Daniele Trovato: romanzi, informazione di approfondimento e politica

Daniele Trovato

La grande curiosità che spinge Daniele Trovato ad osservare la realtà è stato il movente che mi ha spinto ad incontrarlo. Dopo esserci rincorsi a causa di piccole disavventure reciproche, siamo infine riusciti a dialogare e Daniele non ha lesinato né sul tempo né sull'approfondimento degli argomenti,  tra , e .
Daniele Trovato vive  a Roma, è scrittore, attore, sceneggiatore, blogger, fondatore e anima portante di Guerriglia Radio, dove pubblica interviste sempre di grande interesse e approfondimento per offrirci ragioni e interpretazioni che spesso non appartengono all' mainstream.

Chi è Daniele Trovato?
Sono uno scrittore, ma il lavoro principale è in un'azienda di telecomunicazioni. Ho pubblicato due romanzi e una serie racconti all'interno di raccolte con altri narratori. Ho incontrato tardi il teatro, a 35 anni, come attore, anche se da dilettante, in contesti artistici professionali. Stando il quel mondo poi ho coniugato il lavoro attoriale con la scrittura teatrale, arrivando a scrivere alcune commedie, anche per ragazzi, che sono rappresentate da alcune compagnie.

Scusa, ma le Filosofavole, altro tuo lavoro, le racconti a tuo figlio?
Sì, gliele ho raccontate. Adesso mio figlio ha sei anni. Quando aveva tre anni gli piaceva addormentarsi con la storia di Valpurga, un racconto un po' alla Tim Burton, ambientato in Italia riattualizzando mitologie italiane, streghe, demoni. Il personaggio è una bambina intelligente, bruttina, che si trova perfettamente a suo agio in mezzo a questi mostri. Adesso ha imparato a leggere e sono curioso di sapere cosa dirà un giorno delle mie favole, magari le stroncherà.

Quindi le favole funzionano anche negli anni 2000…
La favola è immortale, è un modello di narrazione che non può perire, può aggiornarsi, reinventarsi.  Del resto, non ci sono generi letterari che siano davvero morti. Il gusto per l'epica si è trasformato in quello per il fantasy o in certi romanzi storici; l'archetipo che è dietro a queste forme narrative, il tipo di emozioni o di immaginario che scatenano non può perire ma soltanto trasformarsi: cambiano i media, le contestualizzazioni, le ambientazioni, il gusto del pubblico.

Per ragionare su alcune tue passioni letterarie ti chiedo: qual è il tuo romanzo preferito tra quelli letti negli ultimi anni?
Impossibile rispondere. Non mi piacciono le classifiche. Per qualche anno ne sceglievo uno prima e rispondevo sempre allo stesso modo. Ad esempio, L'opera al nero di Marguerite Yourcenar è uno di quelli letti da adulto che mi è piaciuto molto. Poi probabilmente quelli che porto dentro sono quelli dell'adolescenza, che oggi forse farei fatica a rileggere perché letti a suo tempo con uno spirito di immedesimazione molto forte, tipico della fruizione adolescenziale, bellissima e formativa. Adesso sto leggendo molto Roberto Bolaño e sto terminando la lettura di alcuni libri di Philip Roth. Mi piace citare tra gli altri il romanzo Stoner di John Edward Williams, eccezionale.  Nell'ultimo anno ho letto molti romanzi storici; tra questi, anche se non sono interessato al periodo, molto ben costruito e scritto è Wolf Hall di Hilary Mantel, che ruota intorno alla figura di Thomas Cromwell. Questo mese sto terminando la lettura dei romanzi di Luciano Bianciardi, autore che adoro.

Salto quantico: come arriviamo a Guerriglia Radio?
Sono anche giornalista pubblicista; il mio sogno sarebbe stato guadagnarmi da vivere facendo il giornalista e poi scrivendo romanzi. In Italia però di romanzi non si vive, a parte poche, pochissime realtà e tra l'altro non tutte di qualità. Gli scrittori non vivono di sole copie vendute, hanno tutti altre attività, quando va bene nel campo della cultura. Tra l'attività di blogger e la scrittura per alcune testate online, ho continuato a fare giornalismo; poi, con l'arrivo dei nuovi media, con un gruppo di amici abbiamo fondato Guerriglia Radio, favoriti dalla possibilità dei costi di produzione contenuti.

Con quale obiettivo?
Fare comunicazione di area, invitando ospiti con i quali squadernare e sviluppare concetti coi tempi dell'approfondimento e non quello della news o dell'articolo breve.

Quanti siete?
Diciamo che questa patologia radiofonica, Guerriglia Radio, è stata fondata da quindici di noi, anche se non tutti ora collaborano direttamente. Alcuni, ad esempio, supportano le uscite, rilanciando con i loro strumenti (social e non) le pubblicazioni. Alcuni sono in redazione per le varie attività, dalle ricerche sui temi da affrontare al montaggio dei podcast; altri vengono in onda. Il live va su #pendolaria, su Twitter, un format molto informale, mentre l'archivio dei contenuti live e podcast è su Simplecast, oltre che replicato sulle altre piattaforme di streaming radiofonico e musicale.

Se dovessi consigliare ai lettori di mentinfuga l'ascolto di qualche approfondimento fatto negli ultimi tempi?
Questo mese due interviste risultano interessanti per le finestre che riescono ad aprire gli intervistati: Demostenos Floros sui temi connessi all'energia e Fabio Massimo Parenti sui rapporti tra Occidente e Cina: entrambi sono su Yoututbe in video e poi l'audio trasformato in podcast. Entrambi hanno grande competenza e soprattutto offrono uno sguardo molto diverso da quello che trovi nell'informazione mainstream.  Un altro contenuto interessante è una trasmissione in cui era ospite Nicola Melloni, ricercatore italiano all'università di Toronto, che ritengo sia uno degli intellettuali più interessanti. Con lui abbiamo parlato della cecità dell'Occidente in questa fase. L'impressione è che di fronte ad un mondo in trasformazione, con la capacità dei popoli decolonizzati o parzialmente decolonizzati  di costruirsi nuovi spazi di autonomia, la postura dell'Occidente sia ancora suprematista; ci stiamo arroccando e sembriamo non voler vedere i cambiamenti in corso. Non possiamo più pensare di essere al centro del Mondo che si sta decentralizzando, è il modo peggiore per vivere un cambiamento; il rischio è quello di soccombere, se continuiamo a proiettare sugli altri i nostri schemi culturali.
Su un tema di politica interna invece consiglio la trasmissione sull'autonomia regionale differenziata, ospite il professor Gianfranco Viesti.

Roma via dei Fori Imperiali
Roma. Foto Giovanna D'Avanzo

Tu vivi e lavori a Roma. Da cittadino dove cominceresti a metter mano per una migliore le esistenze dei romani, soprattutto di quelli che non hanno risorse sufficienti?
Avendo il centro storico più grande del mondo, inevitabilmente Roma è diventata la città satellitare in cui esiste un centro che attira turismo, ricchezza, con affitti altissimi, eventi culturali, anche se sempre meno purtroppo. Tutto il resto sono quartieri che diventano super periferie, con una distanza dal centro che non è più soltanto fisica. Qualcuno ha provato a riqualificare qualche area, ma sostanzialmente è rimasto il “modello Rutelli”: riqualifico a cerchi concentrici e in periferia non arrivo mai. Non sono un esperto di politica locale né di urbanistica, ma credo che un po' di policentrismo in più sia utile. Tu mi chiedi “da dove cominciare” e io ti rispondo: “sempre dal basso”. Perché se non coinvolgi le persone, quello che farai è creare centri commerciali e costruire interi quartieri senza la fermata della metropolitana.

Penso che portare lavoro sia determinante per lo sviluppo. Intorno al lavoro, le persone si aggregano e cresce il confronto, se vuoi anche lo scontro, intorno a cui trovare mediazioni per vivere meglio. E cresce anche la cultura, perché se nascono attività lavorative è più facile trovare e costruire spazi di aggregazione.
E quando si dice che non può essere lo Stato, il Comune a portare lavoro si sbaglia. È il pubblico che deve intervenire, perché ha capacità operativa ed è in grado di fare investimenti, anche se deve ascoltare ciò che viene dal basso, che andrebbe organizzato e sostenuto dalle amministrazioni.

Vedremo mai una sinistra che riesce a fare la sinistra al governo? Che cosa manca alla sinistra?
Non manca niente “alla” sinistra, manca la sinistra. È difficile parlarne, anche perché è stata fatta un'operazione sul linguaggio politico che ha trasformato termini che avevano un significato storico preciso, come “riformismo”, con qualcosa di completamente diverso. Il riformismo politico nasce in parallelo con il modello rivoluzionario: avevano lo stesso obiettivo di progresso e cambiamento della società, con mezzi e strategie evidentemente diverse. Adesso non si sa bene che cosa sia il riformismo, o meglio si tratta di pacchetti di leggi reazionare che aumentano il divario sociale, andando incontro agli interessi del capitale. Non so da quanto tempo non vediamo una riforma di senso realmente progressista. Il termine “riformismo” riecheggia continuamente, ma in realtà è “nuovismo” da due soldi con una responsabilità di tutta la sinistra.
Prima dobbiamo dunque metterci d'accordo su cos'è la sinistra. Se la sinistra interpreta le necessità della cittadinanza intesa come classe lavoratrice, dove ci sono: i lavoratori, i pensionati (cioè quelli che hanno finito di lavorare), gli studenti (cioè chi lavorerà) e i disoccupati (cioè chi vorrebbe lavorare), allora va bene. Qualunque altra cosa si discosti da questi gruppi sociali di riferimento non va sotto il termine di sinistra, nel migliore dei casi è pragmatismo spicciolo per far campare il paese all'interno dell'ordinamento economico esistente nazionale e internazionale,  quindi sostanzialmente conservatorismo e, nel peggiore dei casi, politiche di progressiva erosione  di tutti i diritti sociali acquisiti.

Il danno peggiore del Governo Meloni?
Da qualunque parte lo osservi, stanno attaccando i più deboli, favorendo il capitale, stanno promuovendo una politica culturale veramente aberrante. Non c'è un danno peggiore,  perché la cosa peggiore la faranno il giorno successivo e quella peggiore ancora l'indomani…
Una continua ricerca del nemico di turno: i rave party, l'attivista green che usa la vernice lavabile, poi l'anarchico – improvvisamente abbiamo un pericolo anarchico di cui non se ne è accorto nessuno – il consumatore di marjuana, l'immigrato.  E come  poteva mancare l'immigrato, che va fermato magari lasciandolo annegare? Ne inventano uno a settimana.

Daniele Trovato Il paradiso per sottrazioneVeniamo a Il paradiso per sottrazione, il tuo secondo romanzo, parte di una trilogia.
Tra il primo Ali e corazza (2011) e il secondo ci sono alcuni personaggi secondari in comune, ma i protagonisti sono completamente scollegati. Le due storie sono ambientate negli anni tra il 2010 e il 2020 ed entrambe sono il tentativo di descrivere la società italiana dal punto di vista di personaggi irregolari. La protagonista del primo romanzo è una ragazza transgender fuori dagli stereotipi e nel secondo il protagonista è un attivista che aderisce alla pratica del black bloc, lavora in banca e si trova, anche un po' casualmente, a fare carriera. L'aspetto interessante, a mio parere, è che tramite loro osserviamo la società con lo sguardo di chi, per decisione sua o per vincoli della società stessa, fa fatica a trovare una propria collocazione nel presente, una perché discriminata, l'altro perché non accetta lo stato attuale di cose.

Quanto il tuo lavoro ti è stato utile nella scrittura dei due romanzi?
Alla costruzione di un romanzo contribuiscono molte cose: lo sguardo che hai sul mondo, gli incontri, le letture, le riflessioni, l'osservazione quotidiana dei comportamenti delle persone. Tanto materiale da modellare e a cui applicare una cifra stilistica, una “voce” del personaggio. In questo mi hanno aiutato il teatro e il cinema. Ho scritto testi per entrambi  e nel caso del cinema sono co-sceneggiatore del film del 2015 Il mondo magico, del regista Raffaele Schettino. Un film che recupera alcune storie dell'Italia rurale, compresi i riti e le superstizioni, in particolare con riferimento al lavoro di Ernesto De Martino. Adesso sto scrivendo la sceneggiatura de Il paradiso per sottrazione, ma ancora non funziona, ho delle difficoltà… come capita sempre.

Allora aspettiamo il film…

Pasquale Esposito

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