Decreto Crescita: servirà allo sviluppo? E al Mezzogiorno? E all’ambiente?

Genova porto
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Manca poco a un anno da quel 1º giugno 2018 quando il Governo Conte giurava e da allora si è assistito a molte attività svolte ma nessuna che abbia determinato una svolta concreta alla condizione degli italiani, sia sociale che economica.
Sono solo i migranti, rifugiati e richiedenti asilo ad aver subito un assurdo cambio di direzione con il peggioramento delle loro condizioni. Anzi questo peggioramento, dovuto anche al Decreto sicurezza, ha delle pesanti ripercussioni sul lavoro di molti italiani: «Medici, infermieri, avvocati, psicologi, insegnanti, mediatori culturali. La maggior parte con meno di 35 anni. Entro la fine dell’anno 18 mila persone impiegate nei servizi per i migranti, in Cara, Cas e Sprar, potrebbero restare senza lavoro, in un settore che nel 2017 impiegava 40mila persone» [1].

E poi molti annunci smentiti prima da molti osservatori e istituzioni economico-finanziarie e poi dal Governo stesso come nel caso nelle previsioni di crescita. E altri annunci che non saranno memorabili ma che hanno il sapere di “chiacchiere e power point” di berlusconiana e renziana memoria che riguardano lo Sblocca Cantieri e ora il  Decreto Crescita con i suoi  48 articoli suddivisi in 4 Capi. Secondo l il Ministero di Economia e Finanza serviranno ad invertire il trend e per farlo  sono stati messi in campo complessivamente circa 1,9 miliardi di euro nel triennio 2019-2021 di cui un miliardo nel 2019, nelle “4 i per far ripartire l’Italia: investimenti, incentivi, imprese, immobili“. Se è vero che una parte della crescita non dipende dall’Italia e dai suoi governanti ma da un rallentamento generalizzato della crescita dell’economia mondiale ed europea in particolare, finora nessuno strumento messo in campo dal governo ha effettivamente inciso in profondità su economia e lavoro. Comunque in termini quantitativi si tratta di recuperare insieme al decreto legge sugli appalti, da qui alla fine dell’anno, lo 0,1% del Pil.

Come dicevamo si tratta di 48 articoli divisi in 4 Capi: misure fiscali per la crescita economica, misure per il rilancio degli investimenti privati, tutela del made in Italy e ulteriori misure per la crescita.
Proviamo a scorrerne alcune a cominciare dalla misura relativa alle modalità di indennizzo ai risparmiatori truffati presente nel capitolo quarto. La disposizione prevede un «doppio binario»: quello dell’automaticità e quello del vaglio da parte di una commissione tecnica di nove saggi. Al primo caso appartengono tutti gli investitori privati che hanno dichiarato nel 2018 un reddito Irpef fino a 35mila euro o hanno un patrimonio in depositi e titoli fino a un massimo di 100mila euro «elevabile a 200mila euro, subordinatamente all’approvazione della Commissione Europea». Quindi non v’è certezza per tutti i possessori di patrimoni mobiliari tra 100 e 200mila euro. Probabilmente assisteremo all’ennesimo scontro con Bruxelles. Per quanto riguarda le percentuali di indennizzo per chi è in possesso di obbligazioni subordinate è del 95% del costo di acquisto, mentre è del 30% per i possessori di azioni.

Un’altra ben nota questione che sta generando una vera e propria battaglia all’interno della maggioranza giallo-verde è il famigerato “Salva Roma” che è stato però stralciato dal Dl Crescita e per il quale ci sarà battaglia in Parlamento al momento della conversione del decreto. La posizione della Lega è chiara o tutti o nessuno. E sono molti i comuni, anche capoluoghi di Regione, a necessitare una sistemazione finanziaria ma per il momento si dovranno accontentare dei “Contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile” del valore di 500 milioni di euro che in campagna elettorale avviata… Comunque non ci occuperemo dei contenuti del Salva Roma se non ricordando che è ad alta esplosività politica con il M5S a sostenere le ragioni della sindaca Raggi e Salvini e la Lega che ha mire precise sulla capitale.

Veniamo alla fuga di cervelli altro argomento non direttamente connesso alla crescita. La norma riguarderà i ricercatori e i docenti che porteranno la residenza in Italia a partire dal 2020 con uno stanziamento complessivo per circa 10 milioni di euro negli anni 2020-2022. Si tratta di riduzioni di imponibile e agevolazioni fiscali per acquisto di casa.

Con risorse per un totale di 447 milioni nei tre anni le piccole e medie imprese potranno usufruire (è una reintroduzione) della maggiorazione al 130% dell’ammortamento degli investimenti in beni strumentali fino a 2,5 milioni di euro. Sono escluse dalla norma beni immateriali, autovetture, attrezzature di lunga durata e immobili.

Arriva anche l’agevolazione del 70% sull’Imu per i capannoni. Un’altra misura riguarda la riduzione dell’Ires per le imprese che re-investono gli utili in azienda con la seguente progressione: 22,5% (era del 24%) nel 2019, 21,5% nel 2020 e del 20,5% nei due anni successivi. Non ci sarà la cosiddetta mini-Ires introdotta con l’ultima legge di bilancio.
Una disposizione sul fronte finanziario è quella relativa ad un bonus per le integrazioni tra società che avrebbe lo scopo di far crescere le dimensioni delle aziende e quindi la loro competitività sui mercati.
Aumentano anche i contributi in favore della piccola e media impresa per gli investimenti in tecnologia digitale, con un contributo che sale da 2 a 4 milioni e con l’erogazione dello stesso in unica rata invece che in sei.
Sempre sul fronte digitale è stata rivista, per migliorarla, il modello di finanziamento Smart & Start per sostenere la nascita e la crescita delle startup innovative, con finanziamenti per progetti compresi tra 100 mila e 1,5 milioni di euro e destinata a coprire le spese d’investimento e i costi di gestione.
Facilitazioni ci sono anche per il commercio elettronico che si intende far crescere.

Un’attenzione è stata posta dal Decreto Crescita al Made in Italy: con l’articolo 31 vengono stanziati 30 milioni di euro, a partire dal 2020, attraverso il Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale presso il Mise che interverrà nel capitale di rischio delle imprese con marchi storici con l’obbiettivo di “salvaguardare i livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività produttiva sul territorio nazionale”; inoltre viene istituito il logo ufficiale “Marchio storico di interesse nazionale” che le aziende storiche possono richiedere e usare per scopi commerciali e promozionali. I marchi storici sono quelli registrati almeno cinquant’anni fa o di cui si prova l’utilizzo continuativo per lo stesso periodo e che commercializzino prodotti di un’azienda storicamente legata al territorio italiano.
Altro intervento riguarda il “Contrasto all’Italian sounding e incentivi al deposito di brevetti e marchi” come è intitolato l’articolo 32. Si tratta di una norma che aiuterà le imprese a difendersi dal cosiddetto fenomeno dell’Italian Sounding che si verifica con quei prodotti che hanno nome e caratteristiche che richiamano famosi prodotti del made in Italy ma non lo sono affatto. Vengono agevolate il 50% delle spese (max 30.000 euro per ogni azienda).

Nel Decreto Crescita c’è anche una parte dedicata all’economia circolare (poco, troppo poco resta l’impegno ambientale nell’economia del paese) on una spesa di 40 milioni di euro per il 2020 per progetti legati all’ottimizzazione del consumo di risorse, della riduzione degli sprechi energetici e degli scarti generati nei processi di produzione. Finanziate anche una parte degli investimenti in Ricerca e Sviluppo attinenti al riuso di componenti provenienti dalle rottamazioni, al nuovo design dell’usato riciclato e all’integrazione della mobilità condivisa con i mezzi pubblici elettrici alimentati da rinnovabili.

L’impianto presenta carenze per la crescita del Mezzogiorno e questo resta grave perché la crescita non sarà mai consistenze senza che il Sud cresca tanto da recuperare l’enorme divario esistente.
Non ha tutti i torti Lino Patruno quando spiega come le risorse per agevolazioni e sconti finiranno al Nord come nel caso della «parziale deducibilità dell’Imu sui capannoni. È roba che qualsiasi imprenditore festeggerebbe coi suoi. Ma dove finirà soprattutto lo sconto? Beh, dove ci sono più capannoni. E dove ce ne sono di più? Ma al Nord, testone che continui a fare domande sceme. Ancora un esempio: lo sconto sull’Ires, altra tassa più amata di un piatto di cianuro. Nel 2017 solo in Lombardia la tassa ha dato un gettito di circa 12miliardi di euro, contro i 2,6 miliardi di tutto il Sud» [2].

Si ricorda che questo è un Decreto e in quanto tale dovrà passare per l’approvazione del Parlamento e non siamo sicuri che non subirà variazioni.
Pasquale Esposito

[1] Le stime sugli esuberi arrivano dalla Fp Cgil, cfr. Livia Liberatore, “Il governo promette assunzioni ma licenzia i giovani. Col decreto Salvini 18 mila disoccupati nei servizi ai migranti”, https://it.businessinsider.com/il-governo-promette-assunzioni-ma-licenzia-i-giovani-col-decreto-salvini-18-mila-disoccupati-nei-servizi-ai-migranti/, 18 aprile 2019
[2] Lino Patruno, “Decreto crescita? Soprattutto per il Nord”, https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/analisi/1135310/decreto-crescita-soprattutto-per-il-nord.html, 26 aprile 2019

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