Da Coronavirus 2019-nCov a COVID-19: una delle pochissime certezze

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Questa, nelle previsioni, avrebbe dovuto essere la settimana dalle notizie più illuminanti circa l’epidemia da coronavirus, probabilmente non ne avremo di esaustive ma solo di preoccupanti o almeno contrastanti tra loro.
Il Coronavirus 2019-nCov, per qualche giorno solo nuovo coronavirus, adesso ha ufficialmente il suo battesimo dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) con il suo nome definitivo: COVID-19. Con questo nome il direttore generale OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus lo definisce durante il giornaliero incontro con la stampa dell’11 Febbraio a Ginevra “Nemico pubblico numero uno” [1] .

Evidentemente le dimensioni che l’epidemia assume hanno convinto i componenti dell’organismo internazionale a lasciar perdere le cautele alla ricerca dell’equilibrio tra difesa delle economie dei Paesi, il libero scambio di merci e la difesa della salute senza la quale cadrebbe comunque tutto.
La situazione descritta, tra le polemiche circa la possibilità secondo alcuni che la Cina stia sottostimando le dimensioni dell’epidemia, mostrano in realtà numeri in crescita in contagi e decessi.
Inoltre dalla comunità scientifica arrivano segni diversi circa il periodo di incubazione secondo alcuni di oltre 20 giorni. Le giustificazioni sull’aumento dei contagiati vengono attribuite ad una migliore diagnostica, ma è evidente che questo non cambia l’entità del problema. Se confermato ciò equivarrebbe a dover ammettere che il contagio potrebbe avere nelle prossime due settimane numeri ancora più importanti e comunque nulla a che vedere con gli attuali.
Inoltre nelle ultime ore si è diffusa la notizia circa la possibilità che il virus resista parecchio fuori dall’organismo attraverso il quale si è introdotto usufruendo degli stessi recettori cellulari utilizzati dal virus della Sars. È quanto fanno emergere ricercatori della Università di Medicina di Greifswald in Germania [2]. Vorrebbe dire che, se veicolato dalle goccioline emesse da una persona contagiata attraverso colpi di tosse o starnuti, potrebbe restare pronto a nuove infezioni su maniglie e suppellettili ad esempio. Si moltiplicano quindi ancora una volta le raccomandazioni al lavaggio accurato delle mani ed all’uso di candeggina o altri liquidi igienizzanti.

Praticamente da ogni mass media vengono diffuse notizie pesanti circa la situazione in Cina nella regione dalla quale è partito il contagio. Città spettrali, posti letto in ospedale al completo, positivi al contagio non più accolti nelle strutture ma invitati a rimanere nelle loro quattro mura. Per fortuna sembra che i bimbi abbiano una non predisposizione al contagio, cosa diversa per gli adulti ma soprattutto per gli anziani. Così almeno gli epidemiologi stanno rilevando, anzi da Harvard,  l’epidemiologo Marck Lipstich ha dichiarato a Bloomberg che il numero dei decessi dice poco e che i dati dell’ultima settimana mostrano una riduzione lieve ma costante della propagazione del virus. Al momento però sembrano dati rilevati solo da lui che, ovviamente, si spera si rivelino reali.

I prossimi giorni saranno illuminanti essendo terminate le ferie e la ripresa del lavoro, e gli spostamenti connessi, daranno un quadro più veritiero di quanto sta accadendo. Su questa situazione con numeri ben oltre la vecchia esperienza SARS, il presidente Xi Jinping, durante un colloquio telefonico avuto con il presidente indonesiano Joko Widodo, professa ottimismo sulla definitiva sconfitta dell’epidemia e sulla conferma circa gli obiettivi economici di crescita. Il contenuto della telefonata, subito diffuso nella notte del 12 scorso, ha restituito serenità alle contrattazioni delle borse dei paesi asiatici.

Diversa serenità ha indotto invece la considerazione secondo la quale il cordone sanitario indotto in Cina e dagli altri paesi sta comunque opponendo un certo contrasto alla diffusione del contagio mentre risulterebbe ad esito devastante se il COVID-19 raggiungesse i paesi a più basso livello igienico sanitario. Si pensi ad alcune regioni indiane o africane. A questo proposito, sempre dal direttore dell’OMS arriva una grave denuncia secondo la quale i paesi ricchi non condividano abbastanza notizie sul COVID-19 [3]. Lo avrebbero fatto solo per il 38% dei casi ufficialmente rilevati in maniera esaustiva. È probabile che la corsa al vaccino, alle indicazioni terapeutiche o diagnostiche veloci e pertinenti, e quindi all’eventuale profitto ed anche alla fama e notorietà, siano considerate preminenti seppur in situazione di emergenza come l’attuale.

La comunità scientifica comunque ha già dichiarato di essere impegnata sul fronte della preparazione di test diagnostici pratici da utilizzare, un vaccino dalla preparazione che si spera sia più breve dei mesi ipotizzati, grazie ai metodi ricombinanti, ed anche di tutte quelle informazioni di cui gli scienziati debbono disporre, in termini di conoscenze approfondite sul virus, per poterne individuare le vulnerabilità ed i comportamento sanitari più indicati. Le metodiche ricombinanti negli acidi nucleici, grazie all’azione specifica di enzimi, consentono di poter indirizzare la produzione di nuove sequenze geniche attraverso il taglio in posizioni determinate della sequenza, la loro unione per una nuova sequenza come voluto, fino al trasferimento in una cellula ricevente.
In questo modo ci si può spingere fino all’induzione della produzione di una nuova molecola di nostro interesse in una cellula. Ovviamente si tratta di informazioni la cui conoscenza resta tendenzialmente confinata nei laboratori di pertinenza come si deduce dalla autorevole fonte OMS.

Un altro tassello importante sul quale ci si sofferma per la completezza delle informazioni utili alla lotta contro questo nuovo coronavirus è quello relativo all’ospite attraverso il quale c’è stato il definitivo salto di specie sull’uomo. Certo ormai la diffusione uomo-uomo attribuisce a questo aspetto una sola valenza didattica più che di misura epidemiologica immediata, ma è sicuramente utile per le conoscenze future dirimere questo aspetto. Si ricorderà che tra i primi indiziati, escluso il pipistrello, erano stati i serpenti presenti nel famigerato mercato di animali selvatici vivi di Wuham. Ebbene uno studio attuale, non ancora pubblicato per cui si è ancora nel campo nelle supposizioni, a firma di due ricercatori della South China Agricultural University di Guangzhou, ipotizza che sia il pangolino la specie intermedia dalla quale il Covid-19 ha operato il salto di specie verso gli umani [4]. È noto che il pangolino, un simpatico mammifero che si ciba di formiche con il corpo ricoperto da squame, oltre che costituire una fonte alimentare proteica per alcune popolazioni asiatiche ed africane, è anche molto ricercato per le sue squame ricchissime di cheratina. Questa particolarità lo renderebbe utilissimo nella medicina cinese che utilizza in molte formulazioni farmacologiche la cheratina estratta dalle sue squame. I ricercatori avrebbero verificato che il genoma del coronavirus proprio dei pangolini ha una sovrapposizione con il Covid-19 umano del 99%.
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.repubblica.it/cronaca/2020/02/11/news/coronavirus_-248303885/?ref=RHPPLF-BH-I248118512-C8-P6-S1.8-T2
[2] https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/il-coronavirus-sopravvive-fino-a-9-giorni-sulle-superfici_14637466-202002a.shtml
[3] https://tg24.sky.it/mondo/2020/02/06/coronavirus-oms-paesi-ricchi-notizie.html
[4] https://www.nature.com/articles/d41586-020-00364-2?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=5ec0d7212c-briefing-dy-20200210&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-5ec0d7212c-44014617
https://www.focus.it/ambiente/animali/2019-nCoV-il-nuovo-coronavirus-cinese-e-il-pangolino

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