Debito pubblico finto, effetti reali. Parte seconda.

history 7 minuti di lettura

Prima di procedere mi sembra doveroso chiarire un concetto. Le grandi aziende spesso assumono la veste di società di capitali, prevalentemente spa. Esse diventano persone giuridiche, quindi hanno una sede propria, stipulano contratti in maniera autonoma ecc… I loro proprietari sono gli azionisti, che possiamo classificare in due gruppi distinti. Nel primo troviamo la persona, o nel caso fossero più di una si tratta sempre un numero ristrettissimo, che detiene il pacchetto di maggioranza relativa o assoluta. Nel secondo ci sono tutte gli altri soci che detengono quote irrisorie. Il primo, o i primi, è colui che decide tutto sulla vita dell’azienda. I secondi non comandano un tubo. Con questo voglio solo dire che ogni volta che nominiamo una grande azienda, una persona giuridica, la dobbiamo associare a una o, poco più di una, persona fisica. Parlando di Fiat dobbiamo immediatamente vedere la faccia degli Agnelli. L’azionista di maggioranza farà tutto perché l’azienda, che è uno strumento nelle sue mani, gli procuri il massimo profitto. Certo non agirà per il bene della collettività. Anzi nel caso operare per un suo personale vantaggio dovesse comportare un danno per gli altri, senza ombra di dubbio, tirerebbe dritto per la sua strada.

Ma questo che c’entra con la Banca d’Italia, che è la banca degli italiani?  E che nesso ha con la BCE, che è la banca dei cittadini europei?
Prima sorpresa. La Banca d’Italia è una Spa, una azienda privata, di proprietà di altre banche private quali Intesa Bci, Banca di Roma, Unicredito ecc., la cui proprietà è di persone che fanno esclusivamente il proprio interesse.
Seconda sorpresa. La BCE è una azienda privata. Essa è di proprietà delle varie Banche Centrali, inclusa la Banca di Inghilterra che sta fuori dal circuito euro, a loro volta di proprietà di aziende private. Dietro queste ultime, lo ribadisco, ci sono persone fisiche interessate esclusivamente al proprio personale tornaconto.
Anche la mitica Fed, la Banca Centrale degli Stati Uniti d’America, è privata. Tra i proprietari figurano: Rothschild Bank, Lehman Brothers di NY, Goldman Sachs di NY ed altre ancora. La Fed ha sede a Puerto Rico!

Torniamo alla BCE. Sappiamo che il parlamento europeo  non ha alcun potere di interferire sulle decisioni da prendere, o su quelle già prese, dalla Banca Centrale. Quindi, a quei pochi proprietari di questa azienda  è demandata la politica monetaria che decide la sorte di un sistema economico che coinvolge centinaia di milioni di persone. Costoro decidono per il bene di tutti o solo per il proprio interesse?  Chi e perché ha deciso di affidare un compito così importante a privati e non assegnarlo ad un ente statale? I cittadini d’Europa avrebbero scelto la soluzione del privato o del pubblico?
La BCE oltre ad agire sui tassi di interesse, decide motu proprio quanta moneta può stampare ed immettere sul mercato. Vediamo che cosa significa.
I cittadini hanno bisogno di banconote per scambiare beni e servizi. Bene. Lo Stato italiano le deve chiedere alla BCE. Questa le stampa e le dà al richiedente. Se si chiedono tre banconote da euro 500,00 l’Istituto di Emissione spende 90 centesimi (euro 0,30×3 banconote)  per produrle, ma addebita ai cittadini italiani euro 1.500,00 (3×500,00). Ecco sorto magicamente il debito! È facile dedurre che all’ingresso dell’euro  è “apparso”, per i cittadini italiani, un debito che ammonta a ciò che deriva dalla sommatoria del valore facciale di tutte le banconote richieste dallo stato italiano. Se le avesse  stampate lo Stato non avremmo quel debito! Chi e perché  ha deciso che questo compito venisse assegnato a pochi privati?
Inoltre su quel finto debito è necessario pagare degli interessi. Ma il meccanismo è infernale. La Banca C. emette un certo ammontare di banconote che costituiscono il debito. Non ne stampa, tuttavia, per pagarne gli interessi. Per onorarlo è necessario richiedere altre banconote. Ma ciò incrementa il debito stesso!
E non è tutto. Siamo costretti a pagare anche i diritti d’autore! Su ciascuna banconota è stampigliato un cerchietto con una “c” dentro. Ogni volta che ne vengono emesse di nuove, vanno pagati i diritti di cui sopra. Sarà per questo che la qualità della loro carta è scadente? Si devono rovinare subito per portarle al macero ed emetterne di nuove sulle quali grava l’odioso balzello?
Quindi l’euro, come pure il dollaro, non ha valore intrinseco. La loro emissione è fatta a piacimento perché non è agganciata ad eventuali riserve auree, che ne limiterebbero la stampa. Ci viene data carta straccia, che potremmo stampare noi, cioè lo Stato. Ed è chiaro che il nostro creditore non è assolutamente interessato a riavere le “sue” banconote, dato che se ne può fare da sé quante ne vuole. Infatti al Paese che è stretto nella morsa del debito, finto ma spacciato per vero,  vengono chiesti beni reali. Così si svende il patrimonio dei cittadini (banche e assicurazioni di stato, autostrade, aziende di telecomunicazioni e produttrici di energia, materie prime e risorse in genere) che passa nelle mani di alcuni pochi ricchi, che non faranno mai gli interessi della collettività. All’Italia manca di cedere l’acqua e il patrimonio artistico. Amen.
Ulteriori prestiti possono essere fatti concedendo linee di credito a favore dei Paesi richiedenti. L’ente creditore, quindi pochi privati, digita sul suo pc un importo, per esempio 1 miliardo di euro, e lo manda per via telematica al futuro debitore. Quel miliardo di euro non è altro che un click elettronico. Chi lo concede non si priva di nulla. Chi lo ottiene si impegna a cedere beni reali.

E i politici sono a conoscenza di questo “geniale meccanismo“? Vediamo. In passato il governante, il sovrano, che decideva di muovere guerra ad un altro regnante finanziava le operazioni belliche in tre modi. Rastrellava soldi e persone tra la popolazione. Chiedeva finanziamenti agli orefici, poi divenuti banchieri (vedi Rothschild). Attingeva al suo personale patrimonio. Se le cose non andavano per il verso giusto il re ci rimetteva anche di suo. Poi la grande svolta. Governante e banchiere diventano soci ed entrambi si fanno creditori verso il popolo, al quale vengono addebitati tutti i costi. La guerra si vince o si perde banchiere e sovrano sono sempre creditori. Il popolo sempre debitore nei loro confronti. Oggi i nostri regnanti, ad esempio, acquistano inutili aerei da guerra che verranno pagati dai cittadini attraverso le tasse. E’ un modo per drenare risorse dai molti poveri ai pochi ricchi, nel nostro caso il produttore dei velivoli. Per rispondere alla domanda precedente, quindi, possiamo dire che ieri come oggi  ne sono a conoscenza. Anzi sono complici nella operazione di raggiro. Rispetto al passato, tuttavia, c’è una differenza. Il sovrano si imponeva al popolo, noi ce lo scegliamo. Siamo noi che li abbiamo votati e  dobbiamo accettare le scelte fatte da loro, in nome e per conto nostro.

Per la cronaca. Negli ultimi anni è Silvio Berlusconi a tentare una nazionalizzazione della Banca d’Italia seppur partendo da altre motivazioni. Ciò avrebbe fatto sì che il signoraggio, la differenza tra costo di produzione della banconota e il suo valore facciale, finisse nelle casse dello Stato italiano. Il progetto non fu portato avanti da Prodi in linea con il governatore della BdI Mario Draghi.
A questo punto dovrebbero essere chiare due cose.
La prima. “Se ci dicono che non si possono costruire ospedali per mancanza di moneta, è come se ci dicessero che non si possono costruire strade per mancanza di chilometri”. Questa frase è accreditata allo scrittore Ezra Pound.
La seconda. Non esiste riforma nella politica, nella economia, nella giustizia  e nella società in generale che avrà successo se prima  la sovranità monetaria non ritorna al popolo.
Infine mi sento di consigliare vivamente due testi illuminanti, da leggersi secondo l’ordine proposto. Il primo scritto in maniera semplicissima, individua il problema. Il secondo un po’ più tecnico lo sviscera. Si scoperchierà un verminaio.
Bruno Tarquini, “La banca la moneta e l’usura”, Ed. Controcorrente e Marco della Luna e Antonio Miclavez, “Euroschiavi”, Ed. Arianna Editrice.

Tommaso Pontonio

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article