Molecole di Andrea Segre

locandina di molecole
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“Dal fondo del mio avvenire, durante tutta questa vita assurda che avevo vissuto, un soffio oscuro risaliva verso di me.
Attraverso annate che non erano ancora venute.” (Albert Camus, Lo straniero).

Molecole” di Andrea Segre, sarà presentato nelle sale a partire dal 3 settembre 2020, ma è stato possibile visionarlo come film di pre-apertura fuori concorso alla 77° Mostra del Cinema di Venezia, il 1° settembre del 2020. È con questa citazione dal romanzo di Camus che si apre questa ultima fatica di Andrea Segre, che apparentemente si presenta come documentario, ma che forse non lo è.

Il lavoro procede apparentemente senza meta, con un vagare continuo che alle volte rende di difficile comprensione cosa voglia dire il regista. Le molecole sono quelle che studiava il padre, un chimico-fisico, che si era specializzato sui radicali liberi. I radicali liberi sono delle molecole instabili a causa del fatto che hanno degli elettroni liberi e per raggiungere la stabilità hanno necessità di catturare un elettrone da un’altra molecola, rendendola a sua volta instabile. In questo senso il regista pare comportarsi proprio come un radicale libero, vaga, cerca, ascolta, incontra, allo scopo di raggiungere una propria stabilità interiore. È un lavoro molto intimo, dove il regista ci mostra con delicatezza le sue domande interiori. Il lockdown diviene l’occasione per fermarsi e raccontare il suo irrisolto rapporto con il padre. Nelle stesse note di regia, Segre scrive: “Molecole è sgorgato. Come l’acqua. In un vortice di vuoti e scomparse, di silenzi e paure, ma anche di epifanie e sorrisi. Parole, volti, foto, incontri e memorie: non ho potuto controllare nulla di tutto ciò, ho solo avuto la sensazione che non potevo andarmene e lì sono rimasto. In un tempo che si è annullato, in uno spazio che si è sospeso.”.
In un certo senso ha raccontato quello che molti di noi hanno provato durante il lockdown: la sensazione di non potere andarsene da dove eri. L’annullamento del tempo. Si può fuggire da tutto ma non da se stessi quando si è obbligati a rimanere fermi. Il termine sgorgato come l’acqua è inoltre molto legato a Venezia e al suo lento sprofondare nell’Adriatico.

Segre ci mostra una Venezia vuota, dove anche la Basilica di Santa Maria della Salute, edificata nel 1631 per la fine della peste nella città è tristemente chiusa. Dove le vetrine sono ancora illuminate ma la città è vuota di essere umani. Una Venezia che si mostra nella sua bellezza ma anche nella sua fragilità. Una città che a novembre aveva avuto l’acqua alta e che nel primo periodo del lockdown subisce un quasi prosciugamento dei canali a causa della bassa marea. In questa città vuota il regista si aggira e riflette su Venezia, su suo padre e su se stesso. E incontra coloro che abitano la città quotidianamente. Persone che ancora sanno vogare; coloro che conoscono la laguna; i pescatori che fra loro si raccontano un proverbio cinese: “chi si sposa è felice una settimana, chi uccide un maiale è felice un mese, chi impara a pescare è felice tutta la vita”.
Nello svuotarsi dei turisti, Venezia ha mostrato la sua parte più vera e delicata e i suoi abitanti sono tornati a prenderne possesso. Allora, alla fine questo film non è un documentario, ma una ghost story, un film sui fantasmi. Il fantasma del padre che continua a vagare nella vita del figlio; il fantasma della città, che vuota sembra anticipare il suo futuro; gli abitanti della città spinti ai margini dal processo di gentrificazione, che risultano essere invisibili alle masse di turisti che vagano per le strade di Venezia. Quindi questo apparente vagare senza meta del regista, altro non è che il tentativo di ridare la voce agli spettri che si agitano nel profondo della città gentrificata. Spettri umani, che hanno una grande dignità, sono pieni di vita e si oppongono al destino che qualcuno pensa di avere scritto per loro.

Francesco Castracane

Molecole
di Andrea Segre
Italia 2020 – 68 minuti

CAST ARTISTICO:
Ulderico Segre
Giuliano Segre
Uberto Segre
Anna Pagliero
Mauro Stoppa
Boris Borella
Luigi Divari
Elena Almansi
Maurizio Calligaro
Giulia Tagliapietra
Alberto Spizzamiglio
Anna Campagnari
Marino Almansi
Patrizia Zanella
Alexandra Ioana-Drobota
Marta Bortolozzo
Samanta Coviç
Dafni Segre
Archontoula Skourtanioti

CAST TECNICO
Regia Andrea Segre
Montaggio Chiara Russo
Fotografia Matteo Calore e Andrea Segre
Musica Teho Teardo
Fonico di presa diretta Alberto Cagol, Marco Zambrano
Montaggio del suono Riccardo Spagnol
Direttore di produzione Giulia Campagna
Amministrazione Elena Pinton
Materiali video di repertorio Archivio Privato Famiglia Segre e Alberto Salvagno, Zalab Associazione Culturale
Laboratorio postproduzione audio Rec & Play
Sottotitoli Raggio Verde – Roma Digital
Post Production Grande Mela Digital Film
Prodotto da Zalab Film con Rai Cinema
In associazione con Vulcano e Istituto Luce Cinecittà
Distribuzione Zalab Film in collaborazione con Lucky Red

Trama

Ci sono cose che è molto difficile per un padre condividere con suo figlio e che un figlio può iniziare a capire solo diventando padre. Tra febbraio e aprile di quest’anno Andrea Segre, che da anni vive a Roma, è rimasto bloccato dal lockdown a Venezia, la città di suo padre e solo in parte anche sua. Lì stava lavorando a due progetti di teatro e cinema sulle grandi ferite della città: il turismo e l’acqua alta. Mentre girava, il virus ha congelato e svuotato la città davanti ai suoi occhi, riconsegnandola alla sua natura e alla sua storia, e in qualche modo anche a lui. Ha raccolto appunti visivi e storie e ha trascorso quei giorni nella casa di famiglia, dove ha avuto modo di scavare nei ricordi di ragazzo e di figlio, che lo hanno trascinato più a fondo di quanto pensasse. Archivi personali in super8 di Ulderico, il padre del regista e vero protagonista del film, si alternano a incontri con cittadini veneziani, che raccontano il rapporto tra la città e le acque e nello stesso tempo vivono l’arrivo inatteso del grande vuoto che ha invaso Venezia e gran parte del mondo. A tenere assieme le immagini sono la voce fuoricampo del regista, le musiche di Teho Teardo e un’atmosfera di attesa e stupore, che pervade tutto il materiale visivo ed esistenziale di questo strano viaggio, irreale (nel senso di fantastico) e irrealizzabile (nel senso di non programmabile, non organizzabile), ma nel cuore di un evento molto reale e storico, che ha segnato e segnerà il mondo per sempre.

 

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