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Ho sempre amato conversare con Nicla Vassallo. Lei è diventata professore ordinario di Filosofia Teoretica a 41 anni, ovvero giovanissima per gli standard italiani. La sua attività accademica si divide attualmente tra Genova e la Gran Bretagna.
Di lei mi hanno sempre colpito la gentilezza e la disponibilità con cui risponde alle mie domande.
La prima intervista con Nicla Vassallo è uscita sul mio blog su L’Espresso.
Abbiamo parlato solo di Filosofia. Quando ho saputo che è anche una poetessa mi sono ripromesso di “importunarla” ancora.
Se dovessi dare una definizione della poesia di Vassallo userei le sue parole. Sono parole che d’altronde ritengo descrivano bene anche il suo modo di filosofare.
Mi trovo a cercare una sorta di orizzonte.

Lei è principalmente un filosofo. Vuole dire ai lettori quali sono i suoi principali settori di ricerca.
Non so di essere principalmente un filosofo. Mi auguro di essere principalmente una persona umana che intrattiene relazioni significative con l’altro/a-da-sé, anche, eppur non solo, per conferire un senso al proprio vivere. Rimane peraltro vero che la gran parte del mio spazio/tempo viene occupata dal filosofare: è il mio mestiere, mestiere che esprimo interessandomi in fondo di epistemologia (teoria della conoscenza) e metafisica, ovvero delle due materie predominanti e primarie, il che mi consente di approfondire altre ricerche, a partire da interrogativi di base.

Su epistemologia e metafisica mi sarebbe piaciuto approfondire il discorso. Ma nel timore di allontanarmi dal tema poesia, ho preferito proseguire. D’altronde non potevo aspettarmi una risposta breve a una domanda come: “Perché ritiene l’epistemologia e la metafisica primarie? E che cosa intende con interrogativi di base?”

Come arriva alla poesia?
Spesso mi pare che il poetare risulti da sempre presente in me, il che, se si vuole, potrebbe costituire una sorta di mistero. Direi piuttosto che recepisco la necessità di esplicitare con la scrittura poetica un linguaggio intersoggettivo: nel mio specifico caso, con tale linguaggio riesco a recepire quanto mi sarebbe impossibile raggiungere un linguaggio intersoggettivo se pensassi di voler comunicare tramite la sola razionalità”.

Che cosa cerca nella poesia?
Oltre a quanto ho appena accennato, non nella poesia, bensì con le poesie e, in particolare, con le mie poesie, mi trovo a cercare una sorta di orizzonte, amando altre persone poetiche. Purtroppo, finora, di queste persone ne ho incontrate poche. Sì, mi spiace, ma forse non potrebbe essere diversamente: gli orizzonti si condividono con rare altre persone.

Che cosa differenzia il linguaggio filosofico e il linguaggio poetico in generale e il suo nello specifico?
Stando a Jacques Prévert, la poesia è ciò che sogniamo, ciò che immaginiamo, ciò che desideriamo e ciò che si compie, spesso. Non so se si sia compreso che risulto parecchio affine a questa posizione. Ritengo, inoltre, che il linguaggio poetico, o, meglio, i linguaggi poetici, mio incluso, debbano rispecchiare da vicino tale modo di intendere la poesia: è il mondo interno tutto che fa i conti col mondo esterno. Ciò risulta vero anche per la filosofia, che però non deve cogliere il mondo interno nella sua totalità, bensì deve selezionare il nostro argomentare, aspirando a un argomentare valido e corretto. La differenza tra i due linguaggi mi pare netta.

Possiamo dire che il punto di contatto tra i due linguaggi è l’interrogazione? Al fine di ricercare/conseguire la verità?
Direi di no. La poesia non s’incentra di base su una ricerca, bensì sull’espressione di quanto si trova nel poeta o nella poetessa. Quanto lei sostiene è invece caratteristico della filosofia.

Ma la poesia non è un linguaggio di verità nel momento in cui riesce ad esplorare la realtà esterna oltre che la realtà interna di che poeta?
Non oggi. Ma forse in futuro dovrò tornare su questa domanda. Mi vengono in mente i versi dei poeti.
Di Catullo
Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato.
I versi di Ungaretti
Chiuso tra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio?
Quelli di Montale
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
In essi trovo verità. Ne trovo come ne trovo nella ricerca dei filosofi. Perché sono convinto che poesia e verità vadano a braccetto e che il territorio della filosofia e quello della poesia non siano poi così distanti.
Esito a porre questa riflessione. Vado avanti con l’intervista. Conservo queste domande per un poi che mi auguro accada.

La sua è una poesia che torna a Saffo?
In qualche senso, sì, dato che anche la mia poesia, al pari di quella di Saffo, impiega spesso la prima persona in modo formale, ed essa si fa in qualche modo portatrice della figura di una sua fautrice, la poetessa, che nutre amore per le ragazze da lei educate (nel tiaso) alla musica, alla danza, alla poesia.

È una poesia femminista?
Non saprei, dato che, se con “femminismo” intendiamo un movimento socio-politico-culturale che esige per la femmina o la donna la parità dei diritti rispetto al maschio o all’uomo, non posso essere del tutto femminista, dato che non credo che sia opportuno desiderare che vi siano solo due sessi o due generi. Ritengo più semplice sostenere che una parte della mia filosofia viene a far parte delle filosofie femministi anglosassoni, come del resto risulta qui.

Lei scrive poesie con costanza?
No. Se debbo fare filosofia con costanza, dato che, come ho prima precisato, filosofare è il mio mestiere, non recepisco obblighi rispetto al poetare. Per di più, vi sono tempi del mio vissuto in cui si fa urgente l’espressione del mio io in toto, e dunque tempi in cui il verso poetico sgorga in me, e vi sono altri tempi in cui non recepisco tale urgenza. Posso, dunque, trascorrere anche mesi senza scrivere poesie. Per esempio, di fatto, recentemente ho scritto solo tre poesie.

Per scrivere della felicità dell’amore o del dramma umano della morte, preferisce il linguaggio filosofico o il linguaggio poetico?
Dipende da cosa vado cercando, ovvero se mi domando ‘che cosa è l’amore?’ o ‘come un qualsiasi soggetto cognitivo conosce l’amore?’, ‘che cosa è la morte?’ o ‘come un qualsiasi soggetto cognitivo conosce la morte?’, la risposta non può che essere razionale e affidata alle buone argomentazioni filosofiche. Come mi auguro riesca a trasparire qui dalle mie precedenti parole, il linguaggio poetico ‘serve’ in qualche senso ad altro.

Legge mai le sue poesie ad alta voce in pubblico?
So di non esservi propensa, né adatta. Ho provato in un’unica occasione – qualche anno orsono, al Salone del Libro di Torino – e il risultato è stato un totale flop.

Che rapporto ha con la poesia attuale? Penso a poetesse come Candiani e Gualtieri.
Per un certo periodo ho nutrito un qualche interesse per i versi di entrambe, ma, alla fin fine, mi hanno lasciato poco. È anche che non intendo farmi influenzare da come oggi le poetesse poetano. Preferisco recepirmi “navigare” libera da condizionamenti.

Se c’è una cosa che possiamo affermare di Vassallo è proprio questa ricerca della libertà. È una ricerca che rivendica per se stessa e anche per gli altri. Mi ha solo pregato nel mio scrivere di non riferirmi a lei usando la locuzione “della Vassallo”. Ho sorriso. La sua non è solo una richiesta che riguarda l’ortografia. È una richiesta che anche in questo caso esprime un orizzonte di senso, che non vuole appiattire i sessi e i generi nella dualità maschile-femminile.
Gianfranco Falcone

Per saperne di più
https://niclavassallo.net 
http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/05/08/nicla-vassallo-vita-umana-e-scandalo-della-ragione/

Raccolte di poesie
Nicla Vassallo
Orlando in ordine sparso – Poesie (1983-2013)
Mimesis, 2013
Pagine 188

Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti
Mimesis, 2017
Pagine 118

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