Crowdfunding record per i Gang: la risposta al mainstream

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Uno schiaffo a radio, Tv e talent; la risposta possibile della musica indipendente.
72.945 euro raccolti, 1.611 coproduttori per “Ritorno al fuoco”, il nuovo disco dei Gang.
È un primato storico in Italia, e visto che una volta su mille la giustizia trionfa, a raggiungerlo sono stati quelli della banda marchigiana dei fratelli Severini, una bandiera di libertà, anticonformismo, rock, ribellione, nel panorama triste e piatto della musica italiana proposta dai canali ufficiali. Non sono imparziale quando parlo di Sandro e Marino, perché li seguo dall’età adolescenziale e con le loro schitarrate e le loro canzoni profonde, significanti e poetiche, oltre che fieramente proletarie, hanno segnato tutto il mio percorso personale di giornalista ma anche di uomo.

 

Marino Severini foto Giorgio Baratto

Ciò premesso non potevo esimermi dallo scrivere un pezzo su questo risultato epico per un gruppo che non passa mai in radio o TV, che ha raggiunto e poi abbandonato le grandi etichette discografiche, che ha fatto delle innumerevoli esibizioni live in tutta Italia, isole comprese, e di accurate autoproduzioni discografiche, il suo unico modo di promuoversi ed essere in gioco. Niente mass media, niente spinte politiche, niente piaceri a questo o quel potente di turno; hanno litigato con chiunque volesse in qualche modo imporre qualcosa di lontanamente commerciale alla loro musica, che pure è paragonabile a quella dei celebrati cantautori italiani o addirittura dei rocker di fama mondiale, e che ha segnato il nostro mondo artistico in maniera netta.
Se ne sono fregati, sono andati avanti col lavoro, come contadini curvi sul loro campo di grano, hanno coltivato un pubblico innamorato e fedele, cresciuto negli anni e fatto ormai di amici, quegli stessi amici che hanno permesso loro di sfornare gli ultimi due bellissimi album con il crowdfunding (“Sangue e cenere” e “Calibro 77”) ed ora li hanno condotti per mano nel “Ritorno al fuoco”.
Ecco qui le parole di Marino Severini al termine della campagna, svoltasi per altro in pieno lockdown da coronavirus e quindi non in una situazione economicamente rosea per la gente normale: “Ci tengo a sottolineare anche in questa occasione che tutti insieme abbiamo realizzato una grande vittoria che non ha precedenti nella storia del crowdfunding in Italia per la produzione di un disco di canzoni. E questo non è poca cosa perché in tempi tanto bui per la produzione della musica in Italia, tale risultato illumina una strada nuova e un nuovo sentiero e dà buoni consigli su come intraprendere questo nuovo cammino verso l’indipendenza, l’autonomia, l’autoproduzione, in poche parole verso la Libertà! La principale e indispensabile condizione affinchè la Nostra Musica torni ad essere un bene e non più una merce sottoposta alle logiche del profitto e del mercato”.

La storia dei Gang parte da lontano. Dal “Tribes’ Union” del 1984, quando si affacciavano in giacca di pelle e facce incazzate al mondo del rock ancora frastornati dalla visione dello strimpellatore Joe Strummer, per poi proseguire, dopo altri due album “inglesi”, con il salto di qualità dell’immersione nelle tradizioni popolari e nelle grandi vicende della nostra nazione (la trilogia “Le radici e le ali”, “Storie d’Italia” e “Una volta per sempre” a mio giudizio è la versione musicale del Novecento di Bertolucci). Tutto dal punto di vista del popolo, dei lavoratori, della gente che fatica, contro ingiustizie e soprusi, contro la mafia, contro la politica corrotta, contro le multinazionali di ogni tipo, contro chi si è arricchito sulle spalle dei poveri.

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foto Giorgio Baratto

Questi 70mila e passa euro sono uno schiaffo, ma forse meglio un calcio in culo, a tutta quella gentaglia. I Gang non hanno mai negato partecipazioni entusiaste, a titolo assolutamente gratuito, ad ogni tipo di avventura artistica che fosse in linea con le loro idee, ad ogni manifestazione che ponesse al centro una causa giusta. I Gang sono la mosca bianca del panorama musicale italiano, sono l’eccezione che conferma la regola. Del disco – che coinvolge nuovamente il bravissimo produttore e musicista americano Jono Manson – parleremo quando uscirà, ma intanto i Severini sono la dimostrazione che basterebbe davvero poco, basterebbe lavorare sodo ed essere onesti e coerenti, per avere un mondo migliore da lasciare ai nostri figli. Oggi sono felice proprio per loro, per tutti i figli di quei 1611 coproduttori. Hanno genitori che ancora sanno sognare, e insegnare a sognare.

Marco Quaroni Pinchetti

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