Croazia. Tra crisi, proteste e elezioni spunta un nuovo Tsipras

Croazia bandiera
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Un altro nome della protesta contro condizioni sociali degradanti è comparso nel panorama politico europeo. Siamo in Croazia dove da meno di un mese si sono concluse le elezioni presidenziali e Ivan Sinčić, leader di Živi zid (ovvero “muro vivente”, “barriera umana”) ha ottenuto oltre il 16% dei voti al primo turno. Dal 2012 prova a bloccare con forza e anche fisicamente sfratti e pignoramenti per fallimenti o debiti. La Camera di commercio ha contabilizzato circa 40.000 casi di sfratti e pignoramenti causa insolvenze e il fenomeno è inarrestabile visto che il paese è in crisi profonda dal 2008.
Non basta: il 15 gennaio quando la Banca centrale svizzera ha reso fluttuatile il cambio tra il franco svizzero e l’euro provocando un guadagno del 20% in due giorni i sessantamila croati che hanno sottoscritto prestiti legati alla moneta elvetica potranno ritrovarsi con un’esposizione debitoria pesantissima.   «L’associazione Franak, che raggruppa questi creditori, ha incontrato la settimana scorsa l’esecutivo. “Milanović ha accettato la nostra proposta di introdurre una moratoria, bloccando per un anno il cambio tra franco e kuna” – racconta Damir Šlogar, membro del consiglio della Franak – “è un inizio, siamo soddisfatti, ma ci aspettiamo, entro il primo marzo, delle proposte concrete per una soluzione definitiva”» [1].

Porto di Spalato
Croazia. Spalato, porto. Foto Lorena Franzini
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Il governo in effetti prova a rispondere, con accordo senza precedenti, cancellando il debito di sessantamila persone con reddito mensile inferiore a 162 euro.  L’accordo è stato raggiunto con nove banche, enti locali, aziende pubbliche e private fornitrici di servizi e società di telecomunicazioni. Il governo ritiene che nonostante il costo l’operazione avrebbe vantaggi nell’immediato e a medio termine sull’economia. «L’accelerazione verso queste politiche, però, per alcuni analisti e oppositori è “un classico caso di populismo”, come dice Timothy Ash, chief economist della banca londinese Standard Bank. In effetti, il partito di Milanovic retrocede nei sondaggi dietro l’Unione democratica, che si è aggiudicata anche il round dell’elezione presidenziale» [2].

Fino ad ora il governo non ha fatto granché per cambiare il verso alla crisi. Anzi a forza di provvedimenti fatti di austerità e privatizzazioni il quadro si è aggravato. E a nulla vale, come abbiamo visto per la Spagna, la previsione per un Pil in territorio positivo (+0,5%) per la prima volta dopo il 2008. Quest’anno nonostante una storica stagione turistica estiva e nonostante una crescita della produzione industriale del 2% e dell’export del 4% il Pil è sceso ancora. Il deficit pubblico è andato oltre le previsioni (5%) e il debito va verso quota 80%.

Spiaggia di Bol, isola di Brac
Croazia. Isola di Brac, spiaggia di Bol. Foto Lorena Franzinisepara_didascalia.gif

La fiducia nel futuro e le sempre peggiori condizioni economiche spingono al ribasso i consumi. Del resto non può essere altrimenti se oltre il 20% della popolazione vive sotto la soglia di povertà relativa e il la disoccupazione è intorno al 20% della forza lavoro mentre quella giovanile è tra le più alte in Europa molto oltre il 40%. I giovani con un titolo di studio universitario sono il 13% di tutti i disoccupati. E l’emigrazione cresce costantemennte. Il ministero degli Interni tedesco nel suo rapporto 2014 sull’immigrazione spiega che tra il 2012 e il 2013 i croati trasferitisi in Germania è cresciuto del 94,7% fa cilitati anche dall’entrata nell’Ue.

La crisi e l’incapacità del governo e del suo principale partito l’Unione democratica (SDP) di porvi rimedio sono state la causa principale della sconfitta, sia pur con solo qualche decina di migliaia di voti di scarto, del Presidente uscente Ivo Josipović al ballottaggio per le presidenziali dello scorso gennaio.
La vittoria è andata a Kolinda Grabar Kitarović, del HDZ, quarantasette anni, diplomatica di carriera e ministro degli Esteri durante il governo Sanader (2005-2008). Ambasciatrice negli USA dal gennaio 2008 al 2011 e Assistente al Segretario Generale della NATO a Bruxelles, carica che è stata congelata fino alla chiusura delle elezioni.
Alla sua elezione, inattesa fino a qualche mese fa, hanno contribuito lo scarso affiatamento tra Ivo Josipović e il suo collega di partito premier, il voto dall’estero che per oltre il 90% è andato alla sfidante e i voti che gli ha sottratto per le sue battaglie sociali Ivan Sinčić. Da alcuni media definito lo Tsipras di Croazia, 24 anni ancora studente ha conquistato gli elettori perché non solo ha parlato dei problemi della gente comune mettendo sul banco degli imputati gli istituti di credito ma concretamente è sceso in piazza a difendere gli emarginati. Capelli lunghi tenuti con un cerchietto Sinčić, originario di Karlovac, è anche il vice presidente di un’associazione per la protezione e l’assistenza alle vittime degli sgomberi forzati denominata “Stop sfratti ” fondata alla fine del 2012 e che ha sfidato il potere per difendere i senzatetto e gli sfrattati. «Per questo c’è bisogno, secondo lui, di una moratoria sugli sfratti e sulla confisca degli immobili, di uno sblocco dei conti correnti congelati dalla banche e della restituzione ai cittadini dei beni pubblici privatizzati selvaggiamente, senza alcun controllo, negli anni Novanta. Per queste battaglie Sinčić è stato arrestato ben cinque volte in due anni» [3].

Parco di Plitvice (2)
Croazia. Parco di Plitvice. Foto Lorena Franzini
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Da febbraio quando la nuova presidente si insedierà inizierà una difficile coabitazione con il governo di centro-sinistra che potrebbe non aiutare la Croazia e portare ad elezioni anticipate previste per l’autunno prossimo. Quando si voterà in Spagna.
Pasquale Esposito

[1] Giovanni Vale, “Croazia: crisi, movimenti e franco svizzero”, www.balcanicaucaso.org, 2 febbraio 2015
[2] “La Croazia cancella il debito dei cittadini poveri”, www.repubblica.it, 2 febbraio 2015
[3] Luigi Pandolfi, “Anche la Croazia ha il suo Tsipras”, www.linkiesta.it, 10 gennaio 2015

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