Deneuve e le altre. Un manifesto che vede con gli occhi degli uomini.

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Catherine Deneuve ed un centinaio di donne, in risposta al movimento #Me Too, nato dallo scandalo del caso Weinstein, hanno siglato un manifesto intitolato «Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale», che è stato pubblicato il 9 Gennaio 2018 su Le Monde.
Leggendo il manifesto di queste donne, ci si domanda quale sia il senso delle loro parole, poiché il testo alterna, in modo disorganico, concetti che possiamo definire pleonastici e ovvi, come: “lo stupro è un crimine” a posizioni disarmanti e sessiste, come: “difendiamo la libertà di importunare”.
Poiché le parole sono importanti, proviamo, con tanta pazienza, a ripartire da quelle.
Care Deneuve e le altre, quando dite che “rimorchiare in modo insistente non è un delitto”, è sicuramente vero, ma questo non vuol dire che tutte le donne lo desiderino. Infatti lasciar credere agli uomini che siamo tutte felici di essere rimorchiate in modo insistente da chiunque, quindi anche da chi non ci piace, non aiuta le donne a sentirsi bene con se stesse in ogni sfera della vita e non aiuta gli uomini a prendere consapevolezza di quelli che sono i confini, oltre i quali, ogni azione può generare in una donna irritazione e malessere.

Quando scrivete che “la galanteria non è un’aggressione machista”, sicuramente è vero, ma non va neanche confusa con la molestia che, lungi dall’essere una ostentata gentilezza, è invece un approccio non desiderato, quindi aggressivo, che invade in modo anche traumatizzante il corpo e la mente delle donne.
Ci si domanda come abbiate fatto a scrivere parole tanto ovvie sulla necessità di una condanna alle violenze sessuali e all’abuso di potere, proprio mentre scardinavate, con la stessa indifendibile bocca, i principi etici su cui si basa un moderno approccio paritario tra uomo e donna. Infatti, a differenza di quanto scrivete, ci sono donne che detestano fortemente la prepotenza dell’uomo insistente, con la sua arida e impositiva presenza fisica che importuna e non seduce nessuno.
Non pensate che ci possano essere donne, che invece di voler essere molestate, come rivendicate voi, preferiscano trovarsi sospese in quella corrispondenza di amorosi sensi, che fluttua nelle sfumature impalpabili dell’astuto gioco della seduzione?
Congelare per forza i ruoli di prede e predatori, come invece rivendicate voi, significa standardizzare i comportamenti, quindi impoverirli in sogni monotoni e senza coraggio. Sedurre con intelligenza invece vuol dire spingersi mentalmente nell’altro per intuirne le intenzioni, giocare una difficile partita a scacchi, sfidando con coraggio il rischio di perdere, senza temere quell’imperscrutabile fascino del conflitto che si cela dentro tutte le possibili relazioni.
Vi sembrerà assurdo, forse, ma, contrariamente alle vostre convinzioni, ci sono donne che provano davvero tanto rancore se qualcuno si permette di baciarle o toccarle senza il loro permesso, o se ad una cena professionale vengono imbarazzate con un corteggiamento fuori luogo, o se subiscono uno “struscio sulla metro”.
Questi non sono “non avvenimenti” come scrivete voi, questi sono azioni illegittime e indecorose che violano il corpo e la testa delle donne. Dunque le vostre sono parole pericolose, perché giustificano i comportamenti misogini di quella casta di maschi che non sa comprendere i propri limiti e che andrebbe educata.
Non è comprensibile inoltre dove sia rappresentato quell’anacronistico e claustrofobico puritanesimo di cui avete scritto e che avete condannato nel movimento #Me Too. Non ci sono quei i fanatici religiosi, di cui parlate, non si respira neanche quel clima di società totalitaria e reazionaria in cui vige l’assenza di libertà sessuale. Tutt’altro.

Il movimento che nasce con lo scandalo Weinstein, non sembra assolutamente voler imprigionare le donne ad uno status di vittime eterne e bisognose di protezione, come invece avete scritto. Piuttosto le donne intendono, tutte insieme, rivendicare la propria emancipazione da una cultura fallocratica, ancora troppo diffusa nella testa degli uomini ma purtroppo anche delle donne.
Con il movimento #Me Too le donne vogliono sentirsi fuse in un’ unica forza, capace di alimentare quel prodigioso coraggio di dire no ad azioni arroganti, sgradevoli o anche solo imbarazzanti.

Leggendo il vostro manifesto mi sembra scontata invece la vostra rivendicazione di non voler permettere di censurare l’arte, o di capire che sia “più giudizioso educare le figlie in modo che siano sufficientemente informate e coscienti per poter vivere pienamente la loro vita senza lasciarsi intimidire né colpevolizzare”.
Sembra tanto banale leggere anche che “una donna può, nella stessa giornata, dirigere un’équipe professionale e gioire di essere l’oggetto sessuale di un uomo senza essere né una “troia” né una vile complice del patriarcato“.
Queste parole suonano così anonime ed ordinarie che, care Deneuve e le altre, potevano anche non essere scritte.
Mentre invece è molto grave il vostro scollamento da certi drammi femminili, soprattutto quando troviamo nel manifesto la vostra cieca difesa alla libertà di importunare poiché siete convinte che, anche senza la reciproca attrazione, la “pulsione sessuale è per natura offensiva e selvaggia” e quindi va sempre giustificata.
Questo ultimo concetto è mediocre e raccapricciante in quanto dimostra la vostra radicata visione trascendente dell’uomo che assoggetta la donna e la spinge a farsi oggetto, imponendole il suo destino di preda eterna.
In questa visione anacronistica, cara Deneuve e le altre, rischiate di inibire l’affermazione della donna in quanto soggetto e coscientemente la disidratate profondamente di ogni sua autonomia e libertà sessuale, le stesse che proprio voi rivendicate con tanto furore.
La vera donna non è colei che si offre come preda degradandosi, ma è colei che accetta se stessa come Altro.
Le donne del #Me Too non odiano gli uomini o il sesso come pensate voi, anzi forse amano talmente tanto gli uomini, il sesso ma soprattutto se stesse, che rivendicano con orgoglio una delle più grandi libertà, quella di scegliere, invece di essere scelte.
Bianca Tor

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