Dai brani musicali alle risponderie: la “musica” digitale in crescita

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Rivoluzione, innovazione e responsabilità sono le parole d’ordine che la Internazional Federation of Music Phonographic Industry (IFPI) trasmette nel suo Rapporto sulla Musica Digitale. Prima di addentrarci nella congerie di dati  è bene ricordare che si tratta di una federazione che  raccoglie circa 1400 case discografiche distribuite in 75 paesi [1].
La responsabilità di cui si parla è quella che tutti gli attori competenti debbono applicare nel sorvegliare e difendere qualsiasi diritto connesso allo sfruttamento della musica. Nella sua introduzione John Kennedy, Presidente e Amministratore della federazione, sostiene che dei progressi in diverse parti del mondo sono stati fatti nella difesa dalla pirateria ancora molto diffusa.
Il maggiore esempio, ma anche modello da adottare è quello voluto dal presidente francese Nicolas Sarkozy [2] che, nella sostanza, permette alle aziende che forniscono connettività internet, dopo un avvertimento, di chiudere l’accesso al servizio nel caso di scambio di file non coperti da diritti. Una disposizione che, adottata anche dal Giappone, presenta enormi problemi di privacy in quanto consente un monitoraggio completo del traffico dell’utente. Del resto il Garante della Privacy italiano ha stabilito che spiare gli internauti è una violazione del loro diritto alla riservatezza. Anche negli Stati Uniti la Comcast è stata denunciata dai suoi clienti per aver utilizzato filtri che bloccano o rallentano la connessione degli utenti che scaricano e il presidente della Authority per le telecomunicazioni, in un suo intervento ha accusato Comcast di <<violare i principi base su cui si sono retti finora i servizi internet>> [3].
Insomma come dire: visto che non si trovano soluzioni condivise e accettabili è meglio prendere le impronte digitali a tutti.

Rivoluzione e innovazione sono un processo continuo, a tratti farraginoso, alla ricerca di nuovi spazi da conquistare nei cuori e soprattutto dei portafogli degli appassionati di musica.
In sostanza le case discografiche stanno allargando le fonti di ricavo nel tentativo di recuperare il crollo delle vendite da singoli e album su cd [4]. Oramai i prodotti che vengono licenziati per un artista sono decine e in alcuni casi centinaia: file da scaricare, videoclip, salvaschermi, suonerie, merchandising…e su varie piattaforme di distribuzione.

In tutto il mondo si stima che nel 2007 ci sia stato un incremento dei ricavi da musica digitale, di circa il 40% rispetto all’anno precedente per un totale complessivo di circa 2,9 miliardi di dollari. Nel 2004 rappresentavano solo il 2% del mercato musicale totale mentre nel 2007 sono circa il 15%. Nel 2003 meno di 50 negozi legali vendevano “musica” contro gli oltre 500 alla fine del 2007 con oltre 6 milioni di brani con diritti da poter scaricare [5].
Scaricare un brano musicale rappresenta la maggior fonte di ricavo digitale con un stima per il 2007 di circa 1,7 miliardi di “pezzi” compresi gli album con una crescita del 53% rispetto all’anno precedente. Tra quelli legati ai cellulari il più diffuso è il mastertone o truetone che dir si voglia. Va detto però che la crescita del download da cellulare è più lenta probabilmente perché sconta politiche di prezzo errate, servizi poco usabili e ancora scarsa diffusione di telefoni tecnologicamente avanzati [6].

A proposito di telefoni “musicali” per dare un’idea delle dimensioni Nokia ha venduto nei primi nove mesi del 2007 circa 220 milioni di apparecchi quasi il doppio del numero di iPod nello stesso periodo. Se poi si pensa ai mercati emergenti il fenomeno è impressionante: in India, secondo uno studio di Nokia, tra i giovani l’acquisto di telefoni “abilitati” all’ascolto di musica è cresciuto del 300% negli ultimi anni [7].

Passando ad un’analisi dei mercati nazionali si scopre che nel 2007 nei primi dieci paesi (nell’ordine USA, Giappone, Gran Bretagna, Corea del Sud, Germania, Francia, Canada, Australia, Cina e Italia) si concentrano il 90% delle vendite.
Nella prima metà del 2007 la suddivisione delle vendite tra internet e mobile presentava differenze estreme. Si va dalla Gran Bretagna con il 71% di vendite on line al Giappone dove quelle da mobile sono state invece la quasi totalità e cioè il 91% passando per l’Italia e la Cina dove da mobile le vendite erano rispettivamente del 56% e del 73%. La Corea del Sud è stato il primo paese dove il digitale ha superato il supporto fisico che oltre a scontare un’enorme diffusione della pirateria presenta un una grande penetrazione dei cellulari. La Warner Music ha incassato oltre il 67% dei suoi ricavi dal digitale con l’album “Smile Again” di Baek Ji Young.
In tutta l’Asia va evidenziato il grande successo, diversamente da quanto accaduto in diversi paesi occidentali Italia in testa, delle risponderie musicali (il servizio che serve a personalizzare il tono di chiamata del proprio numero di telefono). L’Indonesia, secondo il rapporto, è il terzo paese dopo USA e Giappone.
In Europa il mercato più avanzato è quello britannico dove il 43% dei telefoni sono “musicali” e dove si riscontra la più alta percentuale di utilizzo del cellulare per ascoltare musica [8].

Certo si continua a parlare di ascolto, ma la qualità spesso fa difetto ed ha avuto di che lamentarsi Peter Gabriel per la perdita significativa dell’esperienza sensoriale per di più paradossale in un mondo tecnologicamente avanzato. Fino a quando non si svilupperanno a pieno nuovi formati questi limiti rimarranno. I Metallica e i Nine Inch Nails hanno provveduto recentemente a rendere disponibile brani digitali in qualità migliore[9].
E quello di migliorare i formati è un’iniziativa che porterà sicuramente all’aumento del prezzo unitario del brano digitale aumentando ricavi e margini delle aziende.

Tornando ai mercati nazionali potrebbe essere utile seguire alcuni eventi accaduti su quello giapponese in quanto potrebbe indicare in maniera più netta questa linea di tendenza che va verso la mobilità e verso la comunicazione sul mezzo più personale che i consumatori detengono: il cellulare.
In Giappone il grande successo della musica digitale e da mobile è dovuto oltre che alla grande penetrazione di telefoni cellulari tra la popolazione e tra questi quelli che consentono di navigare e scaricare più velocemente dalla creazione nel 2001 di una società detenuta dalle case discografiche per la vendita di brani digitali.
Un contesto di questo genere ha permesso che i GReeeeN, assolutamente sconosciuti fino agli inizi del 2007, e con una creativa campagna promozionale con strumenti non tradizionali hanno visto scaricare il loro brano Aiuta per un milione di volte.
La cantante Utada Ikaru ha venduto con il suo singolo sette milioni di “pezzi” digitali partendo dal mastertone legato alla serie TV Hana yori Dango 2 [10].

Nel 2007 la classifica assoluta stilata da Rapporto vede il brano Girlfriend di Avril Lavigne con 7,3 milioni seguito appunto dai 7,2 milioni di Flavor of Life della Ikaru. Al terzo posto si colloca con 6,6 milioni di download Umbrella di Rihanna [11].  Bisognerebbe analizzare meglio questi dati per capire la predominanza femminile in questa classifica.

E chiudiamo sul come preferiscono pagare i clienti. Il modello più popolare è a-la-carte: scelgo e pago. Si sta cercando di proporre anche il modello della sottoscrizione a un servizio con frequenza di rinnovo settimanale o mensile. Uno di questi esempi è MusicStation lanciato per i cellulari e attivo in GB, Svezia, Hong Kong. In GB costa 1,99 sterline a settimana ed è comprensivo del costo di connessione. Una strada che sarà sicuramente percorsa sarà quella della pubblicità che potrà consentire di ascoltare o scaricare gratuitamente brani musicali.
Ciro Ardiglione

[1] www.ifpi.org, 20 luglio 2008
[2] IFPI, “Digital Music Report 2008, Revolution Innovation Responsibility”, pag. 3; il paragrafo riporta anche altri esempi di come aziende e autorità stanno provvedendo in Belgio, Svezia, Taiwan, Corea. L’autore spera che l’EU capitalizzi la posizione del presidente francese.
[3] Andrea Franceschi De Marchi, “Peer to Peer, via la connessione a chi scarica: il Giappone adotta la dottrina Sarkozy”, www.ilsole24ore.com
[4] In Italia nel 2007 si stima un calo di circa il 17% della musica registrata il cui fatturato è di circa 211 milioni di euro; Daniele Lepido, “A pieni giri il business dei concerti”, Il Sole 24 Ore 1 giugno 2008, pag. 22
[5] IFPI, “Digital….”, pag. 6
[6] IFPI, “Digital….”, pag. 7
[7] IFPI, “Digital….”, pag. 12
[8] IFPI, “Digital….”, pag. 8
[9] Alessandra Carboni, “Mp3 e CD sulle barricate” Alias 28 giugno 2008, pag. 8
[10] IFPI, “Digital….”, pag. 9
[11] IFPI, “Digital….”, pag. 6; la classifica tiene conto di tutte le versioni del brano e di tutti i formati ed è riferita esattamente al periodo dicembre 2006 novembre 2007

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