De Letteratura secondo Rabih Alameddine

Rabih Alameddine la traduttrice
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Dell’ideale percorso sulla scrittura intrapreso tempo fa, riprendiamo il tema della relazione tra lettore e scrittore, della magica corrispondenza che si instaura a partire dalle pagine scritte per arrivare a quelle lette. Un viaggio che nulla ha a che vedere con l’acutezza intellettuale o specificatamente economica che richiederebbe il mercato, ma piuttosto con l’esplorazione e decodificazione dell’avventura che lo scrittore ha sviluppato per raccontare la propria visione, o verità, e che il lettore considererà e coglierà secondo la propria intuizione ed esperienza, travalicando i confini dell’immaginazione e persino superando quei limiti entro i quali la scrittura ha dovuto cingere la propria metafora.

Tale relazione extra-ordinaria è tema principale dell’ultimo romanzo di Rabih Alameddine, “La Traduttrice” edito da Bompiani. Collegamento tra lettore e libro che qui assume non solamente contorni consolanti e consolatori, ma che è inteso a sostenere il primo nel suo percorso di vita e di comprensione del mondo.  Il lettore di cui racconta lo scrittore di origine giordana, già autore di “Hakawati: le mille e una storia”, è una donna di 62 anni nata e vissuta a Beirut, città vivace e moderna degli anni ’60 che si lascia demolire e vandalizzare dalla guerra civile tra il ’75 e il ‘90 per trasformarsi infine in una metropoli del XXI secolo sebbene ancora teatro di bombardamenti e scontri razziali e religiosi. Attraverso le sue letture l’anziana Aaliya sembra voler dare un senso alla propria vita di divorziata dopo solo 6 mesi di matrimonio, di libraia per oltre 30 anni e di pensionata dedita alle traduzioni dei libri che più ha amato e che poi chiude in grosse scatole nascoste qua e là per la casa.  Una casa rifugio da cui neppure i bombardamenti o le irruzioni di soldati armati riescono a farla allontanare: una tana in cui nascondere la propria solitudine ma soprattutto la paura di un mondo i cui movimenti e le scelte raramente riesce a capire e nel caso a perdonare. La letteratura prima e successivamente anche la musica, accompagnano Aaliya nella sua quotidianità, solitaria danza in cui si affastellano rari rapporti carnali, complessi legami famigliari e faticosi rapporti di vicinato.

 

È tutto analizzato, meditato e compreso attraverso le letture e poi le traduzioni, entrambe in grado di assumere anche i sapienti contorni di una disamina politica e sociale che mai è didascalica. Le parole degli autori amati si alternano a quelle della protagonista, intrise a volte di laconico umorismo: classici come Dostoevskij o Flaubert o Twain, rubano la scena ai più contemporanei Pessoa o Malouf, tutti a parlare con lei o per lei.
Alameddin costruisce un personaggio che pur vivendo sulla carta e per la carta riesce a raccontarsi attraverso di essa diventando sempre più palpabile e realistico. Esempio straordinario della potenza edificatrice della letteratura che non abbandona mai, ma sostiene e ricompone.

V.Ch

Rabih Alameddine
La Traduttrice
Bompiani – 2013
312 pagine – Euro 18,00

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