Cronache da Pietroburgo: il taccuino di un viaggiatore

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Vi sono luoghi cui ci si sente legati anche senza averli conosciuti. Ѐ un rapporto emotivo, ancor prima che fisico. Una sorta di primitiva affinità. Sono luoghi da cui proviene un ricordo caro, un’immagine vivida, una semplice fantasia recondita: a noi tangibile, per gli altri addirittura folle. Questo, nel mio caso, valeva per San Pietroburgo. Me ne innamorai da adolescente, quando un documentario bastò a catturarmi occhi e cuore. Le sue ampie vie, le cupole dorate, i palazzi maestosi erano, per me, nient’altro che cartoline lontane. Eppure, ciò bastava a farmi percepire quella città vicina.

Sono convinto che l’appartenenza non sia solo fisica. Porre radici in un luogo non significa necessariamente abitarci. Il rapporto con un luogo o una città è quanto di più intimo possa esistere: coinvolge il nostro animo, il modo con cui percepiamo chi e cosa ci sta intorno, riguarda istinti e passioni. Posti sconosciuti possono rivelarsi familiari, così come la terra d’origine può, da un certo momento in poi, divenire estranea.

Risulterebbe impossibile immaginare Cesare Pavese lontano dal Piemonte e dalle sue adorate Langhe, luoghi prima di Resistenza, poi di temerario rilancio produttivo. Al contrario, quando si pensa a Pasolini, è innanzitutto il suo legame con Roma a venire in mente, perché è lì che il poeta ha partorito il famoso romanzo “Ragazzi di vita”, ambientato nelle borgate popolari e intriso della romanità più verace. In realtà, Pasolini a Roma ci è arrivato solo in età adulta, mantenendo invece un rapporto privilegiato, seppur fatto di lontananze, col Friuli, terra d’infanzia e di gioventù. Ognuno sceglie a quale parte, più o meno grande, di mondo affezionarsi. Spesso, non lo si sceglie nemmeno, accade e basta, come tante cose che colorano la nostra quotidianità, di cui, anziché sforzarci a ricostruirne le dinamiche, dovremmo semplicemente apprezzarne la leggerezza con cui compaiono.

Ho affrontato, alcune settimane fa, il viaggio a San Pietroburgo con alle spalle tante di queste considerazioni. Non saprei dire, a viaggio concluso, se la città abbia o meno rispettato le mie aspettative. Importa forse qualcosa? Conoscere, scoprire un posto non è una gara a misurare le bellezze che offre. Questo è solo un inutile gioco da turista distratto. Ho vissuto la città per dieci giorni, ho cercato di cogliere ogni dettaglio accumulato nella mia immaginazione nel corso degli anni. Ho memorizzato alcuni edifici, ho impresso nella testa alcune strade. Ho scelto cosa portare con me una volta andato via, quali luoghi conservare nella memoria, quali, invece, lasciare che altri se ne potessero appropriare. Mi serve, tutto ciò, per sentirmi parte di una città che ho adorato attraverso immagini e letture e in cui, in fondo, non sono stato altro che un forestiero di passaggio.

Russia, San Pietroburgo Foto Caterina Angeluzzi

Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili ed irosi”. Non esiste, probabilmente, frase più poetica per descrivere la grazia che San Pietroburgo concede in estate. Sono parole tratte da “Le notti bianche”, breve romanzo di Dostoevskij, che in questa città ha trascorso un lungo tratto della sua tormentata esistenza. Il tramonto rosso a picco sul fiume Nieva, di un colore così vivo e caldo che si fa fatica, vedendo una foto, a credere naturale, resterà per sempre un’emozione unica, di un’intensità forse ineguagliabile. San Pietroburgo, in piena estate, regala pura magia. La città sembra non volersi spegnere: ancora, dopo le dieci di sera, mostra una luce impagabile, destinata ad affievolirsi dolcemente, ma senza scomparire del tutto. La luce riflette sui canali che attraversano la città dando vita a innumerevoli giochi di luce, coi palazzi ai lati, color pastello, a completare la scena. Nonostante le strade immense, dalla rigida architettura urbana d’impronta occidentale, sono gli scorci sui canali a lasciare senza fiato.
Ho attraversato più volte la Prospettiva Nevskij, la principale arteria cittadina lunga quasi cinque chilometri, probabilmente una delle strade più famose al mondo. Ho osservato i volti di chi la anima: non solo turisti dediti allo shopping, ma molti artisti di strada, giovani, capaci con la loro musica di superare il suono dei motori sfreccianti sul lungo, interminabile rettilineo. Ho saccheggiato, negli sguardi dei passanti, le loro smorfie, cercando di farle mie, sperando di poterne cogliere sensazioni e pensieri. Sguardi ammaliati, altri smarriti, passi affrettati oppure disposti adagio, perché la bellezza necessita di essere assimilata con pazienza. Così, il mio ricordo della città ha iniziato non solo a prendere forma, ma a ricevere sostanza. La cartolina di Pietroburgo che custodisco dentro di me pullula di vita.

Russia .San Pietroburgo, piazza del Palazzo. Foto Caterina Angeluzzi 2019

Per me, abituato ai stretti e tortuosi vicoli di un borgo medievale, passeggiare per Pietroburgo significa perdere la misura delle cose. La città è vasta, anche se il centro resta abbastanza concentrato, disposto ai margini della dominante prospettiva Nevskij. Ciò che però stupisce è l’imponenza delle vie: lunghe, ampie, sembrano sparire dolcemente nell’orizzonte velato di azzurro o arancione. E senza neanche rendersene conto, mentre le strade scivolano via con grazia inconsueta, si finisce per essere immersi nella storia. All’Hotel Astoria, posto davanti la Cattedrale di Sant’Isacco, tappa obbligata per qualsiasi turista, Hitler aveva progettato di festeggiare la vittoria sui russi, in occasione del capodanno del 1941. Le cose andarono diversamente, e le difficoltà nel conquistare nei tempi previsti l’allora Leningrado lo costrinsero a spostare l’attenzione su Peterhof, magnifica residenza degli Zar costruita su volere di Pietro il Grande. Fu allora Stalin, proprio per impedire lo sfregio nazista di celebrare il trionfo in uno dei luoghi più rappresentativi del potere russo, a ordinare i bombardamenti su quella reggia. La distruzione di Peterhof porta dunque la firma sovietica, non nazista. Di luoghi così densi di passato, e dunque di cicatrici, Pietroburgo è piena. A prescindere dal giudizio personale di ognuno, attraversare Piazza del Palazzo, teatro principale degli eventi della Rivoluzione d’Ottobre, provoca emozioni forti e contrastanti. In quella enorme piazza, in cui si fa fatica a scegliere dove indirizzare lo sguardo, si è scritta una delle pagine più importanti della storia del Novecento. Dentro quei palazzi che circondano la piazza, un tempo luoghi intrisi di potere, ha sede oggi l’Ermitage, uno dei musei più celebri al mondo. Lo sfarzo dei suoi interni, l’eleganza delle pareti e dei soffitti, l’immensa collezione di quadri e sculture si susseguono secondo un andamento labirintico in cui è difficile orientarsi.

Russia. San Pietroburgo, Chiesa del Salvatore del Sangue Versato dalla prospettiva Nevskij. Foto Caterina Angeluzzi

Volevo evitare, tuttavia, che di Pietroburgo mi restasse un ricordo freddo, assimilabile alla lettura di un resoconto storico dove scorrono edifici, nomi, fatti, date. Passeggiando per Pietroburgo mi sforzavo allora di catturare ogni particolare che mi sarebbe servito, nei ricordi futuri, per sentirmi ancorato a quella città. Non solo alla sua storia, ma all’armonia dei suoi colori, alla malinconia che aleggia nel cielo quando il sole scende e la luce continua ad avvolgere i palazzi. Custodisco, geloso, l’immagine di ogni angolo di città che ha catturato la mia attenzione, o semplicemente stuzzicato qualche mia curiosità. Ogni bagliore di luce riflessa sul Nieva, ogni barlume di gentilezza percepito sul volto distratto dei passanti: tutto, di San Pietroburgo, vorrei mi restasse familiare. Non voglio che un giorno siano soltanto le foto a ricordarmi la città. Voglio che nella mia mente, da qualche parte, permanga nitido il ricordo di una città che sentivo mia ancora prima di avere calpestato le sue strade.

Lorenzo Di Anselmo

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