Pandemia da Covid-19: terza dose, nuove varianti e vaccino Novavax.

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La pandemia da Covid-19 non va in ferie. Sembra dare idea di sospensione delle virulenze, ma nella realtà resta attiva proiettata nella sua missione di individuare la sua forma mutagena più idonea ad aggirare le contromisure adottate con i vaccini o con altri sistemi protettivi. Al momento non vi è riuscita, e speriamo non riesca, ma gli aumenti delle contagiosità riscontrate nelle varie forme mutanti avvicendatesi dalla comparsa del Sars Cov-2 wild type, danno chiara idea del percorso attuato. Bisogna dire che è stato pure facilitato dai comportamenti di quella parte di noi che, per impossibilità o volontà, spesso pure per ignoranza o spirito scarsamente proiettato verso il prossimo, mostrano alleanze comportamentali con il virus.

Al momento la variante Delta sta ricoprendo oltre il 95% dei casi nel nostro paese e in alcune regioni, almeno 8, al 100% [1]. I dati statistici dicono che si tratta soprattutto di soggetti giovani che tra poco dovranno pure tornare a scuola e soggetti non vaccinati. In quest’ultimo gruppo di persone si stimano in 2 milioni solo tra i più che sessantenni [2].

Nel mentre si rilevano le necessità di iniziare ad inoculare la terza dose per soggetti fragili ed ultra sessantenni sottoposti a vaccinazione con i cosiddetti genetici Moderna e Pfitzer.
Israele ha già iniziato il suo programma in questo senso ed anche altri paesi tra i quali il nostro, sono proiettati verso un consolidamento della risposta vaccinale attraverso un nuovo inoculo [3]. Gli Stati Uniti stanno ancora riflettendo sulla probabile terza dose mentre Germania e Gran Bretagna sono pronte per un nuovo giro di vaccinazioni.
Circa le necessità sui fragili, dal Regina Elena di Roma un appello in tal senso scuote l’ambiente: “ci sono pazienti senza anticorpi malgrado abbiano fatto ricorso alla vaccinazione. Occorre pensare anche a loro!” [4].

Relativamente al problema dei non vaccinati, una chiara indicazione a chi dovrà adottare provvedimenti a tutela di chi rispetta se stesso e gli altri dovrà avvenire al più presto. Anche i lavori scientifici ormai stabiliscono con certezza che chi ha effettuato le due dosi risulta più protetto ed in caso di contagio, ha una risposta efficace a superare la malattia che non mostra i segni di severità ai quali invece le cronache del passato ci hanno abituati. Viene detto chiaramente dallo studio React-1 dell’Imperial College. I risultati: i vaccinati, se contagiati, avrebbero una bassa carica che equivale ad una minore capacità infettiva, mentre i non vaccinati si contagiano almeno per 3 volte in più dei vaccinati [5].

Per ora gli studi disponibili sull’efficacia dei vaccini contro le varianti sembrano andare in direzioni opposte. Potrebbe bastare se non che si deve anche aggiungere la diversa interpretazione che si ha sulla protezione vaccinale che, secondo uno studio giapponese non proteggerebbe sulla variante Lambda mentre uno studio statunitense asserisce che i vaccini funzionano [6].

L’arrivo sul mercato mondiale di un nuovo vaccino, presumibilmente nei prossimi mesi, il Novavax potrebbe consolidare l’argine alla pandemia in quanto negli studi pre autorizzazione al commercio mostra effetti protettivi significativi su tutte le varianti. Si tratta del primo vaccino a proteine ricombinanti, un vaccino più tradizionale, composto da proteine con un adiuvante di tipo saponina che ne amplifica la risposta, dagli effetti collaterali molto bassi e molto ben significativamente tollerati.
In un comunicato dell’azienda produttrice, in merito all’efficacia, viene riportato di un richiamo a singola dose dopo sei mesi che ha comportato un aumento degli anticorpi wild type neutralizzanti (anticorpi in grado di neutralizzare l’azione del virus iniziale) di almeno quattro volte maggiori rispetto a quelli prodotti dopo gli inoculi primari. Inoltre, sempre secondo le stesse dichiarazioni aziendali, vengono annunciati aumenti di anticorpi funzionali reattivi contro la variante Delta fino a sei volte [7].
Se mai c’è da chiedersi come mai, malgrado le caratteristiche benefiche e positive di questo prodotto siano note da tempo, non si registri ancora una autorizzazione al commercio, neanche in modo emergenziale. Pare anche inoltre che tale autorizzazione, piuttosto che arrivare dalla Food and Drug Administration, visto che la ditta è a Gaithersburg nel Maryland (USA), possa giungere prima dall’India, dalle Filippine e dall’Indonesia che potranno contare sulle enormi produzioni del Serum Institute of India. Le dichiarazioni circa la produzione parlano di 100 milioni di dosi iniziali che diventeranno 150 milioni/mese entro fine anno. Le domande sul perché accada questo ritardo autorizzativo si accavallano ma la più plausibile, è che, trattandosi di dosi prenotate nel mondo per un paio di miliardi di inoculi, ed essendo le produzioni dislocate su più paesi, si voglia essere sufficientemente certi circa l’omogeneità del prodotto fornito che speriamo, attraverso GAVI [8], raggiungerà anche i popoli interessati da queste distribuzioni.

Oltre a ciò non vanno dimenticate le risposte da dare verso coloro che non sono ancora vaccinati, sulle opposizioni al Green Pass, ancora di interessi di natura propagandistica, sul personale che dovrà prendere servizio nelle strutture dello Stato, scuole e luoghi sanitari. Tra costoro, paradossalmente si conta una altissima evasione verso gli obblighi vaccinali da quanto scienza e buon senso dovrebbero invece suggerire per ognuno e per gli altri. Le ultime notizie di fonte governativa parlano di un generale Figliuolo a raccogliere dati precisi su tali dipendenti e si spera che presto vengano adottate misure chiare ed adeguate. Vedremo nei prossimi giorni ma siamo al solito sulle scadenze dei termini.

Sulla situazione mondiale gli aggiornamenti dalle Olimpiadi in Giappone danno indicazioni di contagi in aumento in quel paese. Da Wuhan (Cina), nel cuore dell’inizio pandemico che pure sembrava ormai aver debellato il contagio, arrivano notizie di gran preoccupazione. Si è iniziato un imponente sistema di tracciamento alla ricerca di contagi che la variante Delta avrebbe diffuso. La ragione tecnica è che anche i vaccinati cinesi non sembrino riuscire ad opporsi a questa variante adattatasi a superare il vaccino utilizzato in queste terre (oppure l’impianto vaccinale avrebbe manifestato alcune inadeguatezze di base sulle quali già si diceva nel recente passato). Inoltre Wuhan non sarebbe il solo focolaio; ve ne sarebbe almeno un altro di proporzioni ancora più gigantesche come sottolineato dal Guardian. La zona interessata sarebbe la provincia di Jiangsu che comprende l’aeroporto di Nanchino dal quale si sarebbe diffuso il contagio sempre dovuto a variante Delta [9].

Della necessità della terza dose in Israele si diceva prima mentre sono ancora in valutazioni le possibilità di utilizzo misto di vaccini a doppio principio: cioè un vettore virale o genetico come primo inoculo, ed uno a proteine come seconda dose. Questa modalità potrebbe garantire, se gli studi ne daranno la conferma attesa ma non ancora ottenuta, una attivazione immunitaria tra immunità cellulo-mediata dei linfociti T, e della immunità umorale con gli anticorpi e le plasmacellule prodotte dai linfociti B, che conferisca una protezione più efficace. Oltre queste ipotesi la Scienza si esprime anche su scenari più inquietanti ma anche con studi, relativamente alle immunità, che svelerebbero una possibilità di difesa di maggior durata.

Anthony Stephen Fauci, l’immunologo che dirige il National Institute of Allergy and Infection Diseas degli USA, asserisce in una recentissima dichiarazione che, negli Usa, i contagi – a causa della variante Delta stanno aumentando a ritmo preoccupante – tanto che si ipotizza toccheranno i 200.00 giornalieri. Questo porterebbe in autunno ad una nuova pesante ondata, causata dai troppi americani che non si vaccinano e che favorirebbero la possibilità che si sviluppi una variante che riesca ad aggirare i vaccini attualmente efficaci sul contagio [10].

Detto dei presunti scenari negli USA, Nature svela i resoconti di uno studio del Dipartimento di Patologia e Immunologia della Washington University. Sembrerebbero sussistere le prove che l’infezione da Sars Cov-2 conferisca una immunità duratura grazie a delle plasmacellule del midollo di lunga vita BMPC. A questa notizia in Australia l’immunologo della Monash University di Melbourne, Menno Van Zelm ha aggiunto che anche i vaccini avrebbero lo stesso effetto duraturo. Secondo quanto asserito queste plasmacellule dei soggetti che hanno superato la Covid garantirebbero una possibilità inferiore di reinfezione anche se immediatamente dopo l’infezione (dai 4 ai 7 mesi successivi) si osserva un abbassamento anticorpale. Parallelamente si sono rilevate plasmacellule B di memoria contro Sars Cov-2 [11].
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/variante-delta-95percento-italia-8-regioni-100percento-AElZXMa?refresh_ce=1
[2] https://tg24.sky.it/cronaca/2021/08/06/vaccino-covid-italia#04
[3] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2021/08/05/covid-israele-vaccinazioni-in-massa-per-la-terza-dose_b5e4cec3-a44b-4b61-9125-ef83f47b0edd.html
[4] https://www.repubblica.it/cronaca/2021/08/06/news/la_terza_dose_e_urgente_per_i_pazienti_fragili_l_appello_del_direttore_del_regina_elena-313138682/?ref=RHTP-VS-I270681067-P19-S10-T1
[5] https://www.repubblica.it/salute/2021/08/06/news/vaccino_protezione-312946633/
[6] https://www.repubblica.it/salute/2021/08/06/news/covid_la_variante_lambda_mette_a_rischio_i_vaccini_-313142562/
[7] https://ir.novavax.com/2021-08-05-Novavax-Announces-COVID-19-Vaccine-Booster-Data-Demonstrating-Four-Fold-Increase-in-Neutralizing-Antibody-Levels-Versus-Peak-Responses-After-Primary-Vaccination
[8] Creata nel 2000, Gavi è un’organizzazione internazionale, un’alleanza globale per i vaccini, che riunisce i settori pubblico e privato con l’obiettivo condiviso di salvare vite umane e proteggere la salute delle persone aumentando l’uso equo e sostenibile dei vaccini.
[9] https://www.adnkronos.com/covid-oggi-cina-124-nuovi-contagi_1uCQJ1zKEecg4sGBGl6Uk1
[10] https://www.adnkronos.com/covid-usa-allarme-fauci-rischio-variante-peggiore-di-delta_76Zivq8PJZ7J2SArOWfz6N
[11] https://www.nature.com/articles/s41586-021-03647-4

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