Covid-19: riflessioni tra numeri, Scienza e notizie

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La realtà non può essere ignorata, per affrontarla ed avere possibilità di vittoria devi conoscerla. È quanto fa la Scienza, come probabilmente mai si era visto, nella consapevolezza che da questo arriverà la soluzione alla Covid-19.

Le riflessioni su come si era qualche settimana addietro, e su come è adesso, mai avrebbero svelato che un popolo latino come il nostro con tutti i suoi pregi e difetti, avrebbe reagito con rigore, non la si prenda come offesa viste le ultime in cronaca economica, alle norme da adottare. Forse non è un caso che la gradualità del rispettare lo stare a casa è aumentata quando dal lodigiano, dalla bergamasca, e dal bresciano sono giunte tangibili le prime testimonianze del disastro. È per questo che, divulgare notizie sulle certezze di quanto accade, può dare aiuto alla riflessione di tutti, in modo tale che ognuno possa essere la guida di se stesso sul da farsi anche perché, sempre per la smania di apparire, ogni tanto qualcuno sbraita soluzioni che la Scienza non suggerisce, almeno non ancora e con ancora troppi morti ai quali non è ancora possibile dare oltreché sepoltura anche risposte sulle cause.

La ricerca delle condizioni che ci avvicinino alla fine della pandemia, dovranno essere ben calibrate per non vanificare i sacrifici già compiuti, si deve anche valutare la possibilità che accada una epidemia di ritorno [1] quando le misure di distanziamento tra persone cadranno come le altre misure restrittive, oppure semplicemente per il riattivarsi di focolai sconosciuti. Anche a questo dovremo essere pronti ed è bene pensarci adesso.

Che l’importanza dell’accaduto abbia numeri incredibili lo appuriamo ogni pomeriggio alle 18 con la drammatica conferenza stampa della Protezione civile. Ad ogni evento, le dimensioni, rispetto alla sera precedente, ci hanno indotto ad immaginare l’allontanamento della data del termine del contagio. È vero che sembra raggiunto il plateau delle curva, ma è anche vero che l’indice di contagio (R), cioè il rapporto tra i nuovi contagiati di un giorno rapportato al successivo, è pari ad 1. Cioè un contagiato ne contagia un altro mentre ad inizio eravamo quasi vicino a 3 mediamente. Bisogna dire che però dovremo raggiungere un indice uguale a zero, quando cioè non ci saranno più contagiati che probabilmente raggiungeremo solo dopo tantissimo tempo.
Questo obiettivo di R=0 è comunque un esercizio che, con lo stare in casa, ha diversi gradi di sacrificio, proprio per lo stesso motivo che differenzia le capacità di resistenza alla mancanza di lavoro di una comunità che è variegata, ed è colpita già duramente da una crisi che a volte ci appare come un male che gode nell’infierire. Si pensi a chi ha in casa spazi e tecnologie per interagire con il mondo e chi invece non può permettersele, oppure chi ha risorse economiche per continuare la difesa dell’isolamento e chi invece ha già iniziato a fare i conti con le risorse alimentari che iniziano a scarseggiare o sono terminate.

È ovvio quindi pensare che al disagio dell’isolamento si contrappone anche la considerazione che non potrà essere sostenuto per sempre e che lo si dovrà interrompere gradatamente quando i dispositivi di sicurezza saranno a disposizione di tutti e si possa valutare, con certezza diagnostica dimostrata da una idonea situazione anticorpale che, chi rientra al lavoro e ad una vita di società indirizzata alla normalità, lo faccia in sicurezza e sia sicuramente pulito da Sars-Cov-2.

Ecco questo gap di tempo dovrà essere congruo per mantenere l’equilibrio tra necessità scientifica e sostenibilità della stessa con le risorse disponibili ad ognuno.

Sui numeri inoltre bisognerà avere la convinzione che aiuteranno la Scienza nella sconfitta del coronavirus di oggi, e sarà così. Sarà anche che i numeri e la loro valutazione corretta potrà comunque aiutare ad indicare ad ognuno la strada da percorrere.

In Italia, a fine Marzo, sono 105.000 circa i casi totali di positività dall’inizio della epidemia in Italia. Sono stati anche eseguiti con un metodo molecolare circa 500.000 esami e da questo si deduce che i 105 mila positivi accertati sono all’incirca il 20% degli esaminati. A questi dati si aggiunge la danza incomprensibile dei numeri sui decessi che secondo alcuni sindaci risultano essere troppo poco più alti dei numeri degli anni precedenti (dall’anagrafe comunale), a fronte dell’ecatombe di decessi che ha perseguitato la loro comunità.

Sui dati da tenere a mente giunge in soccorso uno degli istituti più titolati in tema di epidemiologia del mondo: l’Istituto dell’Imperial College di Londra [2]. I ricercatori londinesi sostengono che sono stati evitati 120.000 decessi in Europa grazie alle misure draconiane adottate e che, comunque, il numero di persone infette in 11 Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito) varia da 7 a 43 milioni. I numeri pubblicati hanno subito generato discussioni ma anche preoccupazioni per gli sviluppi della pandemia che tali numeri possono giustificare: è indubbio che, se il dato fosse reale, i circa 5,9 milioni di Italiani indicati dall’Istituto che avrebbero già il Sars Cov-2, qualche preoccupazione al SSN così duramente sollecitato, dovrebbero pur dare. Circa la loro attendibilità però incassano la bocciatura dell’ISS che non li reputa pertinenti alla realtà adducendo motivazioni diverse che riguardano la diversa condizione del contagio sulle diverse aree geografiche della penisola.

Sul fronte delle cure, dopo un inizio che ha stremato sanitari che hanno retto un impatto lavorativo oltre il limite del consentito si è riusciti per fortuna a mettere tra il morbo e l’organizzazione di una sanità migliore qualche giorno di tempo che ha permesso di recuperare e tappare qualche falla. Consegne di ventilatori e di dispositivi per le protezioni individuali sono state attivate in numeri rilevanti ma che non completano le necessità. Interventi che hanno permesso di contare su un maggior numero di posti in terapie intensive e sub intensive con personale che può assisterli in modo protetto. Purtroppo ciò è avvenuto dopo che si è lasciato che si consumasse un sacrificio di pazienti, ed anche sanitari giunti in loro soccorso, dai numeri non più trattabili dagli impianti di cremazione tanto che si è dovuto far ricorso agli impianti dell’esercito per la conservazione delle salme a temperatura refrigerata in attesa di trattamenti sempre più lunghi nel tempo.

Anche sul fronte terapeutico le cose migliorano con l’uso dei farmaci in sperimentazione, una iniziativa che è meritevole di considerazione viene da alcuni infettivologi che raggiungono i malati in casa per sottoporli fin dall’insorgenza della malattia all’uso del vecchio farmaco antimalarico Paquenil (idrossiclorina). Giungono notizie di favorevoli progressi se usato precocemente, mentre qualcuno sta studiando anche un altro sintomo che chiarirebbe l’insorgenza della polmonite e svelerebbe il contagio: una sintomatologia che prevede una perdita di sensibilità di gusto ed olfatto [3], come una spia che informa ad inizio della manifestazione influenzale.

Sul fronte della diagnostica anticorpale, quella che sarà utilissima quando bisognerà decidere se riprendere le normali attività, quando cioè saremo aiutati nel capire se saremo immuni, all’OMS sono pervenute richieste di autorizzazione alla commercializzazione per circa 270 kit diagnostici diversi. Sul fronte vaccini [4] iniziano le valutazioni pre-cliniche come dichiarato all’Ansa da Luigi Aurisicchio, amministratore delegato della Takis biotech. Si pensa all’autunno per la sperimentazione sull’uomo. Che invece la strada per inquadrare le conoscenze sul Sars Cov 2 è ancora lunga lo si deduce dalla pubblicazione di ANSA Scienza [5], dove si riferisce di due lavori pubblicati su Arxiv dall’Istituto Italiano di tecnologia. Si prospettano nuove possibilità di ingresso del virus più studiato al momento nella cellula dell’uomo. In sostanza sembrerebbe che oltre che utilizzare il recettore Angiotensina 2 (ACE angiotensing converting enzyme), quello usato anche dai farmaci ipertensivi, i sartanici, il virus si serve del recettore dell’ac. sialico ( come per MERS) che interagisce con una sua Spike virale molto mutevole. Si ipotizza che questo rappresenti una differenza di contagiosità e mortalità nei pazienti. Inoltre, una volta nella cellula, Sars cov 2 ha bisogno di alcune proteine che già sapevamo servissero al virus HIV. Questo sembrerebbe che, oltre che su valutazioni relative alla contagiosità del Sars Cov 2, potrebbero aprire la strada a farmaci già in uso con favore nelle terapie anti HIV. Bisogna dire che questi studi sono al vaglio ed al completamento della comunità scientifica come pure della collaborazione dell’Università Sapienza di Roma.

Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.nature.com/articles/d41586-020-00938-0
[2] https://www.imperial.ac.uk/news/196556/coronavirus-measures-have-already-averted-120000/
[3] https://www.adnkronos.com/salute/sanita/2020/03/30/coronavirus-disturbi-gusto-olfatto-paziente_boOfwqNLcpbdWzpJM7AqSL.html
[4] https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2020/03/30/coronavirus-partiti-test-su-5-vaccini-italiani-_3a2da021-2f78-4284-bb5b-fa92359af618.html
[5] https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2020/03/31/coronavirus-scoperta-una-nuova-via-con-cui-invade-le-cellule-_1dcd18c9-1dfb-4d43-a1fb-49b892822723.html

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