Decreto sicurezza bis: sorvegliare (i confini) e punire

Palazzo Chigi sede del Governo
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Per anni si è inculcata la paura, poi la si è usata per fini elettorali e poi per poter legiferare. Lo scopo? Uno Stato e una società autoritaria dove bisogna sorvegliare e punire.
Si tratta di paura fatta crescere per meglio orientare le opinioni. Si tratta di paura e non di reati, perché quelli, secondo i dati del Viminale, confrontando i primi tre mesi del 2019 con quelli del 2018, si registra un calo del 9,2% dei reati in generale in Italia; in particolare diminuiscono del 15% gli omicidi, le violenze sessuali e i tentati omicidi.

Dopo le vittorie elettorali, dalle europee alle amministrative, compresa la conquista di Ferrara dopo settant’anni di governo della sinistra, o presunta tale, Matteo Salvini chiede di andare oltre il primo Decreto sicurezza. Ieri il Consiglio dei Ministri, Salvini ha ottenuto il via libera al Decreto sicurezza bis che rappresenta un’estensione di fatto dei poteri del ministro dell’Interno e una stretta securitaria in particolare su tutto il mondo delle ONG e dei migranti.

Che cosa prevede il Decreto sicurezza bis?
Gli articoli sono diciotto e la prima cosa che va detta è che il ministro dell’Interno «di concerto con ministero della Difesa e delle Infrastrutture», potrà vietare l’ingresso nelle acque territoriali alle navi per «motivi di ordine e sicurezza pubblica» oppure nel caso di mancato rispetto, da parte delle navi, delle leggi sull’immigrazione. Il mancato rispetto del divieto comporterà una multa da 10 a 50mila euro per comandante, armatore e proprietario della nave. La reiterazione del reato può determinare sequestro e confisca del mezzo navale.
All’articolo 4 del Decreto, per meglio contrastare, attraverso operazioni sotto copertura, il “delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” sono stanziati 500mila euro per il 2019, 1 milione per il 2020 e 1,5 milioni per 2021. Vengono dati 2 milioni di euro per l’istituzione di un Fondo per i rimpatri.
Altre spese devono essere messe a bilancio per gli 800 nuovi assunti, a tempo determinato per un anno, nel biennio 2019-2020 per “l’eliminazione dell’arretrato relativo all’esecuzione delle sentenze penali di condanna definitive” e cioè, supportando gli uffici giudiziari, fare in modo che le condanne definitive siano eseguite.

Il decreto inasprisce le pene fino a quattro anni per aggressione alle forze di polizia durante le manifestazioni sportive se gli aggressori sono “muniti di mazze, bastoni, caschi, razzi o fuochi artificiali“. Il problema è che questo va ad innestarsi sul primo Decreto a proposito del quale Patrizio Gonnella dell’Associazione Antigone dichiarava: «Al di là degli aumenti di pena per alcune tipologie di reato, che ormai sono diventati la norma, una delle novità che mi sembra più grave è quella che prevede che ci sia una responsabilità penale per chi organizza una manifestazione non autorizzata nella quale qualcun altro compie un qualsiasi reato di danneggiamento. In questo caso chi ha organizzato una manifestazione non autorizzata deve rispondere per il saccheggio e il danneggiamento compiuto da altri, venendo meno al principio secondo cui la responsabilità penale è personale. La stessa cosa vale per l’articolo che prevede un ulteriore aumento di pena per reati che accadono durante le manifestazioni pubbliche, irrigidendo il testo unico di polizia che risale agli anni trenta, di epoca mussoliniana. Non certo un testo lassista» [1].

Sul fronte delle manifestazioni sportive come ha spiegato Giorgetti Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo Sport si interviene sul Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) «c’è un ampliamento delle fattispecie di Daspo, le estendiamo anche agli episodi avvenuti all’estero e non si parla solo di violenza negli stadi, ma di manifestazioni sportive […] ci sono misure per impedire ogni forma di collaborazione opaca tra le società sportive e questi tifosi soggetti a Daspo. Quindi c’è il divieto di intrattenere rapporti commerciali e maggiore controllo sulla vendita biglietti, anche online».
Pasquale Esposito

[1] Annalisa Camilli, “Tutte le critiche al decreto sicurezza bis”, https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2019/05/24/decreto-sicurezza-bis-critiche, 24 maggio 2019

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