Covid-19: variante Delta Plus, contagi e vaccini

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Al momento in Italia possiamo limitarci a dover osservare un aumento di casi ma in prospettiva rischiamo di doverci preoccupare di altro. Gli esempi che arrivano dall’Europa, dove sono state sbagliate disposizioni antipandemiche perché affrettate, oppure dove è significativa la mancanza di vaccinazioni con percentuali dell’ordine del 30-40% che aiutano solo chi vi si è sottoposto ma non la collettività, influenzano in modo più significativo la pandemia. È allora normale attendersi l’incalzare del contagio e la comparsa di una nuova variante che va tenuta sotto stretta osservazione.

È stata denominata AY.4.2, per comodità anche Delta Plus, che si teme possa avere contagiosità ancora maggiore della Delta originaria: un aumento indicato in circa il 10%. La preoccupazione è perché le varianti della serie AY.4 sono considerabili quelle a più rapida crescita e pure in grado di ottenere una più facile inclusione nelle cellule umane.
Le ipotesi su un possibile aumento della contagiosità, che però non significano automaticamente un aumento preoccupante della virulenza, dovranno meglio essere esplorate in modo da valutarne anche la pericolosità. Sembra comunque chiara un’ipotesi di maggiore diffusione causata da un periodo di incubazione più breve della variante Delta Plus rispetto al virus dal quale si origina [1].

La sigla della nuova variante riportata completamente è: B.1.617.2.4.2 ed è stata rilevata in pochi casi a cavallo dello scorso ottobre anche in Italia grazie alle prove effettuate presso il Ceinge-Biotecnologie di Napoli. Il coordinatore del gruppo Covid-19 di questo centro, il genetista Massimo Zollo dell’Università Federico II, ha affermato che se le ipotesi di maggior contagiosità dovessero essere confermate, epidemiologicamente, a causa dei non vaccinati e delle persone con scarso supporto anticorpale, potremmo osservare un peggioramento della situazione [2].
L’origine delle preoccupazioni manifestate dai genetisti è che nella nuova variante Delta Plus si sono generate, sempre sulla spike del Sars CoV-2, due mutazioni: la prima già osservata sulla delta A222V, l’altra ha invece sigla Y145H. Quanto possano preoccupare sarà oggetto di  definizione e verifica. Si osserverà anche se, oltre all’azione vaccinale, si riuscirà, con terapie a base di farmaci antivirali, ad ottenere il mancato ingresso del virus con la doppia variante nelle cellule, oppure bisognerà intervenire con altri farmaci che inducano la non riuscita replicazione virale nelle cellule attraverso procurati errori nella replicazione.

Il contagio in genere va verificato con un uso diffuso del sequenziamento. Attualmente si presume che la presenza della Delta Plus nel Regno Unito sia ipotizzabile in circa il 6% dei casi riscontrati, mentre è anche in corso la diffusione negli Stati Uniti ed in altri paesi come l’Austria che prende in considerazione, nel tentativo di contrastarlo, anche un lockdown per non vaccinati.
È indubbio che l’apertura a Maggio verso il cadere delle restrizioni avuta nel Regno Unito è l’origine dell’attuale peggioramento della situazione. Ancora conferme preoccupanti su una difficile gestione pandemica con cui da sempre si confronta il Regno Unito e che comportano le dimissioni dall’organo consultivo del governo inglese di Sir Jeremy Farrar. Il direttore del Wellcome Trust, ha lasciato lo Scientific Advisory Group for Emergencies a fine ottobre in evidente disaccordo sulle misure da adottare in un momento difficile della pandemia che prelude ad un ancora  più difficile inverno. Secondo lo scienziato, dal governo non sarebbero state adottate misure più severe per frenare la pandemia.

In altre nazioni è la vaccinazione poco diffusa a rendere grave la situazione. Balzano agli occhi, ad esempio, le impennate sulle curve dei contagi osservabili in Romania che ha una popolazione vaccinata per il 30%. Per avere idea più calzante e presente per le dimensioni dell’accaduto, la Romania ha 18.600.000 abitanti circa, con 523 decessi e 16.765 nuovi contagi nelle 24 ore. Come se in Italia vi fossero 1.500 morti al giorno.
Anche in Albania si osservano crescite di 650 casi al giorno su una popolazione di poco meno di 3 milioni.
Nel nostro paese iniziano a classificarsi i primi casi di variante Delta per fortuna in una popolazione che si è vaccinata in una percentuale tra le più alte tra i paesi popolosi. A ieri infatti si registravano con almeno una dose l’86,38 % della popolazione con più di 12 anni e l’ 83,07 % con il ciclo vaccinale completo (fonte governo.it).

Per ora non sappiamo se i vaccini di cui si dispone confermino l’efficacia sulla Delta Plus. L’ipotesi è che gli anticorpi di cui siamo dotati aggrediscano la variante AY4.2 in modo meno efficace cosa che automaticamente espone ad una gestione più impegnativa del contagio per un probabile maggiore interessamento ospedaliero. Altro dato che aiuta comprendere e a monitorare la pandemia da noi è l’uso dei tamponi molecolari al cui test devono sottoporsi periodicamente tutti coloro che non posseggono un Green Pass come conferma il prof. Roberto Battiston [3]. Sarà possibile tenere ben monitorato come la diffusione del contagio evolverà in questo modo, intercettando quei casi sommersi che altrimenti, senza imposizione di tamponi, sarebbero sfuggiti. Sui positivi che dovessero essere intercettati occorrerà vigilare in modo più efficace anche sulla veridicità e correttezza delle informazioni acquisite da loro perché una dichiarazione mendace di un positivo che fosse incappato in quei controlli renderebbe l’effetto pandemico ancora più grave. Sfuggirebbero cioè tutti i positivi entrati in contatto ma non tenuti sotto controllo per non essere stati denunciati come partecipanti all’evento contagioso. E’ la classica situazione che il virus cerca per non veder interrotta la propria azione.

Non è escluso, inoltre,  che nel futuro bisognerà aggiornare i vaccini per le varianti che si sono diffuse o si diffonderanno come aveva detto, non sappiamo quanto interessato, nel Giugno scorso, Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, che al fianco di Joe Biden, in occasione del G7 in Inghilterra, affermò che sarebbero stati in grado di preparare un nuovo vaccino in 100 giorni [4].  Più che le parole di Bourla sono quelle di alcuni virologi come Fabrizio Pregliasco [5] a farci riflettere. Stiamo parlando delle ipotesi di una possibile forma endemica del virus e questo significa che almeno per altri 2 o 3 anni dovremo riproporre le stesse liturgie vaccinali ormai ben note. Intanto i dati aggiornati al primo novembre dall’OMS dicono che sono 246.594.191 i casi di contagio confermati; 4.998.784 i deceduti e al 25 ottobre 6.893.866.617 le dosi di vaccino inoculate [6].
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.healthline.com/health-news/the-delta-plus-ay-4-2-coronavirus-variant-is-rising-in-the-u-k
[2] https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2021/10/21/covid-la-variante-ay.4.2-probabilmente-piu-aggressiva-9-i-casi-in-italia-_cadd58f9-a8f3-471e-a03d-50a97ea359d0.html
[3] https://www.repubblica.it/cronaca/2021/10/20/news/battiston_grazie_al_green_pass_con_i_tamponi_scopriamo_i_casi_sommersi_-323106924/?ref=RHTP-BH-I322793271-P2-S7-T1
[4] doi: https://doi.org/10.1038/d41586-021-02854-3
[5] https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/06/02/news/fabrizio-pregliasco-la-sfida-non-e-vinta-senza-tracciamento-ci-sara-la-quarta-ondata-1.40341351/
[6] https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5338&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

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