Dall’Africa alla Grecia. Il risanamento del FMI: una storia di economie reali distrutte.

Vietnam Delta Mekong Cài Bé
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In un recente viaggio in Marocco sono stato a contatto con un sistema socio-economico estremamente fragile e arretrato e  con una povertà più profonda e radicata, in un  paese, che pure è tra i più sviluppati del nord Africa. Ho poi scoperto che di recente Morgan & Stanley ha declassato il Marocco da “Paese Emergente” a “Paese Frontaliero” e che è stato affidato ripetutamente alle cure di FMI che dopo essere intervenuto già in più  occasioni, ne monitora l’economia. La sigla evoca ricordi laceranti in relazione ai recenti fatti Greci dove l’intervento ha provocato uno sconquasso sociale, senza vantaggi apparenti  per la situazione economica.

IMF (o FMI – Fondo Monetario Internazionale) è un’ Istituzione  creata nel luglio del 1944 a Bretton Woods dove si  stabilirono  le regole delle relazioni economiche dei  principali paesi industrializzati del mondo.  “Guardiano” della stabilità monetaria,  in un sistema in cui il dollaro avrebbe dovuto  essere moneta di scambio e riferimento per tutti: come recita il trattato  “promuovere la coerenza tra le politiche economiche dei paesi e la stabilità del sistema monetario e finanziario internazionale” .
I membri originari erano solo 29, oggi fanno parte dell’organizzazione 188 paesi.
Per questi dati e per questi meccanismi Il sistema di voto proporzionato all’importanza del paese , favorisce i paesi “occidentali” e più sviluppati: la Germania ha una percentuale di voto del  5,82%, l’Italia ha il 3,36%, ma il Burundi è allo 0,06 e il Marocco non è molto più quotato. Il paese più importante del Fmi? Gli Stati Uniti con una quota del 17,69% del totale. L’Olanda  ha più potere di voto della Cina e dell’India.
Il sistema sembra  iniquo e non democratico, gli Stati Uniti ed i paesi sviluppati dell’occidente prendono tutte le decisioni e i compiti sono stati intesi sempre in maniera estensiva. Spesso le decisioni del FMI sono prese in maniera poco trasparente e  imposte a governi democraticamente eletti che non possono più indirizzare le  loro politiche economiche. John Maynard Keynes  all’epoca dell’istituzione del Fondo si oppose all’idea della sede negli Stati Uniti per  limitare un’ eccessiva influenza del governo americano.

Marocco Fez conceria foto Sorrentino
Marocco. Fez, concerie. 2014
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Il Fondo Monetario Internazionale concede prestiti ai paesi che lo richiedono a condizione che questi pongano in essere una serie di “riforme strutturali”. Questi piani sono improntati ad una visione neoliberista dell’economia, quindi vengono  imposti al paese tagli sul deficit di bilancio, privatizzazioni in larga scala, abolizione di qualsiasi forma di controllo sui prezzi.
Esemplificativo è l’intervento nel Congo/Zaire dal1978. All’inizio il Fondo incarica un economista tedesco (Edwin Blumenthal ) che dopo neppure un anno si dimette non nascondendo nel suo rapporto tutto il disgusto per la situazione dell’economia del pese sottoposta alla voracità di una classe dirigente incapace e corrotta. Il paese all’epoca si chiamava Zaire ed aveva un  dittatore, Mobutu, molto poco illuminato, ma appoggiato dagli  Stati Uniti di Reagan e dalla Francia di Giscard per cui i prestiti vengono accordati (oltre 700 milioni di dollari in 10 anni). Risultati? Il PIL cala del 2,99%. La quota sul PIL del lavoro cala dell’8,5%, la quota sul PIL del capitale sale del 9,5%.  La moneta svalutata sei volte passa da un rapporto di cambio col dollaro da 2 dollari a 1 a 0,003 dollari per unità (1983). Il debito coi finanziatori stranieri viene rinegoziato 9 volte, il PIL pro capite da 600 arriva a 200 dollari. Mentre viene somministrata una cura da cavallo di privatizzazioni che porta i dipendenti statali da 444.000 a 289.000 e gli insegnanti da 285.000 a 126.000, l’inflazione viene fermata ma le condizioni della popolazione diventano drammatiche con disoccupazione dilagante, servizi carenti, le strade percorribili che dagli originari 140.000 Km riducono a  meno di 20.000. Un esempio di una cura micidiale con vantaggi solo per il dittatore di turno e profitti sicuri solo per mercanti, fabbriche d’armi e chi li finanzia.

Marrakesh asino da trasporto

Marocco. L’asino ancora un mezzo di trasporto. 2014
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Il Premio Nobel Joseph Stiglitz, e altri accusano FMI di essere un’istituzione manovrata dai paesi forti e di peggiorare le condizioni dei paesi poveri anziché favorire l’interesse generale;  che con i suoi interventi  aggrava solo le condizioni di partenza e che quasi mai è risolutiva. Infatti tenta di stabilizzare le situazioni liberalizzando e attivando flussi di capitale, ma questi flussi tendono ad abbandonare i paesi in recessione, proprio quando il paese ne avrebbero più bisogno, per affluire  verso i paesi nel periodi di rapida espansione e questo per Stiglitz crea  rischi enormi  anche per i paesi sviluppati che hanno banche forti, borse valori mature e istituzioni più efficienti.

Non è forse questo che sta accadendo in questo momento all’Europa?
Tentando di ottenere con questi sistemi la riduzione del deficit di bilancio di uno Stato ha  portato solamente ad un impoverimento di cittadini e aziende. La visione neoliberista del Fmi,  comporta inevitabili  effetti negativi sul lavoro e l’occupazione: alti tassi di interesse scoraggiano gli investimenti privati produttivi e portano al fallimento anche imprese sane. Il tentativo di ridurre il deficit provoca inevitabilmente la crisi della domanda di beni e servizi,  quindi una riduzione  dei consumi e dei profitti, con conseguenti licenziamenti e ulteriore nuova povertà. L’aumento della disoccupazione scoraggia l’investimento da parte di nuovi imprenditori ( gli investimenti esteri raggiungono livelli alti nel momento in cui la disoccupazione viene tenuta bassa), così anche le imprese sane entrano in crisi. Secondo Jacques Giri, in Senegal le politiche (del Fmi!) di eliminazione dei protezionismi hanno portato alla distruzione di interi settori industriali. La “stabilità economica” perseguita attraverso le privatizzazioni, troppo spesso ha provocato disastri e ha solo svalutato i beni pubblici provocandone solo il deprezzamento e la cessione a prezzi ridicoli. E la rivalutazione dei costi dei servizi privatizzati o il saccheggio delle società acquisite. Come è successo, senza colpe del Fondo, solo per colpa degli amministratori pubblici anche in Italia con le privatizzazioni degli anni ’90 (vedi ad esempio Telecom ed Autostrade).
Alcuni economisti tra cui gli americani Vreeland (New York Un.) e Przeworski ( Yale Un.), sostengono che  le  politiche di stabilizzazione e austerità del FMI sembrano inefficaci e controproducenti,  anzi è stato dimostrato che tra il 1950 e il 1990 il  risanamento dei conti pubblici non ha  portato a  una reale crescita economica. Così le nazioni sottoposte alle cure del  Fmi sono cresciute in media il 2,04% all’anno, contro il 4,39% degli altri paesi. Negli anni Ottanta, hanno ottenuto prestiti anche Paesi governati da dittature (Cile, Argentina, tanti paesi africani…) così  parte dei soldi ricevuti in prestito sono stati investiti  in armi e esercito;  negli anni ’90 il debito è cresciuto in modo esponenziale: il debito dai 1.100 miliardi di dollari del 1986; nel 1996 ha superato  i 2.100 miliardi di dollari. La conseguenza è stata il folle aumento del costo degli interessi, passati da 92 miliardi di dollari nel 1990, agli oltre 240 miliardi di dollari.

L’intervento di FMI (e Banca Mondiale), e “piani di aggiustamento strutturale”,  per stabilizzare i bilanci dei paesi e di aprire le economie al mercato globale finisce con  aumentare ulteriormente il debito. Per ridurre la spesa pubblica viene chiesta  l’eliminazione  di alcuni servizi gratuiti essenziali (es. sanità istruzione) o la privatizzazione di altri servizi come trasporti e telecomunicazioni. E quindi  politiche di austerità, con una forte riduzione delle spese e delle garanzie sociali, privatizzazioni delle imprese statali e licenziamenti. Per dirla con termini crudi deprezzamento delle risorse naturali e addio sviluppo sostenibile!
Nel 2014 Christine Lagarde ha dichiarato  che la Grecia è sulla strada giusta per la ripresa (con  le previsioni del Fmi del PIL in crescita del 2,9%) per il prossimo anno. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione è al 26,7% e quella giovanile è al 57%, troppe  famiglie  che devono sopravvivere con 800 euro al mese riescono a stento a sfamare i propri figli, le statistiche registrano aumenti di suicidi, depressioni, e anche di casi di infarto cardiovascolare. Con il dimezzamento del bilancio della Sanità la mortalità infantile è quasi raddoppiata (aumento del 43%), il numero dei bambini che nascono sottopeso è cresciuto del 19%, il numero dei bimbi nati morti del 20% e persino l’AIDS  (da 15 casi del 2009 a 484 del 2012) col taglio delle forniture di siringhe monouso e profilattici ai tossicodipendenti si aggrava.
Solo nel 2012 in Grecia il Fondo Monetario Internazionale ha erogato prestiti per 30 miliardi di dollari. Si è tentati di dire, meglio farne a meno!
I Greci ora vanno a nuove elezioni che certamente sanciranno nuovi equilibri. E l’Italia, auguriamoci che possa continuare da sola, senza cercare aiuti che complicherebbero ulteriormente una situazione già messa a rischio e un’economia in ginocchio per l’adesione ai dettami del neoliberismo e della parità di bilancio a tutti i costi..

Francesco de Majo

Joseph Stiglitz, “Globalization and Its Discontents“, January 1, 2002  by -W. W. Norton & Company
Jacques Giri, “L’Afrique en panne: Vingt-cinq ans de “developpement” (Les Afriques) (French Edition) (French) Paperback – 1986
Adam Przeworski , James Raymond Vreeland,  “The effect of IMF programs on economic growth” (L’effetto dei programmi del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita economica
Naomi Klein, “The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism“, Jun 24, 2008 Picador
aa.vv. The Lancet, Vol. 383, No. 9928, p1543 Published in issue: May 03

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