Da luparo a guardaparco a cavallo di due secoli: Antonio Ursitti.

history 8 minuti di lettura

Novantanni ed un numero interminabile di “carri armati”, di scarponi consumati tra i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo: Antonio Ursitti, il  guardaparco. Ha ancora un fisico asciutto, pensiero veloce, ed una stretta di mano vigorosa che la dice lunga sulla tempra del personaggio.

Tre generazioni di Ursitti in gara per lo sci di fondo
Tre generazioni di Ursitti in gara. Foto archivio privato Antonio Ursitti

Ha vissuto le contraddizioni a cavallo di due secoli e, suo malgrado, il negativo trasformismo comportamentale e politico che ne contraddistingue soprattutto gli ultimi tempi. Il suo trasformismo da luparo a guardaparco, invece, non ha nulla a che vedere con gli opportunismi utilitaristici suggeriti da un certo tipo di politica. Il suo cambiamento era necessario perché allora si doveva fare i conti con le esigenze di un periodo in cui, la natura, i lupi, e gli umani, competevano per la sopravvivenza e Antonio era chiamato a difendere le pecore, ma anche le altre specie protette del Parco, dagli attacchi del predatore più organizzato in natura. Era tanto preziosa la sua azione a difesa delle greggi che questa attività godeva anche di una considerazione positiva nelle comunità locali. A chi la praticava erano attribuite doti di coraggio, abilità, senso civico e per questo si era anche ricompensati ed, a volte, seppur raramente, assoldati dai possidenti affinché si provvedesse alla protezione delle loro greggi e dei loro poderi. Antonio è vissuto in questo periodo ed acquisì anche una certa fama che lo portò ad impersonare la controfigura di Ives Montand nell’episodio della cattura del predatore in Uomini e lupi, il film di Giuseppe De Santis del 1957 girato in Abruzzo. Una pellicola che descriveva quelle realtà con occhio attento verso gli aspetti sociali dell’epoca.

due lupi abbattuti in Abruzzo da Antonio Ursitti
Abbattimento di due lupi. Foto archivio privato Antonio Ursitti

La situazione descritta allora in Abruzzo, e nell’intero paese, ebbe un’evoluzione positiva.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, nato nel 1922, era stato abolito nel periodo fascista per passare sotto il controllo della “milizia sicurezza forestale”. Fu solo nel dopoguerra, grazie all’azione dell’Avvocato Francesco Saltarelli, ci ricorda Antonio, che il Parco tornò a recitare il suo ruolo di protettore della natura. Il controllo era affidato a 4 guardaparco che rispondevano ad una organizzazione posta sotto il controllo dei cosiddetti “Consoli del Parco” che rappresentavano i territori e le popolazioni annesse. Fu così che Antonio seppe interpretare il cambiamento, molto tempo prima che dotti trattati di marketing invitassero a farlo. Diventò guardaparco irreprensibile, come in risposta ad una sorta di legge del contrappasso, e, proprio in quel periodo, con i suoi colleghi, si rese interprete di un’attività che a distanza di oltre mezzo secolo viene ancora ricordata: erano diventati educatori ambientali ante litteram verso un gruppo di giovani adolescenti abruzzesi in campeggio in quei territori. A distanza di molti anni questi nobili intenti non sono stati dimenticati anzi, come celebrava una canzone, i sentimenti ….non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.

un gruppo di ragazzi in campeggio in Abruzzo con padre Coluzzi
Ricordo di un campeggio con Padre Coluzzi con tonaca al centro Foto Archivio privato Padri Maristi

Questa volta si tratta di sentimenti di materia ambientale nei quali credevano un prete di oratorio, alcuni guardaparco di fresca nomina, ed un nutrito gruppo di giovani in campeggio in una delle più belle zone montane dell’Abruzzo interno, la Val Fondillo e la Camosciara. Padre Angelo Coluzzi da Segni e Antonio Ursitti di Opi erano due di quegli attori. Si era tra gli anni ’50 e ’60, Padre Coluzzi cresceva intere generazioni di ragazzini a Pratola Peligna arricchendo le esperienze cognitive di quei ragazzi con lezioni di vita, di etica, di rispetto nel gioco e nello sport. Era grazie all’oratorio, al suo grande potere aggregante, che un minimo di socialità regolata era possibile. Attività che sottraeva alle pericolose regole della strada i ragazzi di quel paese sostituendosi di fatto ad una famiglia per lo più impegnata in lunghi laboriosi lavori nei campi. La partecipazione al campeggio estivo era il momento più atteso e alla cui realizzazione pratica, ognuno dei ragazzi, per le sue competenze, era chiamato a dare il proprio supporto. Anche la popolazione non direttamente interessata dava il proprio contributo alla preparazione del necessario, dal materiale per allestire la tendopoli, alla scorte di cibo che sarebbe stato consumato dai sempre affamati giovani campeggiatori, ognuno per quanto poteva. Queste donazioni, al di là del valore simbolico e pratico, riconoscevano a loro modo il gran ruolo sociale dell’attività di Padre Coluzzi.
In Val Fondillo erano raggiunti dai guardaparco che arricchivano l’offerta formativa verso i ragazzi accompagnandoli in escursioni alla scoperta dei luoghi di quell’angolo montano di straordinaria attrattiva. Non mancavano allora avvistamenti di camosci, di cervi dai palchi imponenti nell’atto di sostenere combattimenti per la conquista del loro harem, di caprioli, aquile. Tutto quanto accadeva in quei giorni sarebbe stato successivamente raccontato, nei pomeriggi invernali, all’oratorio mettendo a disposizione le conoscenze ai ragazzi che non avevano potuto esserci.

I due amici di lunga data Antonio e Roberto sul balcone con dietro il panorama delle montagne abruzzesi
Antonio e Roberto sul balcone di casa a Opi. Foto Emidio Maria Di Loreto

Dopo oltre cinquantanni uno dei ragazzi di allora, Roberto, è tornato a salutare il guardaparco Antonio per un ideale abbraccio con tutti i ragazzi dei campeggi di allora.
Siamo a casa di Antonio, ad Opi, una abitazione tipica del Parco, con i segni inequivocabili di una vita intensamente vissuta a cavallo di due secoli. È piena di ricordi naturalistici e riconoscimenti sportivi a testimonianza di un’attività nello sci di fondo che nella famiglia di Antonio ha mietuto allori. Con la splendida vista verso i Monti Marsicano, Greco, Amaro, Petroso con la Val Fondillo ai piedi e poco più in fondo la Camosciara. La chiacchierata viaggia leggera, e a tratti commossa anche per chi era testimone, tra i ricordi. E così la mente va ai dolorosi ma necessari abbattimenti di lupi a difesa di allevamenti ed animali protetti, ai numerosi censimenti di camosci, tassi, o le 330 specie di uccelli e i primi segni della presenza della lince del 1954 ( detta jatt’ cervin in dialetto locale), un selvatico che è molto difficile avvistare e la cui presenza si rileva soprattutto da altri segni. Antonio racconta di incontri non proprio sereni come quando, a conclusione di un faticoso e lungo presidio di un’area a rischio bracconaggio, lui e il suo compagno guardaparco, Armando, esausti si adagiarono vicini crollando in un sonno ristoratore. Un sesto senso di cui, evidentemente, è dotato chi vive in natura, indusse Antonio a sollevare improvvisamente la giacca a vento che aveva posto a protezione della luce sul suo volto per riposare. Si ritrovò il muso di un orso che annusava i corpi dei due guardaparco che dormivano. Immediatamente dopo si osservarono due balzi simultanei, quello di Antonio, preoccupatissimo, e quello del plantigrado, ugualmente preoccupato, che sparì velocissimo alla vista. Altro incontro simbolo fu quello con un branco di lupi, la cui entità non fu rilevabile perché questo predatore cammina in fila indiana ed ogni esemplare pone la zampa nella stessa orma di chi lo precede. Non è facile immaginare il momento in cui si ritrovò, da solo, nel mezzo di un branco di sette lupi che però, anche quella volta non mostrarono ostilità verso l’uomo e fu Antonio a dover mantenere una calma serafica.
I racconti sono tanti e si susseguono con un ritmo che rapisce. Non potrebbe essere diversamente per un un uomo che a 12 anni ha percorso la sua prima transumanza e successivamente nella sua vita si è ritrovato ad accompagnare il Principe Filippo, duca di Edimburgo, in qualità di presidente internazionale del WWF, in visita nel Parco a fine anni ’60 per avvistare orsi e gatti selvatici presso Monte Tranquillo. Toccò proprio ad Antonio versare all’ospite dal nobile casato un apprezzato calice di Montepulciano D’Abruzzo. E ancora il tormentato ricordo dell’attività di luparo, legalizzata dall’ente Parco dell’epoca, che prevedeva una ricompensa di 75 lire per l’abbattimento di una femmina di lupo, di 50 per un esemplare maschio e di 25 per un lupacchiotto a cui però seguiva anche una considerevole, per quei tempi, quantità di doni in natura che le popolazioni elargivano nella questua successiva all’abbattimento. Allora la notizia della soppressione del predatore era diffusa secondo i criteri della notizia della massima importanza. Era addirittura il banditore che con l’aiuto di una trombetta richiamava l’attenzione per annunciare l’evento.

Roberto e Antonio con ultima grappa di Padre Coluzzi
Roberto e Antonio con ultima grappa di Padre Coluzzi. Foto Emidio Maria Di Loreto 2017

Del tutta inattesa la conclusione delle storie. A suggellare il momento dei ricordi e della memoria apre l’ultima bottiglia di grappa avuta in regalo da Padre Coluzzi, per un brindisi che, per quanto ci riguarda, mai è risultato più condiviso e partecipato anche se da attori non protagonisti.

Tramonto nel parco nazionale d'Abruzzo
Tramonto nel parco in attesa dell’orso. Foto Emidio Maria Di Loreto

Non sono stati questi però i saluti definitivi, anche la natura ha voluto omaggiarci immediatamente dopo. Uscendo dalla casa del guardaparco, uno splendido esemplare di cervo con palco da 9 punte, si è presentato alla nostra vista in tutta la sua imponenza.

Un cerco a nove punte nel parco nazionale d'Abruzzo
All’uscita dalla casa di Antonio Foto Emidio Maria Di Loreto

Un analogo segnale viene replicato sulla via del ritorno, a sole ormai tramontato, quando un esemplare dell’animale simbolo del parco, l’orso, si lascia osservare per pochi minuti in una radura in una sorta di saluto che ci giunge dalla natura. Del resto siamo nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dove la natura è protetta e dove, un prete di Oratorio, Padre Angelo Coluzzi da Segni e due guardaparco, nonno Antonio anche adesso e lo zio Armando di un tempo, hanno insegnato con successo a giovani ragazzini ad amare e rispettare la natura.
Emidio Maria Di Loreto

La foto di copertina: abbattimento di esemplare lupo a sinistra Lucio Di Marino al centro guardaparco Antonio Ursitti a sinistra capoguardia Leucio Coccia.  Archivio Privato Antonio Ursitti

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article