Diego Lama: Tutti si muore soli

Tutti si muore soli diego lama
history 6 minuti di lettura

Tre indecifrabili delitti nella Napoli della Belle Époque, sospesa fra i fasti della ex capitale borbonica e le tante miserie che si nascondono nelle strette strade del centro cittadino. Il commissario Veneruso affronta un’indagine che lo mette in contatto con le tante anime della città.

Diego Lama, nel costruire questo giallo, ha unito il fascino del romanzo storico alle strade, alle piazze e ai palazzi di Napoli, una città che, con la sua stratificazione artistica e linguistica, si presta a meraviglia per un’ambientazione storica.
Ripercorrere tutti gli eventi che si incrociano in Tutti si muore soli, che si svolge fra il 28 e il 29 luglio del 1883, con una precisa scansione oraria relativa ai singoli capitoli, significa anche fare i conti con una domanda semplice e complessa ad un tempo: quanti eventi possono accadere in circa ventiquattr’ore? quanti personaggi possono muoversi in un perimetro fatto di sfarzo e miseria, dolore e passione, ricchezza e povertà?

Citazione 1
Il commissario Veneruso si svegliò all’improvviso, ma per sbaglio e senza più voce, come se qualcuno gliel’avesse uccisa in gola, lasciandolo vuoto: senza parole e senza pensieri.

Le domande non sono banali perché l’essenza dei luoghi sa sposarsi perfettamente con l’anima di chi li popola: una giornata è fatta di stasi e accelerazione, velocità e lentezza, sentimenti e dolore.
Lama sa, infatti, prima di tutto, individuare il ritmo e il tono giusto della narrazione, alternando una catena progressiva di eventi ad una sorta di necessaria pausa riassuntiva.copertina Diego Lama Tutti si muore soli

A questa scrittura organizzata con un doppio movimento, corrisponde in realtà il metodo d’indagine del commissario Veneruso che si muove tra impeto e raccoglimento: l’investigatore si lancia per poi ritornare; resta fermo per raccogliere nuovamente le forze e avanzare.
Così egli agisce a volte con totale malagrazia, come se non sapesse coordinare con precisione i propri movimenti; a tratti, di contro, sfodera un’inattesa capacità di osservazione e penetrazione delle altrui intenzioni.

Citazione 2
Il clima umido che aveva torturato la città per tutti il mattino sembrava essersi quasi placato. Si incominciava a respirare, soprattutto tra le ombre delle strade strette. Si sentiva anche l’odore dei muri, del legno vecchio delle porte, del selciato invaso dal terreno, e la puzza dei rivoli che scorrevano in mezzo alla strada: colatura di panni, di stoviglie e qualche piccola fogna abusiva.

La giornata è lunga; la giornata è calda e la vicenda inizia alle prime luci dell’alba per attraversare poi le diverse ore che la compongono. Vista con altri occhi e in altri contesti, potrebbe essere davvero “una bella giornata”, per chi prova a riconciliarsi con lo spazio esterno o cerca una pace interiore.
Dopo una settimana di malattia, con un piglio ancor più irato e nervoso, il commissario Veneruso torna, invece, al lavoro e alle inchieste che sono ancora in sospeso. Inizia così per lui, invece, un percorso che sembra anche un calvario dal momento che ha, improvvidamente, deciso di indossare un paio di scarpe nuove. Solo nel finale, le scarpe accetteranno di adattarsi al piede di chi sa essere caparbio e resistente, quasi come se dovesse scontare qualcosa: un perfetto riassunto del modo d’essere di Veneruso, un investigatore che soffre, sbuffa, avanza e, con ostinazione e acume, riesce a dare forma agli eventi.
Mettere e togliere le scarpe sarà l’atto ripetuto più volte nel corso delle indagini, mentre le vicende lo costringono a correre avanti e indietro per le vie della città, Veneruso non manca mai di mostrare la sua ammirazione per le bellezze femminili che popolano le strade e di assecondare un appetito stimolato da chi mette in mostra cibi e bevande.
Non sveleremo molto dell’inchiesta perché questo è il piacere che il lettore ambisce a coltivare. Ricordiamo soltanto che differenze sociali ed economiche si incrociano in un’indagine concentrica – con ben tre omicidi – che tocca tutti gli aspetti di una città complessa: dalla più misera delle stanzette ai palazzi più sfavillanti che anticipano il proprio rango con l’esibizione di stemmi pieni di storia.

Citazione 3
La sala era troppo vasta e troppo alta per essere illuminata da quelle poche lampade a petrolio: man mano che passavano i minuti e che la sera calava, piombava in un’oscurità profonda, e con essa anche le persone, le loro anime e dunque la verità.

In mezzo, tra i delitti che coinvolgono i “ricchi” e i “poveri”, con una collocazione che restituisce tanto della storia di Napoli, un drappello di intellettuali – Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio e Francesco Mastriani, nomi davvero eccelsi e significativi per l’identità stessa della città – si ritrovano ad essere indagati per un complotto che avrebbero ordito al fine di preservare le ricchezze artistiche partenopee dalla bramosia di chi vuole impossessarsi di alcuni preziosi manoscritti (uno studioso milanese ucciso nelle sale della Biblioteca Nazionale). Sale, libri, biblioteche e i mille rivoli di una cultura millenaria che sa andare dalla filosofia alla poesia, dalla cronaca all’erudizione. (Il 28 luglio 1883 è, tra le altre cose, legato al terremoto di Casamicciola in cui Croce perse tutta la sua famiglia).
La narrazione è condita dall’uso costante di termini della lingua napoletana – in appendice anche un piccolo vocabolario per aiutare il lettore – e le spiegazioni sull’origine di molte parole ed espressioni si legano alle tante lingue che si sono sovrapposte a Napoli.
Parole neutrali o una piccola ribellione all’unificazione e alla pretesa – anche linguistica – identità italiana? Veneruso a tratti scalpita, preso dalla nostalgia borbonica che gli ricorda i perduti fasti della capitale e la convinzione che si provi ad “uccidere” una lingua con la sua forza e la sua bellezza.
Nell’insieme del romanzo, il rimando quasi costante all’etimologia di alcune parole del napoletano serve anche ad andare avanti e indietro nel tempo della storia, e a svelare significati nascosti che aiutano a comprendere meglio la realtà sociale in cui la vicenda si svolge.

Citazione 4
Si erano riuniti tutti intorno a lui sotto il cielo nero color carbone e sotto le stelle che brillavano come brace: come brace, quando soffiava un po’ di brezza, allora brillavano di più.

E in tema di appendici, pensando alle modalità con cui si svolgono le inchieste di Veneruso, torna alla mente un’espressione napoletana che non abbiamo incontrato nel romanzo. Si potrebbe dire che Veneruso segue il suo istinto o il suo naso: insomma la ricerca procede “a uosemo”, con una radice greca che porta appunto all’odore, al naso, alla puzza o alla fragranza. Un’espressione che non indica un percorso del tutto analitico o razionale, ma indica una strada in cui, chi investiga, deve dimostrare di avere una particolare abilità nel districarsi fra i mille stimoli che una città così vivace, così veloce e così ricca di storia sa proporre: a Napoli, quindi, non solo l’orecchio della musica, ma il naso del segugio di razza.
Antonio Fresa

Diego Lama
Tutti si muore soli
Mondadori; 2021
Pagine 384; euro 17,50

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: