Davide Matrisciano. Il profumo dei fiori secchi. Elettronica pop per figure liriche sperimentali

il profumo dei fiori secchi davide matrisciano
history 3 minuti di lettura

La lettura dei titoli dei quindici brani che compongono il secondo album di Davide Matrisciano ci lascia già rappresentare lo spazio letterario in cui ci muoveremo. Un flusso di immagini oniriche che si arrampica sui versi cantati e sulle composizioni musicali, a volte placide altre più sperimentali, che profumano intensamente di elettronica, di Legni  bruciati, Nell’ozio mi scioglievo/ Incautamente dormivo/Il sangue scorreva annoiato/Su poltrone di pelle sintetica mi perdevo.
Sistema venoso, una delle eccezioni, per il ritmo costantemente accelerato e tenuto vivo dalla batteria, sempre in primo piano, anche quando accompagna quasi da sola la chiusura di quella voce che richiama uno dei suoi padri musicali, Franco Battiato.

Davide Matrisciano

Il profumo dei fiori secchi arriverà il 25 marzo prossimo ed è successivo a Traffico di pulsazioni (9 modi di intendere il frastuono) pubblicato nel 2012 sempre per l’etichetta Prehistorik Sounds e successivo al romanzo, sempre di quell’anno, La corsa senza battiti. La matrice ambient è quasi del tutto abbandonata rispetto al primo per fare spazio all’elettronica pop che si porta dietro anche la voglia di sperimentare.

In questo suo lavoro il giovane ventottenne musicista napoletano ha ospitato molti e noti artisti [1] e si è fatto affiancare da amici cantautori come Zorama, Varnadi, il duo Principe e Socio M. tutti di Napoli e dintorni e dal cantautore romano Fabio Cinti.

Davide Matrisciano

Il sintetizzatore introduce il disco con Al di là degli ombrelli con deviazioni che vengono diritte da Le Orme, mentre la voce si fa plurale quando diventa parlato profondo ricordandoci che i presagi ci attraggono da sempre e la coscienza dell’umano non ne risente.
Un pop rock leggero si intrufola, tra suoni elettronici e passaggi rumoristici, in alcuni momenti di Corrente elettrica e papaveri, anche in Ho camminato  su un  aquilone ci sono digressioni pop rock anche se meno rilevanti, ma è la sinuosità della tromba che addolcisce le pestata elettroniche a rappresentare una scelta musicale di elegante intensità.
Dopo una breve introduzione sperimentale un assolo di chitarra sferzante apre Nero Arcobaleno e poi sempre la chitarra ne detta il ritmo incessante Come in un quadro di Magritte/Tutto è stravolto/E il mondo sembra finire/Con l’arrivo di questo/Nero arcobaleno fino al sopraggiungere di un’altra voce melodiosa.
Sempre senza mai perdere ricami elettronici e rumoristici e nonostante quel beve momento parlato in tedesco In aria per sempre è forse la canzone più dolce e armoniosa per quegli accordi di piano che lungamente accompagnano Matrisciano, Piano/Fai piano notte mia/Spero in te.
Ciro Ardiglione

genere: pop elettronico
Davide Matrisciano
Il profumo dei fiori secchi
etichetta: Prehistorik Sounds
data di pubblicazione:  25 marzo 2014
brani: 15
durata: 73:58
cd: singolo

[1] Paolo Polcari (tastierista degli Almamegretta) in “Corrente elettrica e papaveri” e “In aria per sempre”; Cristiano Lo Mele (Perturbazione) e le sue chitarre in “Ricordi occulti (frammenti di memoria futura distorti)”; Massimo Ghiacci (bassista dei Modena City Ramblers) in Legni bruciati; Mattia Boschi (Marta sui Tubi) e il suo violoncello in  “Guarda su”; Nicola Manzan (in passato collaboratore dei Baustelle e de Il Teatro degli Orrori) e il suo violino in “Guarda su” e “Soli tra i fiori”; Davide Arneodo (polistrumentista dei Marlene Kuntz) e il suo violino in Prato al terzo piano; Carlo Boccadoro (compositore di musica contemporanea e direttore d’orchestra) e la sua celesta in “Quel camino emette sinfonie”; Lorenzo Corti (Le luci della centrale elettrica) e le sue chitarre in “Soli tra i fiori” e “Guarda su”; Massimo Jovine (99 posse) e il suo basso in  “Sistema venoso”, Marco Bachi (Bandabardò) e il suo basso in  “Armonia irreversibile”;  Lodo Guenzi (Lo stato sociale) e il suo synth in “Al di là degli ombrelli”; Cesare Malfatti (La crus) e la sua chitarre in “Esternazione delle ombre”; Sauro Lanzi (Casa del vento) e la sua tromba insieme al flauto in “Ho camminato su un aquilone”; Saro Cosentino (collaboratore storico di Battiato, ed in alcune occasioni al fianco di Peter Gabriel, Peter Hammill) e la sua chitarra in “Prato al terzo piano”  e Andrea Braido (chitarrista per Mina, Vasco Rossi, Zucchero)in Nero arcobaleno ed Armonia irreversibile.

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: