Le delocalizzazioni: una proposta dei lavoratori GKN e dei Giuristi democratici

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I politici di tutti i partiti si sono indignati quando hanno licenziato, magari con un banale messaggio via social o whatsapp, ma adesso che si tratta di provvedere alla stesura di un decreto che freni le delocalizzazioni sono cominciati i distinguo e sono venute alla luce le vere posizioni che sposano le ragioni dell’impresa.
Le aggravanti di queste pratiche piratesche sono: la presenza di anche di aziende con conti in ordine e buone prospettive e il fatto che le multinazionali vogliono chiudere e andarsene di corsa senza nemmeno far ricorso agli ammortizzatori sociali per i lavoratori.

La delocalizzazione è un processo che da tempo è stato adottato dalle aziende, le multinazionali in particolare, per spostare tutte o parti delle attività svolte in Italia in altri paesi più convenienti, soprattutto sul fronte del costo del lavoro.
Il fenomeno riguarda anche le aziende italiane. L’andamento in questo caso è in calo attenuazione passando da un 16% del 2001-2006 ad un 3% del 2015-2017. Il 62% di queste aziende lo hanno fatto per ridurre il costo del lavoro e il restante per meglio accedere ai mercati esteri [Annuario statistico Commercio estero e attività internazionali delle imprese Istat & ICE del 2019].

In questi giorni è in corso un dibattito sia sulla forma che sulla sostanza per l’approvazione di norme che impediscano delocalizzazioni come quelle della Whirlpool a Napoli (si parlava di 500 lavoratori ora ne sono 340), della GKN a Campi Bisenzio (422 operai), della Gianetti ruote di Ceriano Laghetto (152 operai). A proposito di quest’ultima presidiata da Luglio dai lavoratori la scorsa settimana sono stati bloccati e multati due autotreni che volevano entrare per caricare prodotti finiti da consegnare ai clienti.
Dopo la GKN, in toscana si teme, nel settore automobilistico, la delocalizzazione degli impianti della Vitesco che producono iniettori per motori termici che evidentemente subiranno contraccolpi a causa di un mercato orientato velocemente all’ibrido e all’elettrico; gli esuberi, a partire dal 2024, annunciati sono 750.
E poi c’è anche il caso della multinazionale Timken che ha confermato di voler definitivamente chiudere lo stabilimento di Villa Carcina, in provincia di Brescia, lasciando a casa i suoi 106 lavoratori altamente qualificati.

Da una parte dei lavoratori si spinge per un decreto che aiuti immediatamente le crisi in atto e ne impedisca delle altre, dall’altra il mondo economico e buona parte dei politici che spingono per un progetto di legge come sostiene la Confindustria. Tutti ligi a tutelare la libertà d’impresa da quarant’anni a questa parte ha ottenuto regole e favori.
Al di là delle modalità legislative della soluzione c’è anche la preoccupazione di contenuti perché -come accaduto con la legge Florange in Francia [1] – si rischia un colabrodo di regole che consentano alle aziende un costante aggiramento degli obblighi e quindi che continui con le delocalizzazioni.

I lavoratori della GKN che avrebbe voluto partecipare alla scrittura del decreto hanno chiesto un aiuto ai Giuristi democratici che hanno pubblicato un documento con otto punti per la stesura di una legge contro le delocalizzazioni. Un documento che parte dalla considerazione che “delocalizzare un’azienda in buona salute, trasferirne la produzione all’estero al solo scopo di aumentare il profitto degli azionisti, non costituisce libero esercizio dell’iniziativa economica privata, ma un atto in contrasto con il diritto al lavoro, tutelato dall’art. 4 della Costituzione”. Di seguito gli otto punti indviduati che rappresentano anche una procedura per queste situazioni di crisi.

1. A fronte di condizioni oggettive e controllabili l’autorità pubblica deve essere legittimata a non autorizzare l’avvio della procedura di licenziamento collettivo da parte delle imprese.
2. L’impresa che intenda chiudere un sito produttivo deve informare preventivamente l’autorità pubblica e le rappresentanze dei lavoratori presenti in azienda e nelle eventuali aziende dell’indotto, nonché le rispettive organizzazioni sindacali e quelle più rappresentative di settore.
3. L’informazione deve permettere un controllo sulla reale situazione patrimoniale ed economico-finanziaria dell’azienda, al fine di valutare la possibilità di una soluzione alternativa alla chiusura.
4. La soluzione alternativa viene definita in un Piano che garantisca la continuità dell’attività produttiva e dell’occupazione di tutti i lavoratori coinvolti presso quell’azienda, compresi i lavoratori eventualmente occupati nell’indotto e nelle attività esternalizzate.
5. Il Piano viene approvato dall’autorità pubblica, con il parere positivo vincolante della maggioranza dei lavoratori coinvolti, espressa attraverso le proprie rappresentanze. L’autorità pubblica garantisce e controlla il rispetto del Piano da parte dell’impresa.
6. Nessuna procedura di licenziamento può essere avviata prima dell’attuazione del Piano.
7. L’eventuale cessione dell’azienda deve prevedere un diritto di prelazione da parte dello Stato e di cooperative di lavoratori impiegati presso l’azienda anche con il supporto economico, incentivi ed agevolazioni da parte dello Stato e delle istituzioni locali. In tutte le ipotesi di cessione deve essere garantita la continuità produttiva dell’azienda, la piena occupazione di lavoratrici e lavoratori e il mantenimento dei trattamenti economico-normativi. Nelle ipotesi in cui le cessioni non siano a favore dello Stato o della cooperativa deve essere previsto un controllo pubblico sulla solvibilità dei cessionari.
8. Il mancato rispetto da parte dell’azienda delle procedure sopra descritte comporta l’illegittimità dei licenziamenti ed integra un’ipotesi di condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 l. 300/1970 [2].

Pasquale Esposito

[1] Daniele Castellani Perelli, Francia, quella legge sulle delocalizzazioni che si è rivelata “debole” ma che l’Italia vuol copiare, https://www.repubblica.it/economia/2021/08/30/news/francia_la_legge_debole_contro_le_delocalizzazioni_che_l_italia_vuol_copiare-315927574/, 30 agosto 2021
[2] https://www.giuristidemocratici.it/Lavoro/post/20210903194357

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