Disability Pride. Voci di vita dentro e fuori la disabilità

Milano Disabiity pride

I numeri sono spesso aridi, ma è utile ricordarli: in Italia ci sono 13 milioni di persone disabili, di queste oltre 3 milioni, pari al 5,2% della popolazione italiana, hanno disabilità gravi o gravissime. Sicuramente il mondo della disabilita è un mondo che ha grandi bisogni, grandi specificità, grandi richieste da muovere alla società. Ma è anche un mondo pieno di energia, di voglia di vivere, abitato da studenti, operai, giornalisti, psicologi, nutrizionisti, e molto altro ancora. È un mondo abitato da persone “normali”, che vivono il proprio quotidiano, amano, desiderano, si disperano, ridono e fanno bisboccia come tutti, che reclamano diritti non in virtù della propria disabilità ma proprio in virtù del loro essere persone. È a questo titolo che rivendicano, chiedono a gran voce, che vengano rispettate le principali dichiarazioni che fanno da pilastro al nostro vivere collettivo. Sono documenti come La dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, come la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con Disabilità, come la Costituzione italiana. Si chiede il rispetto di questi documenti fondanti, affinché non siano soltanto una favola bella, ma siano atti e pratiche quotidiane. Perché prima di essere persone con disabilità si è persone.

Nelle parole seguenti potrei declinare le diverse necessità del mondo della disabilità, delle persone che erano in corteo per il terzo milanese, manifestazione con cui le persone disabili esprimono il proprio orgoglio di esistere, orgoglio di vivere nonostante le mille difficoltà che si frappongono tra il desiderio e la possibilità di viverlo nella vita quotidiana. Scelgo piuttosto di dare voce a coloro che si battono per coloro che erano in corteo e per coloro che non potevano esserci. Ho raccolto le voci delle persone che hanno partecipato ai tavoli di lavoro tematici che si sono svolti sabato, che riguardavano: le neuro divergenze; le barriere architettoniche; la vita indipendente e i Care Giver, cioè familiari di persone disabili che 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana prestano la loro opera non retribuita ai propri cari.

Caudio Cardinale, Andrey, Emma della Libera al Disability Pride 2024
Caudio Cardinale, Andrey e Emma della Libera al Disability Pride 2024. Foto Gianfranco Falcone

Inizio da Andrey Chaykin, fondatore di Abbatti le Barriere e anima del Disability Pride milanese. Senza di lui e senza la sua energia il mondo della disabilità perderebbe uno dei punti di riferimento essenziali.
Andrey Chaykin.
Che cosa ti ha colpito di più del Disability Pride milanese, giunto alla sua terza edizione?
Sicuramente è stato costruttivo e creativo, rafforzativo del progetto. Cioè portare i diritti delle persone con disabilità al centro del dibattito pubblico, all'attenzione della politica e della società civile, puntando soprattutto sulla partecipazione delle persone con disabilità. Perché come dice uno degli slogan scanditi durante la manifestazione Niente su di noi senza di noi.
Ovviamente con la speranza che l'anno prossimo la cittadinanza si mobiliti maggiormente per sostenere il progetto e lo faccia con tanti altri progetti sociali. I tavoli tematici che si sono sviluppati il giorno prima del corteo hanno affrontato temi importanti, molti sentiti, visto anche i tagli economici che la pubblica amministrazione ha apportato. Obiettivo di questi tavoli è elaborare dei documenti da diffondere all'interno della rete, per poi farli diventare di dominio pubblico. Perché le proposte fatte possano entrare nell'uso e nel costume della città.

Marta Corradi psicoterapeuta.
Che cosa ti ha colpito di più del tavolo di lavoro riguardante le neuro divergenze?
Mi a colpito che le persone abbiano avuto questa naturalezza e questo desiderio di raccontarsi, di raccontare le loro fragilità, le difficoltà che incontrano nel loro quotidiano, quello di cui avrebbero bisogno e che vorrebbero ottenere. Ne hanno parlato con semplicità. L'intervento che mi ha colpito di più è stato quello di una persona che ha sia una disabilità invisibile sia una disabilità visibile, e come questa persona abbia sempre curato la disabilità visibile. Quindi si trova nella situazione paradossale in cui le persone non capiscono la sua specificità.

Claudio Cardinale. Presidente ENIL Lombardia (rete per la vita indipendente).
Che cosa ti ha colpito di più del tavolo di lavoro riguardante care giver e vita indipendente?
Il tavolo di lavoro quest'anno comprendeva per la prima volta anche il tema della Vita indipendente. Ho partecipato proprio allo scopo di sviluppare questo tema e il problema dei finanziamenti, erogati in forma indiretta. Ovvero spesso li danno alle persone con disabilità o ai loro familiari sia per assistere la persona con disabilità da parte di un familiare, un care giver, sia per assumere un'assistente personale. Cosa che mi ha colpito è la convergenza della visione in merito alla maggior qualità della vita che la persona ha quando decide di vivere in casa propria, con un parente o con un assistente personale. Senza contare che allo Stato una persona con disabilità che vive in modo indipendente costa di meno di una persona ricoverata in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA)

Maurizio Attanasi. Papà di un giovane uomo con diparesi spastica. Cofondatore del comitato Cologno zero barriere, e membro della consulta sull'accessibilità del Comune di Milano.
Che cosa ti ha colpito di più del tavolo di lavoro riguardante le barriere architettoniche?
Innanzitutto la partecipazione maggiore rispetto all'anno scorso. E anche il fatto che attraverso il tema delle barriere, non solo architettoniche, abbiamo affrontato problematiche relative al mondo del lavoro che l'anno scorso non erano emerse. Infatti tra le persone con disabilità si registra un alto tasso di disoccupazione perché le aziende preferiscono pagare le multe piuttosto che assumere persone con disabilità. Un dato negativo, ma purtroppo non mi meraviglio, è che la situazione rispetto al report dell'anno scorso per quanto riguarda l'abbattimento delle barriere architettoniche non è sostanzialmente cambiata. Siamo molto indietro in Italia.

Flavia dai capelli rossi.
Che cosa ti ha colpito di più del tavolo di lavoro riguardante le barriere architettoniche?
È stato interessante confrontarsi, capire il punto di vista di altre persone e capire che il problema che ho io è anche quello delle altre persone. Così ci si sente meno soli.

Noa al Disability Pride 2024
Noa al Disability Pride 2024. Foto Gianfranco Falcone

Noa.
Perché sei in corteo?
Perché ho una disabilità sia fisica che mentale, e non vengo ascoltata per il mio cane di assistenza psichiatrica, ce ne sono solo cinque o sei in tutta Italia. Ieri siamo entrati in un negozio e ci hanno fatto uscire perché non volevano i cani.
Che cosa fa un cane da assistenza psichiatrica?
Aiuta a calmare diversi tipi di crisi: d'ansia, di panico.
Come fa?
Si picchia sulla coscia. Il cane che sembrava distratto si alza sulle zampe posteriori, si arrampica fino al punto in cui Noa si è battuta. L'intento è chiaro, proteggere la sua padrona.

Emily.
Perché sei in corteo?
Sono autistica e ADHD diagnosticata.
Quali difficoltà incontri come persona autistica?
A volte faccio molta fatica a capire le metafore. Ed è difficile far capire le persone che non sono malata di autismo sono una persona come le altre. Siamo tutti esseri umani, persone. Non è che una persona autistica è sbagliata.
È molto coraggioso quello che stai dicendo. Quanti anni hai?
Ne ho quattrodici e mezzo, a fine ottobre ne faccio quindici.
Vai al liceo?
Al liceo artistico.
Il gesto che fai [agitare ripetutamente in modo stereotipato le mani nel vuoto: stimming] è un gesto che ti aiuta?
Mi aiuta ad accettare me stessa come persona.

Selam al Disability Pride 2024
Selam al Disability Pride 2024. Foto Gianfranco Falcone

Selam.
Perché sei? Perché siete in corteo?
Io mi chiamo Selam e sono un'attivista del Cantiere.
Che cos'è il Cantiere?
Il Cantiere è uno spazio sociale autogestito che si trova davanti alla metropolitana di piazzale Lotto a Milano. Si occupa di diverse forme di discriminazione e di comunità che cercano di resistere.
Perché siete qui oggi?
Intanto perché qualsiasi momento di rivendicazione, di orgoglio, da parte di comunità che spesso vengono messe ai margini ci riguarda. Perché siamo anormali, disagiate, persone non conformi, e siamo orgogliose di esserlo. Quindi ci uniamo a qualsiasi momento di celebrazione di questa diversità e anche di questa unicità che ci caratterizza. Poi ci sono tanti amici e tante amiche.

Linda al Disability Prride 2024.
Linda al Disability Prride 2024. Foto Gianfranco Falcone

Linda. Donna dai bellissimi colori. Ex attrice ora immersa nel volontariato.
Che cosa ti ha colpito di più della manifestazione?
La solidarietà di realtà che non appartengono al mondo della disabilità. C'erano persone del mondo LGBTQI+. C'erano questi due ragazzi con il braccialino colorato dell'arcobaleno. Era carino. Erano due ragazzi assolutamente normalissimi che però hanno sfilato con noi. È questo il senso. I diritti sono i diritti di tutti. Mi è piaciuta la gioia che vedevo, cosa che tu non ti aspetti. Sì. Ci tagliano i fondi ma non ci tolgono la voglia di vivere. Quella sfilata ribadiva la grande voglia di vivere che abbiamo. Ho visto che non c'era nessuno di triste o depresso. Alla fine, ci possono ignorare, ci possono tagliare i fondi, possono rendere tutto inaccessibile. Però noi continuiamo gioiosamente a vivere.

Gianfranco Falcone

 

 

 

 

 

 

 

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