagnostiche e immunologiche adeguate. Certo se i ricercatori incontrassero una maggior condivisione sarebbe utilissimo e più veloce per la causa ma, i profitti che si genererebbero sulla individuazione di una sola delle soluzioni, spingono verso il raggiungimento dell’obiettivo singolarmente.

Solo da pochi giorni l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia, ma i contagi già avevano coperto di puntini rossi a dimensioni sempre più larghe le varie cartine geografiche esposte. A questo si è subito accompagnata da parte del presidente dell’organizzazione con sede a Ginevra, la sua grande preoccupazione, e la nostra, nel denunciare il pericolo devastante che si avrà in Africa non appena il contagio raggiungerà in numeri significativi quell’area. Si ha la convinzione che non si stia facendo molto per arginare il pericolo e che comunque i mezzi a disposizione in Africa non sono paragonabili alle necessità. Si profilerebbe un gran disastro duraturo nel tempo e difficilissimo da sconfiggere.

Circa SARS-COV-2, è ormai chiaro che il virus non causi una semplice influenza, ha una virulenza importante, un sistema di contagio efficacissimo conferito dalla facilità del mezzo utilizzato, le goccioline di saliva e probabilmente da una certa persistenza vitale sulle superfici. Questa sequenza genica del Covid, che si è generata al solito casualmente, ma si è adattata darwinianamente in modo efficacissimo alla realtà, sta facendo il suo dovere nella ricerca di replicazione in modo che, per le sue finalità, meglio non potrebbe purtroppo per noi.

Inoltre è chiaro che, a differenza delle iniziali rassicurazioni di alcuni sanitari e politici ( “è una normale influenza”), la tendenza del virus è raggiungere in profondità gli interstizi polmonari dove causa polmoniti che a volte anche con assistenza strumentale possono degenerare verso l’exitus.

Per fortuna si è visto, in una intuizione di una equipe cinese subito riproposta e divulgata dal Pascale di Napoli, che un farmaco di nuova generazione usato con successo contro l’artrite reumatoide, il Tocilizumab messo a disposizione dalla Roche consentirebbe, purtroppo solo su alcuni pazienti, di ridurre la tempesta di citochine che, intasando con i macrofagi e linfociti richiamati nella zona dall’infiammazione, impediscono gli scambi gassosi e quindi la respirazione del soggetto. Per ovviare, i medici, guidati da Paolo Antonio Ascierto e Francesco Perrone dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” su pazienti del Cotugno, hanno iniziato una sperimentazione del Tocilizumab i cui risultati saranno valutati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Nel frattempo le due iniziali risposte positive al trattamento hanno galvanizzato. Quel che bisogna capire è perché, prima di iniziare la cura, occorre valutare se ad una piccola somministrazione il paziente risponda positivamente. Il farmaco potrebbe favorire proprio l’episodio che si vuole evitare cioè l’ingombro dell’area alveolare.

L’Aifa ha inoltre autorizzato la sperimentazione clinica per il Remdevisir della Gilead Science.

È stato anche ripreso l’uso del vecchio antimalarico Clorochina commercializzato da diverse aziende anche come farmaco generico del quale si hanno conoscenze circa la sua caratteristica antivirale. Essa si basa sulla possibilità di impedire l’assemblaggio di alcune proteine virali attraverso il blocco dei legami tra i loro componenti. Questo impedisce la replicazione virale nella cellula. Da Torino e dal San Martino di Genova invece la notizia di guarigione di pazienti grazie all’antivirale sperimentale Remdevisir. L’uso di questa molecola ha goduto di felici precedenti utilizzi nei casi di Mers (altro coronavirus che generò epidemia in medio oriente nel 2012 attraverso spillover dai cammelli all’uomo).

Altro settore messo sotto pressione dalla pandemia è quello legato alle forniture di strumentazione per la ventilazione polmonare necessarie ad attivare nuovi posti in  terapie intensive e sub intensive. La SIARE Engineering, azienda italiana leader nella ventilazione polmonare, si avvarrà dell’aiuto di Ferrari FCA per la produzione di una componentistica necessaria ad assemblare i ventilatori per velocizzarne la produzione in questo momento critico.

Sul fronte vaccini vi è un attivismo internazionale eccezionale. Immaginiamo una serie di numerosi laboratori dalle soffuse luci azzurrognole e dalle fluorescenze attive in studi ai quali contribuiscono, con progetti separati, le ditte Italiane Takis e REI Thera, con sede a Castel Romano.

I tempi per queste aziende prevedono la possibilità di avere una sperimentazione preclinica in Aprile, mentre dopo l’estate le prove sugli umani, se tutto procederà secondo le agende prefissate. Chiaramente analoghe notizie molto ambiziose arrivano da oltre oceano dal National Institute of Allergy (NIAID), che è parte del National Institute of Health degli Stati Uniti d’America che ha annunciato in poche settimane  il primo paziente ricevente il nuovo vaccino anti Covid-19. È chiaro che tale possibilità conta di ottenere dalla Food and Drug Administration (FDA) un’autorizzazione all’uso in emergenza.
Sempre oltreoceano la Novavax, azienda specializzata in produzione di vaccini, ha annunciato che sono in corsa per ottenere un vaccino che si rende attivo sugli spikes della parete virale in modo che, attraverso il loro blocco, si riesca ad impedire l’entrata nella cellula in cui replicarsi. Verrebbe impedito proprio l’attacco tra virus e parete cellulare. I tempi prevedono la sperimentazione sui primati in questi giorni e sugli umani entro l’estate. Questa azienda conta anch’essa su autorizzazioni all’utilizzo in tempi ristretti, magari facendo ricorso all’uso compassionevole o in subordine in un uso velocizzato nel caso si concretizzasse un’epidemia di ritorno. Altri centri di ricerca, soprattutto in Olanda, sono allo studio di sistemi che rivolgono attenzione sempre agli spikes di cui è dotata la parete virale; non è escluso che le riviste specializzate ne pubblichino presto i lavori.
Nel mondo sicuramente tante altre attività analoghe a quelle menzionate per la ricerca di una o più soluzioni. La corsa è nutrita e lanciata e si spera di attraversare il traguardo prima che i guasti procurati dalla pandemia siano troppo significativi.

Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.scienzainrete.it/articolo/vittorio-demicheli-lombardia-siamo-prima-linea-ma-ce-faremo/luca-carra/2020-03-17
[2] https://web.archive.org/web/20200812072334/https://www.raiplayradio.it/audio/2020/03/RADIO3-SCIENZA–Fronte-lombardo-b540003f-c50f-4605-8335-1df5e2222e7a.html
[3] https://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/2003/2003.09320.pdf

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