Devianza minorile. Riflessioni dal passato.

minori
history 11 minuti di lettura

Dopo aver avuto una lunga discussione con un’amica, in procinto di realizzare un progetto educativo nel carcere minorile di Nisida, ho sentito l’esigenza di andare a rileggere quanto scrivevo sulla devianza minorile nel 1994. Si tratta di riflessioni che necessitano certamente di un aggiornamento. Su questo versante risulteranno sicuramente interessanti le suggestioni fornite da Matteo Lancini e Andrea Panico con cui ultimamente ho dialogato a lungo. I due psicoanalisti psicoterapeuti partono da prospettive teoriche diverse.
Ad ogni modo, quanto scrivevo trent’anni fa ha ancora una sua validità. È per questo che mi sento di riproporlo.

In questo lavoro abbiamo cercato di mostrare la condizione attuale della riflessione psicoanalitica in merito alla devianza minorile.
Il primo dato che emerge è che ci troviamo in una fase della ricerca psicoanalitica in cui gli studiosi sono in grado di cogliere alcuni nuclei tematici comuni, di cui viene sottolineata coralmente l’importanza, ma non di arrivare a una convergenza di opinioni.
Questo elemento induce a ritenere che attualmente sia più opportuno fare riferimento alle psicoanalisi sulla devianza minorile piuttosto che alla psicoanalisi tout court.
Le psicoanalisi di cui parliamo, chiaramente, non sorgono in un vuoto teorico. Per cui è necessario delineare le acquisizioni maturate all’interno di altre discipline. Ci si è resi conto che l’approccio bio-antropologico, eccessivamente parziale e riduzionista, è rimasto tendenzialmente privo di influenze sul dibattito globale, mentre altre scuole di pensiero si sono vicendevolmente intrecciate e stimolate.
La psicoanalisi è senza dubbio arricchita in questo intreccio, facendo proprio alcuni concetti derivati da altre discipline, e reinterpretandoli alla luce della propria prospettiva teorica. È questo il caso, ad esempio, della riflessione che ha inizio negli anni Cinquanta rispetto alla famiglia, e alle possibili influenze che essa ha sul fenomeno della devianza.

All’inizi degli anni Ottanta emerge nel dibattito psicoanalitico il tema del breakdown evolutivo, nuova area di indagine incentrata sulla tematica della temporalità. Secondo le teorie che fanno riferimento al concetto di breakdown, il giovane deviante è incapace di mettersi in contatto con il proprio passato, ed evocare il proprio futuro. Entrambe queste dimensioni lo fanno precipitare un’angoscia da cui si difende, con risultato però di rimanere intrappolato nel presente.
Al tema del breakdown evolutivo si collega direttamente il concetto di fantasia di recupero maturativo (FRM), fantasia segnata dalla speranza di poter superare il blocco evolutivo attraverso brusche accelerazioni, sostenute attraverso il meccanismo dell’agito. Questo meccanismo sancisce il fallimento di funzioni simboliche, quasi che il minore fosse messo in scacco da un eccesso di affetti, che non riescono a trovare la via del simbolo.
Il meccanismo dell’agito rappresenta un tentativo di coinvolgere l’adulto in una scena drammatizzata, svela una richiesta d’aiuto insieme a un estremo tentativo di difendersi dalla psicosi.

La stessa delinquenza può essere interpretata come una via di fuga dalla psicosi, come un tentativo distorto di salvaguardare la propria integrità psichica. Il concetto di agito ha un forte potere euristico, ed è per questo motivo che, una riflessione più completa delle sue specificità per il maschile e il femminile, potrebbe portare la psicanalisi a una maggiore comprensione della delinquenza minorile.
Solo a tratti viene effettuato un organico tentativo di comprensione dei fenomeni a partire dalla differente appartenenza al genere sessuale.
Se da un lato si è rinnovata l’attenzione teorica al modo in cui i fenomeni si manifestano nei ragazzi e nelle ragazze, dall’altro questo tema necessita di ulteriori approfondimenti. È ancora viva la tendenza a considerare la devianza femminile all’interno della problematica più generale della devianza maschile, considerandola un fenomeno tutto sommato residuale rispetto a quella maschile.

Il concetto di breakdown evolutivo, insieme a quello di FRM, segna un cambiamento di rotta significativo all’interno della riflessione psicoanalitica, in quanto l’accento non viene più posto tanto sulle questioni regressive, ma sugli aspetti evolutivi e sul desiderio di crescita del minore. Si perviene così a un ulteriore superamento di temi come il senso di colpa, che in passato costituivano dei veri e propri caposaldi teorici, e che ora sono messi in ombra da altre considerazioni, quali quelle sulla ricerca dell’identità e sulle problematiche narcisistiche.

Il tema dell’identità, che già notevole importanza aveva avuto nella riflessione della psicologia sociale, viene ora rivisitato cogliendo la connessione con i riti di passaggio delle società primitive. Si sottolinea così la mancanza della nostra cultura di riti condivisi e accompagnati dall’adulto. Anche questa assenza spinge l’adolescente verso comportamenti delinquenziali che, seppure compromettono la sua sopravvivenza, ne garantiscono almeno la visibilità sociale.

La patologia della devianza sembra segnare la scomparsa dello scenario del minore di figure di adulti, genitoriali e non, i quali sappiano rappresentare modelli positivi e di riferimento nella crescita del giovane.
Sembra che siano assenti quelle figure che aiutano l’adolescente a riprendere su di sé le proiezioni negative aiutandolo a rielaborarle, e a riscoprire la dimensione dell’interiorità che l’esperienza delinquenziale mette in ombra.
Inoltre, la ricerca di un’identità stabile provoca brusche accelerazioni nei processi maturative, che possono sfociare in comportamenti devianti, leggibili comunque come aspetti di un’evoluzione in corso, non solo come regressioni.
Poiché la società attuale appare intrisa di valori narcisistici, a questo tema viene posta una nuova attenzione.
L’atto deviante viene interpretato anche come risposta a una ferita narcisistica, come tentativo di colmare lo scarto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. L’atto delinquenziale finisce così per rappresentare un sostegno a un ideale grandioso dell’Io, una difesa contro una sua condizione precaria.

Un altro tema che riveste attualmente una notevole importanza è quella del rapporto oggettuale. In questo ambito però la psicoanalisi non perviene a considerazioni conclusive, soprattutto in relazione alla domanda se la delinquenza debba essere letta come fuga dall’oggetto o ricerca dello stesso.
Ad ogni modo strettamente connesso al tema del rapporto oggettuale troviamo la problematica concernente la relazione con le figure genitoriali, e i complessi giochi dinamici che si realizzano nel triangolo edipico, con le ricadute sui comportamenti delinquenziali.
In questo ambito l’attenzione si concentra sul rapporto simbiotico madre-bambino, e sui comportamenti ambivalenti che impediscono al figlio l’accesso al padre, personaggio terzo, che dovrebbe svolgere funzioni di limite, e di divieto, ma che in realtà viene posto ai confini della scena familiare.
Sembrerebbe proprio che sia un’assenza di qualità nel rapporto con il padre a discriminare i minori delinquenti, insieme alla debolezza dei rapporti con gli adulti. Rapporti che quindi devono essere offerti al minore nella giusta misura.

Attualmente ci troviamo in presenza di un nuovo interesse nei confronti della famiglia intesa come sistema.
Infatti, quanto accade in una scena familiare malata può condurre a risultati catastrofici per i processi di individuazione-separazione, e per i processi identificatori, determinando l’uso di meccanismi difensivi, che per il minore si concretizzano in carriere devianti, con la conseguente ristrutturazione dell’identità in senso negativo. La quale preclude l’accesso alla genitalità.
La riflessione sugli aspetti relazionali viene estesa anche alla funzione del gruppo, e del partner.

Le teorie più recenti individuano che il gruppo non si forma a partire da canali casuali, ma seguendo precise necessità dell’adolescente.
Ancora oggi è viva la tendenza a sottolineare gli aspetti regressivi, l’impatto negativo che il gruppo ha sul minore, anche se si fa sempre più strada un approccio che considera positiva e cruciale la funzione che il gruppo assume nello sviluppo affettivo, cognitivo, ed etico dei suoi membri. Inoltre, si fa viva la tendenza a distinguere tra la nozione di gruppo e quella di banda.
Il gruppo sembra ergersi a garante di un buon sviluppo della personalità del minore, favorendo anche il superamento della dipendenza dagli adulti. I pericoli reali non sarebbero quindi insiti nel gruppo ma nel viraggio di questo in banda, la quale è caratterizzata da comportamenti antisociali strutturali, e rappresenta il fallimento delle istanze del gruppo.

Rispetto al tema del partner sessuale, ci rendiamo conto che questo tema è poco indagato, che potrebbe offrire invece nuovi strumenti di indagine sulle modalità con cui si costruisce la carriera deviante delle ragazze. Infatti, recentemente si sottolinea che per le ragazze l’accesso alle bande è spesso determinato dalla presenza in essa del partner sessuale o di consanguinei.
Inoltre, emerge che attraverso la relazione di coppia vengono giocati i sogni regressivi dei componenti la diade sessuale, e che questi sogni manifestano un estremo tentativo di colmare il vuoto interiore.

Infine, si è rilevata la ricaduta che la recente riflessione teorica ha avuto sui modi dell’intervento.
Il merito della psicoanalisi è senza dubbio quella di proporsi non solo degli obbiettivi teorici, ma anche un possibile utilizzo dei suoi strumenti nella pratica. Quello della pratica è un versante poco frequentato dal altre discipline, che offrono sì chiavi di lettura interessanti, ma corrono il rischio di inserirsi in una ricerca fine a se stessa, senza riuscire a rispondere esaurientemente alle richieste operative che gli vengono rivolte.
Nell’ambito della psicoanalisi è presente una forte omogeneità degli interventi a partire da aree geografiche omogenee. Non solo, abbiamo rilevato che si mette risalto, riallacciandosi così alle riflessioni psicoanalitiche delle origini, l’importanza di una buona preparazione di tutto il personale coinvolto nei processi curativi, in modo da rendere terapeutica l’istituzione stessa.
Inoltre, si rivela un’ampia convergenza sull’utilizzo di un approccio empatico con il giovane deviante, approccio che sappia mantenersi equidistante tra la comprensione e l’eccessivo coinvolgimento. Questo al fine di ascoltare quanto accade nel mondo interiore del minore, che sostiene i suoi comportamenti devianti attraverso il meccanismo dell’agito, meccanismo che può manifestarsi anche attraverso un’inerzia attiva, ancora più difficile da decifrare perché meno appariscente.
Il momento empatico viene considerato lo strumento essenziale per intervenire sul sintomo delinquenza, e offrire nuove opportunità al minore, anche se poi risultano differenti i contesti terapeutici in cui viene esercitata la relazione empatica.

Nel mondo anglosassone viene dato forte preminenza all’integrazione tra psicoterapia individuale, la sola in grado di portare a reali ristrutturazioni, e terapia ambientale. Nel tentativo di realizzare un equilibrio tra le legittime esigenze di protezione manifestate dalla società e il processo curativo.
È comunque difficile cogliere la differenza tra intervento psicoterapeutico e comportamentista all’interno dell’istituzione totale, così come viene presentata da alcuni esponenti della cultura psicoanalitica americana dell’ultimo decennio. È anche difficile liberarsi completamente dal dubbio che la terapia ambientale possa diventare una brutta copia di metodi esclusivamente deputati al controllo, e non alla crescita, trasformandosi nella ripetizione delle negative esperienze infantili minori.
Anche in Francia i recenti studi valorizzano la terapia ambientale, però con una minore accentuazione della necessità di controllo, e rinunciando totalmente all’intervento farmacologico, ritenuto a volte necessario dagli autori americani, forse in questo influenzati dalle ultime suggestioni dell’approccio bio antropologico.
Forti perplessità suscita anche l’esperienza francese, soprattutto per il fatto che i tentativi più significativi di terapia ambientale vengano realizzati all’interno di strutture fisicamente contigui al penitenziario. Sorge legittimo chiedersi se questa contiguità fisica non finisca per far vivere al minore il luogo della cura con gli stessi significati del luogo della pena.
Infatti, il minore vive spesso il carcere come rito di passaggio, testimoniante l’accesso a un grado superiore nella carriera deviante, o come una sorta di medaglia da esibire di fronte alla banda.
In ambito italiano l’accento viene posto maggiormente sulla psicoterapia individuale, condotta nella consapevolezza di quanto sia impraticabile il ricorso ai tradizionali momenti di diagnosi, prognosi e cura, e di quanto sia necessario saldare questi momenti.
Invece, a proposito della terapia ambientale, nel nostro paese se ne sottolinea l’importanza, anche se è difficile ricorrervi, per la forte mancanza di istituzioni deputate esclusivamente alla cura della patologia deviante. Ad ogni modo, si evita accuratamente di proporre al minore come terapeutici, interventi che hanno un’esclusiva funzione giuridica.

La proposta italiana mostra tutta la sua originalità in due momenti. Quando da una parte sottolinea la necessità di un setting flessibile, e dall’altra rimarca l’importanza del primo colloquio con il minore deviante, rinunciando in alcune delle sue espressioni all’utilizzo del rapporto transferale.
Infine, la posizione italiana si caratterizza per l’ampio potere discrezionale lasciato al minore deviante, opportunamente seguito, circa la decisione se affrontarono la psicoterapia, e eventualmente continuarla.
Così facendo si pone l’accento sull’imprescindibile necessità, d’altronde già sottolineata in ambito inglese, di rispettare il minore le sue scelte. Rispetto che lascia sempre aperta la possibilità che il minore ci ripensi, torni alla cura. In questo si manifesta un atteggiamento del tutto differente da quello americano, che non disdegna il ricorso alla coazione.

Gianfranco Falcone

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article