Darling di e con Sara Bosi

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Sara Bosi ci intrattiene per oltre un’ora in un monologo in cui interpreta quattro donne in diverse fasi della vita ciascuna con un differente spessore emotivo ed un diverso livello di consapevolezza del che cosa voglia dire essere donna nella società e nei rapporti di coppia.

Sara Bosi

Una scenografia che contempla diversi “outfit” femminili posti in angoli diversi del palco, ciascuno appartenente ad un diverso personaggio ai quali Sara Bosi si avvicina e come in una seduta spiritica dove vengono invocate “presenze immateriali”, Sara tocca quegli abiti e presta il suo corpo, la sua voce, le sue bellissime mani perché ciascuno spirito di donna possa parlare con il pubblico e raccontare di sé.

La prima è una adolescente innamorata dell’amore al punto di voler realizzare se stessa attraverso il matrimonio con il ragazzo perfetto; desidera che sia alto, biondo che sia il primo in tutto per lei, la tensione verso un ideale che non esiste farà bel presto i conti con una realtà molto meno perfetta quando ad una festa Jacopo la bacia; “perché mi baci se non mi ami?” , “hai forse bisogno di un anello per baciarmi?

La seconda è una giovane donna da un punto di vista anagrafico, ma nata già vecchia nell’anima. Tutto in lei è già vecchio; il modo di vestirsi, il modo di lamentarsi, il modo di annusare gli odori e di rapportarsi con la sua famiglia con il bel pescatore che incontra ad Antibes, sembra che in lei la freschezza e i fermenti della gioventù siano nati già vecchi e quando se ne renderà conto sarà troppo tardi.

La terza è una ragazza che è cresciuta in compagnia della sua ansia, al liceo ha conosciuto quello che per tre anni è stato il suo ragazzo e dal quale lei è stata lasciata durante le vacanze in Sicilia, la fine della relazione ha provocato in lei una enorme sofferenza così come solo i giovani sanno soffrire , lei soffre con ogni angolo del suo corpo “per fortuna si soffre con il corpo perché la mente non sopporterebbe tanto dolore, la mente rimarrebbe paralizzata”. La sofferenza è tanto più grande quanto più indefiniti sono i confini della nostra personalità rispetto all’altro: “dovevo solo essere carina, sorridente e fare l’amore”, “Io ero speciale perché lui mi faceva sentire così, non ero speciale per merito mio, ma ero speciale per merito suo, gli uomini che annientano le tue paure ti mancheranno per sempre”.

La quarta donna è confusa, insicura, cerca conferme di sé stessa nell’altro. Ha scoperto un video porno sul computer del suo ragazzo, ma soprattutto si è resa conto che non c’è nulla in lei che assomiglia alla pornostar: le sue cosce sono rotonde ha la cellulite e si chiede come possa il suo ragazzo che trova bella la donna del video essere attratto da lei che è completamente diversa.
Decide di essere bella, di cambiare il suo corpo, accetta l’imposizione della società pur di essere accettata di essere attraente, è vittima delle aspettative degli altri e il valore che sente di avere dipende da quanto sarà in grado di attrarre gli uomini. Intanto però è anche consapevole della trappola nella quale si è infilata, non manca in lei la consapevolezza: “se le donne non venissero giudicate in base alla quantità, ma alla qualità cioè simpatia, intelligenza o all’insieme dei suoi difetti?”. E non mancano in lei i richiami ai pericoli che sottostare ai canoni estetici per sentirsi desiderabili comporta ; “nei giovani i disturbi alimentari sono la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali”.

Darling è un affresco sul variegato mondo femminile che senza avere intenti politici o di condanna descrive attraverso le voci delle protagoniste aspirazioni e disillusioni.
Come non ricordare posando lo sguardo su queste immagini di donne fragili, insicure, timorose, ma al contempo riflessive e consapevoli della propria condizione la frase di Simone de Beauvoir: “Io accetto la grande avventura di essere me stessa”.
Adelaide Cacace

Teatro Franco Parenti – Milano
fino al 23 febbraio
Darling
di e con Sara Bosi
supervisione artistica di Pierfrancesco Favino
produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo
in collaborazione con Scuola di formazione del mestiere dell’attore – L’Oltrarno
durata 1h

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