Decreto clima: non c’è battaglia contro il riscaldamento globale

Roma Appia antica
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Ma come si fa a parlare di “Green New Deal“. A parte l’offensivo paragone con quello del presidente F.D. Roosvelt, le misure previste dal Decreto clima , approvato dal Consiglio dei ministri, rasentano il ridicolo (450 milioni di euro e non fate il paragone con la Germania) rispetto all’urgenza del riscaldamento globale (per favore con chiamatelo “cambiamento climatico” perché quello c’è sempre stato) provocato dalle attività umane.

Per incidere bisogna orientare e da subito il modello produttivo e di consumo verso le urgenze ambientali e, se è vero che c’è bisogno che l’intera Europa lo faccia, da qualche parte bisogna pure cominciare. Tutto il resto sono scuse a copertura di logiche di profitto. E il Consiglio dei ministri non è stato nemmeno in grado di prendere la misura, precedentemente annunciata, più utile e cioè il taglio ai sussidi dannosi per l’ambiente che è stata rimandata alla legge di Bilancio. Ma se non si affrontano a muso duro le lobby non accadrà nulla.
Conte e Di Maio non hanno nulla da festeggiare ed è difficile seguire il ministro dell’Ambiente Costa per il quale il decreto clima è «il primo pilastro di un edificio le cui fondamenta sono la Legge di Bilancio e il Collegato ambientale, insieme al ddl Salvamare e al ddl “Cantiere ambiente”». Troppe chiacchiere perché se ci si preoccupa oggi dei voti e del sostegno delle lobby non vedo come possa essere diversamente nell’immediato futuro. Inoltre tagliando seriamente, magari il 25% all’anno, i sussidi si sarebbero trovate maggiori risorse ad esempio per iniziare a sostenere le imprese, comprese quelle agricole, che investono per cambiare il modo di produrre e vendere.

Dei 450 milioni previsti dal Decreto clima, la voce più importante è quella della mobilità alla quale vanno 255 milioni per rottamare auto fino alla classe euro 3, per un massimo di 1.500 euro, e per i moto euro 2 e euro 3 a due tempi per un massimo di 500 euro fino al 2021. Questo provvedimento riguarda i cittadini residenti nei Comuni sopra i centomila abitanti o delle aree sottoposte a infrazione europea (circa 600) per inquinamento eccessivo dell’aria. Il bonus sarà utilizzabile per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, di abbonamenti per il trasporto pubblico locale e regionale e altri servizi ad esso collegabili.

Sempre nell’ambito trasporti, il Decreto clima prevede lo stanziamento di 40 milioni per un fondo destinato ai Comuni per la realizzazione o l’ammodernamento delle corsie preferenziali, mentre altri 20 milioni finiranno in un fondo realizzare o implementare il trasporto scolastico per gli alunni delle scuole elementari e medie con mezzi ibridi, elettrici o non inferiori a euro 6.
Veniamo ai cosiddetti Green corner (ma Angolo verde, angolo ambiente,… no?).
Per piantare alberi, creare foreste urbane e all’interno delle aree metropolitane sono invece previsti 30 milioni.
Ci sono 20 milioni per i negozianti (5.000 euro per ognuno) che attrezzeranno spazi per la Molto spazio nel decreto viene dedicato agli imballi e alla corretta gestione dei rifiuti. Per questo vengono destinati 20 milioni per quei commercianti (il contributo per ogni negozio è di 5mila euro ad esaurimento fondo) che nei loro punti vendita costruiranno un green corner per la somministrazione di prodotti sfusi o alla spina, sempre a patto che non optino per i contenitori monouso.

Per finire ci sono le disposizioni per la difesa ambientale che prevedono maggiori risorse e poteri ai commissari che si occupano delle bonifiche delle discariche abusive e della depurazione delle acque; un milione e mezzo di euro serviranno per l’Istituto superiore per la ricerca ambientale che dovrà creare un archivio pubblico per la trasparenza dei dati ambientali. I

Prima di chiudere una mezza buona notizia è arrivata: il ministro dell’Economia ha annunciato che dall’1 gennaio verrà fatta entrare in vigore la Digital Tax o Web Tax che dir si voglia, applicata alle multinazionali del digitale che continuano ad eludere tasse. La normativa è la stessa di quella del precedente governo che non l’aveva fatta entrare in vigore: le multinazionali con fatturati superiori a 750 milioni di euro di cui almeno 5,5 in Italia pagheranno il 3%.
Pasquale Esposito

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