Dall’emergenza alle elezioni in Polonia: ne parliamo con Leonardo Benedetti

Polonia Varsavia
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La disputa politica in Polonia non è calata di torni nemmeno con l’emergenza sanitaria. Per parlarne abbiamo intervistato Leonardo Benedetti con il quale abbiamo affrontato anche temi che vanno oltre l’attuale dramma che avvolge l’Europa.

Leonardo Benedetti

Leonardo Benedetti si è laureato in relazioni internazionali all’Università di Roma Tre. Innamorato dell’” Europa di Mezzo”, ha trascorso periodi di studio e lavoro tra Repubblica Ceca, Romania e Polonia, dove vive attualmente. Per East Journal è responsabile dell’Europa Centrale.

Una prima domanda personale: adesso dove vive? La sua giovane età, il suo essere cresciuto in un’era digitale la sta aiutando in questa emergenza?
Attualmente vivo a Varsavia, in Polonia, un paese che mi ha dato tanto già quando arrivai qui nel 2016 per proseguire i miei studi. Varsavia è una città moderna, cambiata tantissimo negli ultimi anni. Soprattutto nell’innovazione digitale è avanguardia in questo spicchio d’Europa. Ciò permette ormai da settimane di minimizzare lo stravolgimento lavorativo dettato dall’emergenza mondiale. I giovani polacchi hanno grande familiarità con gli strumenti informatici e la gran parte delle università e degli uffici hanno attivato il lavoro da casa, come nel mio caso. Certo è bene non dimenticarci che in alcuni settori questo ancora non è possibile, e forse non lo sarà mai. Personalmente però devo ringraziare ancora una volta questo paese.

Sia pur in ritardo e dopo aver chiuso le frontiere le misure adottate in Polonia, come negli altri paesi del gruppo Visegrad Paesi di Visegrad (Ungheria, Repubblica ceca, e Slovacchia) le misure sono rigide: può darci qualche dettaglio sulle restrizioni decise? E può darci, se ci sono, le diverse posizioni assunte all’interno del panorama politico e scientifico?
Come nel resto d’Europa anche qui ci si è trovati sorprendentemente in balia di questa pandemia mondiale. Bisogna ammettere che anche all’interno dei paesi di Visegrad le reazioni sono state cadenzate differentemente. Il governo polacco ha iniziato dalla chiusura di scuole, musei, cinema e teatri, quando i casi accertati era solamente 50. È stato sin da subito incoraggiato il lavoro da casa per le imprese in grado di promuoverlo, sono state chiuse tutte le attività di aggregazione e sospesi tutti gli eventi. Da qualche giorno si sono stabiliti anche degli orari specifici riservati alla popolazioni più anziana, per lo svolgimento delle compere necessarie (supermercati, farmacie, impellenze mediche). Anche qui in Polonia non ci sono state grosse divisioni politiche o scientifiche di fronte a questi provvedimenti, ma la polemica è scoppiata per la decisione del partito di governo di non rinviare, per ora, le elezioni presidenziali di maggio. Una prospettiva che a oggi sembra poco più che una chimera.

Al quotidiano “Dziennik Gazeta Prawna”, il ministro della Sanità, Lukasz Szumowski ha rassicurato circa la situazione in Polonia: meno contagiati del previsto e una buona organizzazione con oltre 10 mila respiratori e con circa 10mila posti letti ospedalieri riconvertiti alla lotta al coronavirus. Il Sistema sanitario è ben strutturato come si dice?
Su questo sarà possibile rispondere solamente quando la tempesta sarà finita del tutto. Anche le polemiche politiche sono sospese di fronte all’emergenza pandemica. Di certo c’è solamente il grandissimo impegno in prima linea di tutto il personale medico polacco.

La Polonia è uno stato con molti più giovani in Italia (41 vs 45 anni l’età media) in gran fermento da anni: come sta reagendo la popolazione? Anche in Polonia si avvertono i primi sintomi collegati alla “fame”, alla povertà come ha detto Papa Francesco?
Le sensazioni umane sono le stesse qui come altrove. Ogni giorno che passa le persone prendono sempre più coscienza della situazione attuale, ma non dobbiamo dimenticarci che non siamo tutti uguali. Le parole di Papa Francesco ci ricordano che viviamo in un mondo strano, dove abbiamo un popolo degli abissi senza un tetto e infinite case vuote. Questa situazione che ci appare surreale sta mettendo in luce le vere necessità umane, e con loro le forze realmente responsabili del benessere al quale siamo abituati: tutti quei lavoratori che oggi sono in prima linea nei supermercati, negli uffici pubblici, alla guida dei tram cittadini. Non dimentichiamocene dopo.

Dopo una burrascosa seduta telematica del Parlamento, le elezioni presidenziali del 20 maggio sono state confermate. L’opposizione è contraria e la candidata Małgorzata Kidawa-Błońska ha detto che le boicotterà. Kosiniak-Kamysz del partito popolare agrario e Robert Biedroń per la sinistra potrebbero fare altrettanto e così, come ha scritto lei su East Jpurnal, la rielezione di Andrej Duda sarà “una grottesca formalità”. Cosa c’è dietro questa volontà del Partito di Governo visto che Duda, di fatto, gode di un vantaggio incolmabile? Può presentarci i candidati dell’opposizione e le loro linee politiche?
Ho scelto quel termine perché credo esprima in pieno la situazione kafkiana che si è creata nella politica polacca. Il partito di governo non vuole rinviare le elezioni presidenziali di maggio, una decisione inaccettabile per le opposizioni, intenzionate a raggiungere il punto di non ritorno e ritirare i propri candidati. Questa eventualità, non così remota come potrebbe sembrare, creerebbe un precedente nefasto per la Polonia, andando incontro a una farsa elettorale con i cittadini obbligati a scegliere se tutelarsi o rischiare e recarsi alle urne, con un risultato a senso unico per l’attuale presidente Duda che rappresenterebbe tutto fuorché una reale legittimazione politica.
È chiaro che l’attuale presidente, espressione del partito di governo Diritto e Giustizia, voglia fare di tutto per cercare di votare il prima possibile. È in testa in tutti i sondaggi e la situazione attuale sta rendendo praticamente impossibile la campagna elettorale, togliendo quindi chanches di recupero ai candidati delle opposizioni. Inoltre, al termine dell’emergenze le incognite sociali ed economiche saranno appunto imprevedibili, rischiando di ribaltare l’attuale equilibrio politico. Un grosso pericolo per chi è al governo, che quindi cerca in ogni modo di non rimandare il voto. Credo comunque che a stretto giro di posta il rinvio delle elezioni sarà inevitabile e verrà probabilmente annunciato entro poche settimane.
Riguardo le opposizioni, ha poco valore parlarne adesso. Continuano a non convincere i cittadini polacchi, e la debolezza dei candidati scelti sia dal centro-destra che dalla sinistra non aiuta le speranze di quanti sono stufi del governo attuale.

Un’ultima domanda: la Polonia è sotto osservazione di Bruxelles sul tema dello Stato di diritto, pensa che ci possa essere una deriva simile a quella ungherese?
Questo è un altro tema che in Polonia puntualmente torna nel dibattito pubblico. Lo scontro con Bruxelles è aperto da anni, sul tema dell’immigrazione, sull’ambiente, sullo stato di diritto. Queste tensioni sono usate dagli schieramenti politici per fini elettorali, soprattutto dal governo: unire l’elettorato contro il nemico esterno, spostando a piacimento l’attenzione popolare e la disputa politica. Nella quotidiana realtà, invece, la Polonia è un paese strettamente legato all’Unione Europea. È lo stato membro che in assoluto ha ricevuto più fondi comunitari negli ultimi 5 anni, e nelle decisioni economiche di caratura europea si è quasi sempre allineato alla volontà della maggioranza. Finché farà comodo a entrambi, non ci sarà quindi alcuna spaccatura.

Pasquale Esposito

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