Decenni di disoccupazione di massa e di redditi espropriati alle popolazioni

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Il titolo non è esagerato perché quando leggerete quanto viene fuori da due rapporti pubblicati qualche giorno fa vi renderete di quanto sia appropriato data l’incomprensibile stato del lavoro e della distribuzione della ricchezza.

Iniziamo dal mondo del lavoro analizzato dal rapporto “Global Employment Trends 2014” pubblicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) che deflagra l’austerità. Se mai avessimo avuto bisogno di conferme gli autori scrivono che in Europa e nelle economie avanzate la disoccupazione è passata dal 5,8% del 2007, anno di inizio ufficiale della crisi, all’8,6% del 2013.
In Italia negli stessi anni i senza lavoro sono duplicati passando dal 6,1% al 12,2% e con una previsione del 12,7% per il 2015.
Di fatto le politiche volte a ridurre i debiti pubblici per raggiungere la parità ha prodotto, soprattutto nei paesi della periferia europea come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e appunto Italia.
Nel 2013, nei cinque continenti, nonostante tutti gli sbandieramenti sulla ripresa, purtroppo ci sono stati 5 milioni di disoccupati in più rispetto al 2012.


Sudafrica. Foto Lorena Franzini
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L’aggravante e non solo per questi paesi, essendo così anche negli USA, è il tempo medio trascorso senza un’occupazione. Infatti il tempo di attesa è aumentato sensibilmente, così come è peggiorata al stabilità del lavoro che costringe a continue richieste di aiuto. L’allungamento dei tempi di inattività comporta oltre l’aggravamento delle condizioni economiche anche una maggiore difficoltà per rientrare, viste le difficoltà che nascono nell’aggiornamento e nell’apprendimento necessari per affrontare eventuali nuove richieste di lavoro.
L’unico dato in controtendenza è quello dei lavoratori poveri che sono diminuiti del 2,7%. Il trend è positivo, ma la situazione resta inconcepibile per la vastità del fenomeno e se lo si confronta con l’andamento della distribuzione della ricchezza di cui ci occuperemo più avanti.
Infatti lo scorso anno c’erano 375 milioni di occupati, il 12% circa del totale, che sopravvivono con meno di 1,25 dollari al giorno, ma arriviamo a 839 milioni di lavoratori che si arrangiano con due dollari al giorno o meno.
L’America latina è la regione che ha subito meno effetti portando sono 50mila disoccupati in più mentre quelle con il saldo negativo peggiore, nel 2013, sono le regioni del Sud e dell’Est asiatico.
Il futuro per il lavoro è nero. Lo stesso rapporto infatti precisa che la fragile ripresa che vedremo nei prossimi anni non avrà effetti benefici sull’occupazione stabile. Di fatto nel 2018 nel mondo ci saranno 13 milioni di disoccupati in più.

I potentati economici e politici come quelli che si riuniscono a Davos, non solo non riescono a cambiar registro per invertire la tendenza della disoccupazione, anzi continuano a dirigere il mondo sempre in maniera più vergognosamente ingiusta.
A dimostrarlo c’è l’ultimo rapporto – Working for The Few – dell’associazione no profit Oxfam. E finché non si rovescerà il sistema con cui si perpetrano diseguaglianze così eticamente ed economicamente dannose, fino a toccare la vita quotidiana di qualche miliardo di persone, non sarà possibile avere esistenze dignitose.


Roma. Foto Lorena Franzini
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Il rapporto pubblicato in vista del World Economic Forum di Davos ci fornisce un’istantanea di una chiarezza nitidissima: 85 persone detengono quanto appartiene ai 3,5 miliardi di persone più povere.
ulche nome: Larry Page (Google), Bill Gates (fondatore di Microsoft), il messicano Carlos Slim (Movil) con 73 milardi di dollari di patrimonio, ma anche gli italiani Michele Ferrero, Miuccia Prada e Leonardo del Vecchio.
«Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche …» [1].
Dall’Africa agli Stati Uniti negli ultimi anni c’è stato un enorme trasferimento di reddito e ricchezza verso le persone più potenti non solo grazie a logiche di rapina ma anche utilizzando “banalmente” sistemi fiscali che avvantaggiano le grandi ricchezze. Dalla fine degli anni ’70 su 30 nazioni dove erano disponibili le informazioni, il rapporto spiega che la tassazione per i più ricchi sia diminuita in 29 nazioni.
«Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti» [2].
È probabile che i dati siano sottostimati vista l’estrema finanziarizzazione delle economie, la pratica dell’evasione fiscale e della diffusione dei paradisi fiscali. E forse, aggiungo io, anche per la criminalizzazione del capitale per la crescente produzione di merci a “valore d’uso negativo” come droghe, rifiuti tossici, armi, e via discorrendo. Ma qui si aprirebbe un’altra voragine.
Pasquale Esposito

[1] “La grande disuguaglianza”, www.oxfamitalia.org
[2] “La grande disuguaglianza”, ibidem

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