Covid-19: profitti privati, investimenti pubblici e vaccini a basso costo

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Nel mentre si è ancora alla ricerca di definizioni sulla pandemia e sugli sviluppi connessi, sono diventati chiari i livelli di profitto che le vendite dei vaccini hanno generato per le multinazionali produttrici mentre la mancata liberalizzazione dei brevetti non ne ha permesso la diffusione nei paesi poveri nel tentativo di opporsi alla pandemia come avremmo dovuto.

Per quanto riguarda i conti economici nel 2021, Daniela Minerva scrive, riferendosi alle aziende che hanno venduto i vaccini anti-Covid più diffusi e costosi, Pfizer-Biontech e Moderna, di un incasso di 90 miliardi, “con profitti che si aggirano sui 41”[1] .
Giulia Alfieri, riferendosi ai dati prodotti dalla ONG che nel mondo cura la equa distribuzione dei vaccini, People’s Vaccine Alliance (PVA)  scrive che

ha stimato che Pfizer-BioNTech e Moderna stanno incassando 65 mila dollari al minuto, ovvero più di 1.000 dollari al secondo, per un totale di circa 93,5 milioni al giorno. AstraZeneca e Johnson & Johnson, invece, vendono i loro vaccini a prezzo di costo, ma questo non le rende comunque molto più generose”[2].

Va anche detto che i paesi ricchi hanno acquistato più dosi di vaccino di quante ne potranno mai utilizzare, mentre il resto del mondo ha disponibilità molto limitate di dosi vaccinali. Non abbiamo nemmeno imparato da quanto accadde per l’AIDS; la disponibilità di farmaci a basso costo significò salvare vite umane.

Nelle considerazioni sui livelli così scandalosamente elevati dei profitti si deve aggiungere un fattore aggravante, se mai ce ne fosse bisogno: l’investimento pubblico ha riguardato miliardi di dollari. Il professor Massimo Florio, ordinario di Scienza delle Finanze alla Statale di Milano in un’intervista di Eugenio Occorsio, alla domanda se siamo di fronte ad una “appropriazione indebita” e “pubblicizzazione dei rischi e privatizzazione degli utili” ha risposto affermativamente spiegando come

I due principali, Pfizer e Moderna, si basino su ricerche concepite e sviluppate in laboratori come il National Institutes of Health del governo Usa. Hanno avuto disponibilità di fondi ingenti, se pensiamo che Trump finanziò la ricerca sul vaccino con 18 miliardi già nell’aprile 2020. Queste iniziative nell’emergenza ottennero efficacia vaccinale ma che consentì alle aziende di appropriarsi dei risultati impedendo anche che, brevettando i prodotti, altri ne ottenessero ulteriori sviluppi“[3].

Sulla necessità della vaccinazione diffusa sul pianeta torna ancora People’s Vaccine Alliance con la richiesta di “aumentare l’ambizione di vaccinare al 60% del pianeta. Non porremo fine a questa pandemia vaccinando meno del 30% della popolazione mondiale nei prossimi sei mesi.” Questo Obiettivo si raggiunge solo attraverso una chiara tabella di marcia ed un solido piano produttivo e distributivo di prodotti e tecnologie COVID-19.

C’è un’altra considerazione da fare a proposito di una più facile e immediata diffusione dei vaccini a livello planetario. La ricerca ha messo a disposizione altri vaccini di efficacia paragonabile a quelli attualmente in uso. A questa situazione, non si aggiungono decisioni illuminanti delle agenzie regolatorie ognuna delle quali si comporta autonomamente al cospetto di un problema che è e resta invece comune: la lotta alla pandemia. Anche da un’analisi, seppur sommaria, sulla produzione vaccinale mondiale maturano alcune riflessioni che meriterebbero risposte trasparenti, soprattutto sulle modalità autorizzative delle varie agenzie regolatorie.
I vaccini più utilizzati prodotti dalle aziende menzionate poco prima, non sono gli unici disponibili. Altri sono arrivati sul mercato, anche realizzati secondo schemi scientifici diversi che possono contare su esperienze precedenti di successo ma con diffusioni molto differenziate a seconda dell’area geografica e dalle agenzie regolatorie che ne hanno dovuto definire l’utilizzo.
Ad esempio era noto negli ambienti che le maglie della Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia regolatoria statunitense, fossero considerate molto più strette rispetto ad altre. Secondo altre visioni erano le maglie della European Medicine Agency (EMA), l’agenzia europea, quelle più rigorose. Certo è che comunque una variabilità comportamentale come quella che si vive in regime pandemico non aiuta alla comprensione.
Uno degli esempi più eclatanti è relativo al vaccino Novavax, generato a Gaithersburg negli USA il cui utilizzo è stato autorizzato dall’EMA, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e dalle agenzie regolatorie di India, Australia, Corea, Nuova Zelanda, Filippine e Irlanda, ma non dalla FDA che ne ha seguito gli sviluppi attraverso una revisione continua ed accelerata della documentazione avendo concesso a questo progetto la cosiddetta Fast Track. All’elenco delle nazioni che ne hanno scelto l’uso si aggiunge la prenotazione per 10 milioni di dosi appena effettuata da Israele, che sono poca cosa in rapporto agli oltre due miliardi prenotati nel mondo ma che pure arrivano da uno Stato che gode di una certa attenzione in sanità ed in innovazione. C’è da dire anche che questo vaccino NVX-NCoV2373, commercializzato come Nuvaxovid e Covovax (in India), ha ottenuto attraverso alcuni importanti lavori scientifici dimostrazioni di efficacia notevoli, tra le più performanti ed anche un riconoscimento di esposizione a bassissimi effetti collaterali. Si tratta di un prodotto che utilizza proteine ricombinanti che, si è raccontato spesso, abbia incontrato problemi di produzione con ritardi probabilmente anche derivanti dagli approvvigionamenti delle materie. Ma anche su questo si è trattato di blande ammissioni senza mai che si facesse sufficientemente chiarezza. Intanto adesso, all’uso iniziato pare, nell’altra parte dell’emisfero australe, si accompagnerà anche quello Europeo nella prima decade del Febbraio prossimo mentre da FDA ancora nessuna notizia.
Altro vaccino che in USA attende risposte per le autorizzazioni alla commercializzazione richieste da tempo è Ocugen con il suo Covaxin, avente sigla BBV152 ottenuto attraverso l’utilizzo di virus morti dalla Bharat Biotech in collaborazione con l’Indian Council of Medical Research (ICMR), National Institute of Virology (NIV). Anche su questo come per il precedente vaccino, i lavori pubblicati indicano garanzie sull’utilizzo che sono state raccolte dal WHO che ne ha raccomandato l’utilizzo provvisorio dallo scorso novembre 2021. Presto saranno anche disponibili lavori per valutarne la sua efficacia vs Omicron di cui è stato annunciato attraverso un pre-print [4].

Non sono solo gli aspetti regolatori ad animare le riflessioni sugli utilizzi vaccinali dei quali si ha ancora un enorme bisogno, vi è anche una componente etica e sociale importante che viene sottolineata dagli esempi seguenti. Una prima riflessione ci è indotta dalla Cuba sotto embargo dove si ha il 95% della popolazione vaccinata con terza dose, bimbi compresi, dai due anni in su. Il loro vaccino, Soberana 02 (sigla Finlay-FR-2) è a matrice proteica, non genetica, già ampiamente sperimentata anche in settori pediatrici ed è un vaccino libero a brevetto pubblico ed a costi bassi. Anche da noi questa realtà è stata studiata ed è in osservazione dall’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino grazie al ruolo promotore dell’Agenzia per l’interscambio economico e culturale con Cuba ( AICEC). Sicuramente si tratta di esempio meritevole di ogni studio ed attenzione in un’isola che nella scorsa estate era alle prese con effetti enormi della pandemia, migliaia i contagi giornalieri, e che adesso si trova con decessi praticamente azzerati e contagi solo per alcune decine. [5]
L’altro esempio arriva da Corbevax [6], un vaccino che arriva dal Texas ma che ha una scienziata di origini italo-honduregne tra i protagonisti: Maria Elena Bottazzi. La scienziata è partita da Genova ed adesso docente al Baylor College of Medicine di Houston, dopo studi in Honduras;  ha sviluppato il vaccino che dichiaratamente ha “un costo di produzione basso per permettere a tutti di immunizzarsi”. Corbevax, già autorizzato in India, nasce da studi precedenti su Mers e Sars, utilizza una piccola porzione della sequenza genica della spike destinata ad attaccarsi alla cellula da infettare. Questa sequenza è stata inserita in un lievito dal quale sono prodotte le proteine utili a conferire l’immunità desiderata.

Si spera tanto che presto le dichiarazioni che vogliono portare ad un vaccino universale che abbia una multi valenza si concretizzino anche se dovesse arrivare da una sequenza antigenica artificiale che copra tutte le manifestazioni del virus ed in grado di indurre produzione di anticorpi adeguati.
Pasquale Esposito

[1] Pfizer, BioNTech e Fosun Pharma, sono i produttori e sviluppatori del vaccino avente sigla BNT162b2 e denominato Comirnaty. Un vaccino per la protezione dal COVID-19 appartenente a quella classe di vaccini detti ad RNA messaggero (mRNA) o genetici.
– Moderna ed il National Institute of Allergy and Infection Diseas (NIAID) del Maryland sono sviluppatori e produttori del vaccino Spikevax avente sigla mRNA-1273 ed appartenente alla classe di vaccini detti ad RNA messaggero (mRNA) o genetici.
https://www.repubblica.it/salute/2021/12/31/news/vaccini_big_pharma_ha_gia_incassato_90_miliardi-330919568/
[2] https://www.startmag.it/economia/quanto-guadagnano-le-big-pharma-con-i-vaccini-report/
[3] https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2021/11/01/news/vaccini_internet_e_lotta_alla_co2_investimenti_pubblici_profitti_privati_-323978973/
[4] https://doi.org/10.1101/2022.01.24.22269189
[5]
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/10/vaccini-cuba-sotto-embargo-produce-quelli-proteici-e-ha-quasi-azzerato-i-morti-in-due-mesi-volontari-italiani-a-lavana-per-farli-studiare/6417886/
[6] https://www.lescienze.it/news/2022/01/04/news/vaccino_covid_ricombinante_corbevax_immunizzare_mondo_produzione_paesi_poveri-7392183/

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