Crisi di liquidità sui mercati finanziari?

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Da un po’ di mesi, ogni tanto, compaiono articoli che evidenziano parametri economici e finanziari che lascerebbero presagire una nuova crisi simile a quelle iniziata nel 2007 con lo scandalo dei sub prime.

Lo scontro avviato da Donald Trump con la Cina per provare ad arrestare l’ascesa economica e tecnologica del Paese di mezzo, attraverso pesanti dazi commerciali viene individuato come uno dei fattori del rallentamento dell’economia mondiale, insieme ad una crescita meno sostenuta della stessa Pechino. Prova ne sarebbe anche il tonfo di oltre il 10% del titolo Apple di ieri (oggi ha recuperato circa la metà) che come spiegato dall’amministratore delegato Tim Cook presenta vendite dell’iPhone più deboli nell’area della “Grande Cina” (Cina più Hong Kong, Macao e Taiwan) a causa del rallentamento dell’economica ma anche di cicli di sostituzione dilatati e di prezzi più elevati per un dollaro debole.

Le stime per la crescita mondiale e per l’Europa sono state riviste al ribasso e comunque i livelli di crescita passeranno dal 2,7% all’1,9% nel 2019, secondo l’Fmi motivate da «la domanda esterna (in particolare per le merci) è diminuita. In secondo luogo, i prezzi del petrolio più alti […]. E in terzo luogo, i limiti della capacità produttiva e le carenze di manodopera stanno diventando più pressanti». Caso a parte la Gran Bretagna che con la Brexit rischia molto di più e le cui ripercussioni non sono così chiare anche agli esperti.
Il Dow Jones ha chiuso il 2018 con un calo del 5,6%, il peggior anno dal 2008 e peggio è andata allo Stoxx 600 europeo con un meno 13% e il Nikkei giapponese con -12%.

Wall Street dopo una lunga cavalcata ha subito una battuta d’arresto forse perché il cosiddetto buyback (acquisto sul mercato dei propri titoli da parte delle aziende) ha finito il suo effetto-carburante che ha anche tolto liquidità al mercato. Una liquidità che nei mercati scemata anche per la vendita di titoli da parte delle Banche centrali che avevano fatto ricorso al “quantitative easing”.

E chissà cosa si saranno detti il segretario al Tesoro USA Steven Mnuchin e le più grandi banche americane convocato in un incontro dove lo stesso Mnuchin ha chiesto di aumentare la liquidità.

Altro aspetto da considerare è che il mondo siede su una montagna di debiti, sia pubblici che privati, che assommano a 250.000 miliardi di dollari concentrati in USA e Cina soprattutto e poi in Europa e Giappone. Con la Cina che non ha una vista trasparente.
Non fa bene nemmeno lo scontro tutto politico tra Casa Bianca e Parlamento che non sblocca lo shutdown e con il capo della Federal Reserve che non intende seguire le indicazioni del presidente.
Pasquale Esposito

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