Dizzee Rascal. Si balla anche per le strade londinesi

dizzee rascal maths and english
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Approvato con riserva. È questo il giudizio sintetico che darei dopo la lettura delle recensioni del terzo disco di Dizzee Rascal, Maths+English. Tra le annotazioni più citate trovo la collaborazione con gli Arctic Monkeys ritenuta per nulla all’altezza e dettata da ispirazioni modaiole.
dizzee rascal maths and englishIvic non aveva gradito nemmeno i precedenti lavori, trova idee interessanti solo per Pussyole e Sirens e del cd scrive <<non brutto, ma privo di quella personalità necessaria per essere veramente apprezzabile. Si va un po’ di qua un po’ di là, sia come rime che come scelte sonore>> [1]. Qualche precisazione in più? Magari sarebbe banalmente didattica, ma seguiremmo meglio l’ascolto.
Zingales pur considerando inalterate le capacità musicali e la solidità dell’album si augura che dal prossimo <<lavori per alzare il tiro>>. Le sue doti lo portano attraverso il <<rap vero e proprio di pezzi come il singolo Sirens a bombe dagli echi drum’n’bass come Pussyole e Da Feelin’, passando per numeri più discorsivi e melodici come Excuse Me Please>> [2].
Rascal prova a superare il genere che gli appartiene esplodendo in varie direzioni con la sua <<voce cruda, gutturale, piena di urgenza espressiva>> in linea con i brani <<tra i riff metallici (Sirens), crudezze hip hop (Pussyole) sbracatezze con tocchi reggaeton (Suck My Dick), forti influenze UK garage (Flex), tonanti partiture con archi gotici e gravità dei bassi (Hardback)...>>. Ma nonostante ciò Galli ritiene l’album un <<piccolo colpo a vuoto>> per una <<visione complessiva>> poco convincente tanto da far perderne <<vigore>> [3].
Molto lusinghiero invece il commento di Servetti sia sul piano strettamente musicale, legato alle radici hip hop, che per quello delle potenti liriche. Si passa dal <<caotico singolo Sirens, seguito dalla parentesi gangsta Where’s Da G’s…alla scura e violenta Hard Back (Industry), per poi approdare alla vera gemma dell’album: una Bubbles che si schianta nelle orecchie con la stessa intensità di un crash-test>> [4].
In più di un’occasione Primi sottolinea la ballabilità dell’album che risulta a suo dire il più <<accessibile>> perfino <<radio friendly>>. Un insieme di suoni che rappresentano la musica urbana: <<atmosfere dub, ritmi elettronici, sonorità old school, anche chitarre rock (nel rpimo singolo, Sirens, sembra di sentire i Korn)…Piace quando fa ballare come in Flex e Pussyole…e ancor di più quando è incazzato (Hard Back, Temptation, You Can’t Tell Me Nuffin’>> [5].
Altrettanto positivo il giudizio di Girolami che trova nei campionamenti old school il fondamento di un suono <<mai così elegante>>. Campionamenti <<tenuti a bada da un’attitudine compassata e minimale che ne fa dei piccoli e intensissimi carillon hip hop>> [6]
Non vi curate di noi ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere:
hip hop
Dizzee Rascal
Maths+English
etichetta: xl
data di pubblicazione: 4giugno 2007
brani: 14
durata: 48:54
cd: singolo

[1]Damir Ivic – Il Mucchio Selvaggio luglio/agosto 2007 – pag. 42
[2]Christian Zingales – XL luglio 2007 – pag. 215
[3]Luca Galli – Blow Up giugno 2007 – pag. 100
[4]Gianluca Servetti – Rockerilla 15giugno/15luglio 2007 – pag.48
[5]Michele Primi – Rolling Stones luglio 2007 – pag 141
[6]Andrea Girolami – Rumore giugno 2007 – pag. 111

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