Digital Circus, quando l’Arte è Digitale e incontra l’Umanità

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Il Digital Circus è il Tributo alla Luce, la vera, indiscussa protagonista dello spettacolo futuristico e rivoluzionario.
Il linguaggio è dedicato alla sua forma, alla scomparsa e riapparizione della Luce, in un significato che va ben oltre il simbolico. Direzione Chiara, Illuminata di ogni singolo o corale tributo alla Luce, il palco diventa una via rischiarata, un percorso di cristalli di ghiaccio, le mani e i corpi degli artisti vestiti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

La Luce esiste, è presente anche qualora scompaia, riappaia, da ogni direzione. La Luce, come la speranza, come la primigenia origine della vita, come l’esperienza, come l’illuminazione, come la sorpresa di un fulmine a ciel sereno, come il movimento del cosmo, del buio anch’esso luce, come il Big Bang, come l’inizio di ogni forma di movimento, La Luce che parla, la luce uguale per tutti.

L’inventore del Digital Circus, Andrea Prince spiega “L’oggetto della comunicazione è LA LUCE e tutto ciò che ruota intorno a Lei” e compie un’operazione visibile: scomporre la Luce in ogni possibile (e anche impossibile!) forma rappresentabile e comprensibile per tutti. Stelle, fiori, diffusioni, concentrazioni, cascate, forme geometriche tridimensionali in movimento dinamico e sorprendente, sciabolate di ogni colore, con sapienza, studio e attenzione estrema al più rigoroso dettaglio. Riesce a valorizzare ogni effetto luminoso dal più diffuso al più potente, con colori che si accendono e scaldano gli occhi di chi è parte dello spettacolo, riuscendo a far interagire lo spettatore. Interattivo. Sperimentale, in continua costruzione e aggiustamento, armonico seppur di ombre, volute e messe in risalto, illumina anche l’irrequietezza dei nostri tempi, portandola in superficie. Questo è un altro merito inequivocabile del Digital Circus, guardato con gli occhi della filosofia.

L’idea è, dunque, porre al centro, appunto, la Luce, la Vita e la Libertà. Senza animali in schiavitù. Idea riuscita.

L’atmosfera che si respira alzando la tenda all’ingresso, è evanescente, rarefatta, come senza gravità. Inizia lo spettacolo, siamo già nel futuro… e ci ricordiamo Blade Runner. La Luce sta arrivando e fa paura, sbatte sui tamburi, forte e solenne, poi gioca un po’, si impenna nell’aria, con le forme più stravaganti, raddoppia, gira sulla schiena, di nuovo, triplica, e si quadruplica, birilli? Forse… La Luce del sorriso, brilla come il laser… Si riordina in forme concentriche, multiple, e di nuovo si ri-scompone e cambia colore, acquista velocità, avanti_indietro, sorride quando diventa un cerchio di cuori, no sono due, non è immaginabile ciò che accade e accadrà istante per istante. E ora la Luce, si copre di nero, e si svela e nascono le Avatar, si sgranchisce con loro e sgambetta, le guida ad aprire un telo a metà e allora si arrampica, perfetta si spacca in due, si arrotola, si srotola, tuffi al cuore, fluttua leggera nell’aria ad inseguire sé stessa, si siede, dondola e si capovolge, nella circolarità e nel bianco della seta, arriccia un naso, lo illumina, modifica una voce, si fa dispettosa, richiama, batte le mani insieme al pubblico, canta; si lascia imprigionare per un po’ in un cilindro trasparente (Ehi! Mi vedete bambini? Sembra esclamare), si ammorbidisce, si colora di arcobaleno e si lascia accompagnare in giro: i bambini cercano di afferrarla quando si presenta loro sotto forma di “bolla” di ogni dimensione.
Poi di nuovo, cambia, diventa tutta rossa, si organizza in reticolato a protezione di tesori nascosti, si costruisce in strutture, alte e mobili, accompagna un corpo appena accennato, che corre in una moderna metropoli, un tunnel che si sposta, un fuoco che divampa, un cosmo che si muove, gira, scende, sale, magnifico effetto, ripete sé stessa senza stancare mai chi la guarda. Addirittura vuole disegnare la sua presenza, e, come il jazz, improvvisa ghirigori in aria che rendono via via forma. Triangoli inattesi, un cappotto di luci colorate che avanza, mani in ombra che giocano con l’aria, un treno che parte, un racconto di saette, cicatrici a fulmine, candido stupore, così ancora la luce ci stupisce. Ora si dà respiro in un cono largo, virgole in movimento, risplende su un corpo, reso così illuminato, radioso, si leva in aria a volteggiare, ad avvicinarsi, a rallegrare, si contorce, è la fiamma olimpica, accelera, si sgrana in rete colorata in aria, si fa in 360 gradi, corre, illumina il cielo e poi scende ancora e si frantuma per ballare insieme, a forma umana, in penombra, salta, ritma, ci fa un ultimo regalo…

E dulcis in fundo: la Luce ci saluta con un tripudio tridimensionale di colori, si assottiglia, si fa scettro di Regina, si lascia spezzare, indica la direzione, non è Guerre Stellari al cinema, è dal vivo, è meglio ancora; la Luce crea pareti a piacimento di ogni colore, verticali, laterali, oblique, meravigliose; le pareti sono le Sue mani, si inchina di fronte al pubblico e sembra, in questo mirabile gioco di elevarsi e inchinarsi, voglia applaudire anche lei.

La Voce della Luce ci ringrazia, ci ricorda che Lei è sempre accanto a noi, si fa premura di ricordarci di “vedere la Luce che ha dentro ogni essere umano”, e di rispettarla, e di rispettare la Luce di cui è portatrice la Natura.
Digital Circus spettacolare, unico al mondo, da vedere.
Grazie agli artisti Micheal, Alessia, Ludovica, Keren, Demi, Jacopo, Vanessa, Diana, Francesca, Eliana, Yari, Andrea, Portatori di Luce.

Stefania Ratini

Digital Circus, il primo circo tecnologico-digitale al mondo.
dal 20 Dicembre 2019 al 15 Gennaio 2020
Via degli Strauss
(angolo Via Cristoforo Colombo)
00124 – Infernetto – Roma

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