Covid-19. Studi su mutazioni, varianti e approvazioni di vaccini

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La risposta della Scienza alla pandemia non è solo stato dare un vaccino efficiente in meno di un anno. Se è vero che vi è stato un enorme afflusso di fondi, è altrettanto vero che i tempi contenuti nella produzione dei vaccini sono frutto di un’enorme scambio di conoscenze, sull’agente eziologico scatenante la pandemia, messe in atto dagli scienziati stessi. Ovviamente il ruolo delle attuali comunicazioni, che godono di scambi praticamente in tempo reale in tutto il mondo, come pure l’uso di strumentazione in grado di sequenziare velocemente il genoma virale, hanno favorito scambio ed ottenimento dei risultati.
È quanto accade nel valutare, ad esempio, cosa abbia permesso alla variante Delta di essere più contagiosa delle altre che l’hanno preceduta. Una trattazione con aggiornamento dello stato dell’arte è stato divulgato da Nature con un articolo di Ewen Callaway pubblicato il 20 Agosto scorso.
Oltre le ovvie considerazioni sulle diversità che le piccole variazioni di un semplice aminoacido, ipotizzate nella sequenza virale della proteina spike, possono garantire in maggior contagiosità, emerge chiaramente, ancora una volta, che le conoscenze hanno viaggiato velocemente. Sulla variazione aminoacidica, definita con sigla P681R, che identifica la trasformazione di prolina in arginina, si è studiato e lavorato nei laboratori americani, britannici e giapponesi e ugandesi [1]
Si deve ad alcuni ricercatori ugandesi l’identificazione del cambiamento di P681R in una variante che si è diffusa ampiamente nel loro paese all’inizio del 2021 ma che non si è mai espressa nell’alta contagiosità della Delta pur avendone proprietà analoghe.

Ovviamente per la Scienza, conoscere le basi biologiche della condizione che ha reso, attraverso il cambiamento aminoacidico della proteina spike, il virus più contagioso del 40% costituisce una base di conoscenza utile a dover affrontare problemi futuri. Si è visto che la variazione P681R cada all’interno di una sequenza della proteina spike intensamente studiata nota per essere il sito di scissione della furina, una idrolasi che è un enzima che contribuisce al rilascio di proteine a partire dai loro precursori (l’albumina, il complemento 3 -C3- ed il fattore di Won Willebrand ne sono degli esempi).
Sul perché la variazione P681R conferisca maggior contagiosità, i ricercatori ipotizzano un meccanismo facilitato dal fatto che la presenza del sito di scissione della furina consentirebbe di infettare le cellule con maggior efficienza dovuta alla necessità di un solo taglio invece che i due necessari ad esempio nel Sars CoV-1. Ipotizzano quindi che le nuove particelle virali appena formate riescano ad infettare più velocemente.
La contagiosità della Delta comunque viene anche valutata come complesso di condizioni; gli scienziati tendenzialmente pensano che non sia solo la modifica della P681R la responsabile della contagiosità, si ipotizzano anche cause concomitanti di tipo epidemiologico e genetico sulle quali si concentrano le loro riflessioni, come pure altre mutazioni che potrebbero con la loro presenza favorire il contagio [2].

Oltre agli studi sulla Delta e la sua iper-infettività, nuove valutazioni raccolgono interessi sulla variante Colombiana [3] – avente sigla B.1.621- che si è manifestata in Belgio dove è stata individuata quale responsabile del decesso di 7 anziani in una casa di cura, e concomitante presenza nell’alta Francia. Dopo il 21 giugno erano stati 45 casi quelli rilevati a Fruges come riportato dalla stampa francese. Le notizie diffuse parlano di cluster sotto controllo delle autorità sanitarie. Un’altra quarantina di casi sono stati individuati nel Regno Unito.

Sul fronte vaccinale, lo scorso 23 Agosto, è arrivata la notizia dai regolatori americani che hanno definitivamente approvato il vaccino Pfitzer- BioNTech. L’uso finora autorizzato da parte della Food and Drug Administration (FDA) – era relativo all’emergenza (EUA)- prevedeva il doppio inoculo che resta prescritto anche nella forma definitiva. Con questo provvedimento il vaccino resta EUA per uso negli adolescenti tra 12 e 15 anni mentre è definitivamente utilizzabile tra gli individui dai 16 anni compresi in su in doppia dose, la seconda dopo 3 settimane [4].
Si è trattato comunque di un percorso regolatorio veloce: Pfitzer-BioNTech ha presentato domanda alla FDA il 7 Maggio ed è arrivata concessione il 23 Agosto, mentre Moderna ha presentato domanda l’1 giugno e Johnson&Johnson prevede di farlo entro fine anno. La velocizzazione delle fasi autorizzanti è stata possibile grazie alle attuali disponibilità di mezzi e fondi compreso uno spiegamento di risorse umane sia in termini di scienziati che di personale addetto alla comunicazione ed alla regolarizzazione della documentazione.

Il superlavoro FDA adesso dovrà considerare anche altri analoghi esami delle documentazioni di altri produttori; su alcuni nuovi produttori sono anche attese determinazioni che ormai escludono l’utilizzo emergenziale. Si tratta dei vaccini a proteine che pure dovrebbero garantire un uso molto facilitato in termini di efficacia ed esente da effetti collaterali importanti. Su questi ultimi si stanno scontando ritardi probabilmente causati dalle difficoltà produttive. Infatti per ottenere l’autorizzazione al commercio l’FDA pretende un rigoroso rispetto degli standard qualitativi nel processo di produzione per le quantità necessarie, e, l’enorme richiesta di materie prime in un mercato diventato frenetico per le necessità globali, possono aver impedito alle aziende piccole e strutturate per necessità minori, di poter rispondere in modo efficace. È questa la ragione, secondo alcuni, che porterà Novavax ad ottenere autorizzazione del proprio vaccino NVX-CoV2373 all’uso prima dagli enti regolatori di Filippine, Australia, Giappone, Corea, India piuttosto che dalla FDA. Al momento però non è stata presentata negli Stati Uniti alcuna domanda; è previsto ad inizio quarto trimestre mentre procedono anche altri studi sull’uso combinato con Nanoflù, il nuovo vaccino influenzale, che procedono velocemente. Per questi ultimi sarà ovviamente necessario un parallelo percorso normativo.

L’autorizzazione concessa a Pfitzer-BioNTech lascia in sospeso anche cosa fare per uso così detto off-label, cioè l’utilizzo dei farmaci in pratiche cliniche non previste dalle raccomandazioni autorizzate. Si pone quindi il problema, ad esempio, per i medici che dovranno rispondere alle esigenze di coloro che chiedono un ulteriore inoculo per rispondere a condizioni di immunità bassa, per situazioni di immunocompromissione, oppure alle necessità per una immunità personale che suggerisce un richiamo ulteriore.

Quel che si attende, anche per la definitiva rassicurazione sugli standard di sicurezza, è un’impennata di nuove protezioni vaccinali anche in coloro che dovranno regolarizzare dal punto di vista sanitario l’accesso al lavoro. Categorie interessate ad esempio: insegnanti, operatori sanitari e coloro che hanno ruoli a contatto con il pubblico. Molti datori di lavoro sono orientati in questa direzione.
La volontarietà alla quale hanno fatto ricorso in milioni a causa dell’emergenza, adesso dovrà essere sostituita dalle norme sanitarie sulle quali si fondano le regole del lavoro e del buon vivere civile. Iniziando dal mondo del lavoro privato USA, come alla Walt Disney ad esempio, i dipendenti hanno 60 giorni di tempo per provvedere alla loro vaccinazione [5]. Stessa cosa si prevede per i militari e per l’amministrazione pubblica.
Emidio Maria Di Loreto

[1] I laboratori di ricerca e gli scienziati che hanno collaborato sull’argomento: Pei-Yong Shi, virologo presso l’Università del Texas Medical Branch a Galveston, Gary Whittaker, virologo alla Cornell University di Ithaca, New York e con ulteriori risultati del maggio precedente della virologa Wendy Barclay dell’Imperial College di Londra. Hanno inoltre contribuito con le loro argomentazioni Kei Sato, un virologo dell’Università di Tokyo,e Teresa Aydillo-Gomez, virologa presso la Icahn School of Medicine del Mount Sinai di New York City, ed anche Bing Chen presso la Harvard Medical School di Boston, nel Massachusetts, cfr https://www.nature.com/articles/d41586-021-02275-2
[2] https://www.nature.com/articles/d41586-021-02275-2
[3] https://www.ilgiorno.it/cronaca/variante-colombiana-1.6696605
[4] https://www.washingtonpost.com/health/2021/08/23/pfizer-vaccine-full-approval/
[5] https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/31/walt-disney-vaccinazione-anti-covid-obbligatoria-per-tutti-i-dipendenti-in-usa-concessi-60-giorni-di-tempo/6279559/

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