Domani (Demain) di Cyril Dion e Mélanie Laurent

Domani Cyril Dion Mélanie Laurent
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In seguito alla pubblicazione di uno studio che annuncia la possibile scomparsa di una parte dell’umanità da qui al 2100, Cyril Dion e Mélanie Laurent intraprendono un emozionante viaggio intorno al mondo per scoprire cosa potrebbe provocare questa catastrofe, ma soprattutto come evitarla. Partendo dagli esperimenti più riusciti nei campi dell’agricoltura, energia, architettura, economia e istruzione, i registi Cyril Dion e Mélanie Laurent immaginano un nuovo futuro per noi e per i nostri figli. Risultato: una sorprendente, contagiosa e ottimista spinta al cambiamento, a partire già da DOMANI.
domani Cyril Dion Mélanie Laurent

Esce oggi nelle sale italiane questo godibile lavoro realizzato da Cyril Dion e Mélanie Laurent, che si situa nel genere dei documentari ambientali. A differenza dei vari documentari sull’ambiente, costruiti su una visione catastrofista e choccante, questo lavoro va invece alla ricerca di quelle che potremmo definire le “Buone Pratiche” e attraverso un viaggio attraverso il mondo mostra alcune delle alternative concrete che si stanno realizzando. Ci porta a Detroit, in Svizzera, in Finlandia, in Islanda, in Germania, in Gran Bretagna, in Svezia; poi nelle Isole della Reunion e in India. Naturalmente l’Italia è completamente assente, e guardando questo film, si viene colti da un leggero senso di vertigine e depressione, poiché ti rendi conto che il dibattito politico-culturale dell’Italia è assolutamente fermo a 40 anni fa.

domani Detroit orti urbani

Ad esempio gli abitanti di Detroit, città passata da due milioni di abitanti a 700.000 a causa della crisi, hanno trasformato i pezzi di terra abbandonati in orti urbani e questo ha permesso alle classi più povere di garantirsi la sopravvivenza. Di fatto il 50% della produzione agricola della città arriva dalla città stessa. Attivisti-contadini hanno ben chiaro quale sarà il futuro. Sanno che il 70% della popolazione mondiale nei prossimi decenni si concentrerà nei centri urbani e questo significa una riorganizzazione degli spazi, soprattutto mentali. Coltivare i prodotti della terra nella città, riduce l’impatto ecologico ed riduce il consumo di energia. L’Islanda ad esempio si produce da sola quasi tutta l’energia necessaria per il suo funzionamento.
La rivoluzione delle monete “aperte, i sistemi di produzione agricola locale senza petrolio o meccanizzazione, le regioni che producono più energia rinnovabile di quanta ne consumino, i modelli di amministrazione che consentono a migliaia di cittadini di partecipare alla stesura della costituzione del loro paese: giorno dopo giorno, i due autori registrano la difficoltà di promuovere e implementare questi sistemi altamente efficienti, e incontrano gruppi di persone che sono riusciti a farlo nel posto in cui vivono, superando tutti gli ostacoli. Gradualmente, prendono coscienza del fatto che tutti questi soggetti sono
interdipendenti: cambiare il modello agricolo significa cambiare il modello energetico; cambiare il modello energetico significa necessariamente ripensare la gestione del territorio; riorganizzare il territorio presuppone una revisione dei nostri modelli economici; cambiare l’economia significa cambiare gli esseri umani, e quindi il sistema scolastico va completamente trasformato. Infine, affinché tutti questi cambiamenti abbiano luogo, anche i nostri sistemi democratici devono evolversi.

Il film è diviso in capitoli. Il primo è centrato sull’agricoltura: grazie all’agroecologia è possibile produrre di più è meglio, senza inquinare, riducendo la meccanizzazione e favorendo così il ripopolamento delle campagne. È la dimostrazione concreta di come, se applicata correttamente, l’idea della permacultura risulti vincente,
Segue poi la riflessione sull’energia, dove vengono mostrate molte esperienze di riorganizzazione locale, che permettono di diventare autosufficienti dal punto di vista energetico. Ma la difficoltà è rappresentata dalla transizione, che è costosa e che molti paesi non possono permettersi;

monete alternative domani

La parte sull’economia è concentrata molto sulle esperienze di costruzione di monete locali e di mercati locali, e questa sembra essere la parte più debole e più confusa del lavoro, con in alcuni casi, un approccio eccessivamente ingenuo e sempicistico alla questione dell’emissione della moneta. Le valute complementari sono un percorso interessante all’interno di piccole comunità locali, ma non risolvono il problema delle disparità economiche e della necessità di avere comunque una moneta di riferimento, necessaria agli scambi internazionali.
La quarta parte invece mostra alcuni tentativi di realizzare la Democrazia diretta. Tali tentativi si sviluppano a causa della presa d’atto che i meccanismi della democrazia formale di tipo rappresentativo sono in crisi. I cittadini tentano quindi di riempire di contenuti il guscio vuoto del processo democratico che nomina i propri rappresentanti. In tal senso mostra l’esperienza dell’Islanda, dove, dopo la crisi che ha investito il paese, delle persone scelte a caso hanno riscritto la Costituzione attivando un processo costante di dialogo con i cittadini. La nuova proposta va però detto, è attualmente ferma in Parlamento.

domani scuola Cyril Dion e Mélanie Laurent

La quinta parte illustra invece i nuovi modelli scolastici, che puntano ad aumentare le competenze sociali degli studenti e a migliorarne la capacità di vivere in armonia con il mondo e con se stessi.
Questo viaggio nelle utopie concrete, per utilizzare un termine caro ad Alex Langer, è intervellato da interviste ad esperti di vario genere, fra i quali il professor Rob Hopkins, esperto di Permacultura; l’economista Jeremy Rifkin, studioso del ruolo dell’empatia nello sviluppo del moderno mercato capitalistico; Vandava Shiva, esperta di Agricoltura alternativa e vincitrice nel 1993 del premio Nobel Alternativo. Ci sono anche semplici persone che raccontano la propria testimonianza, i più interessanti e simpatici dei quali sono gli agricoltori biologici. Tutti gli interventi sono semplici e comprensibili.

Il pregio del film, pur manifestando un approccio forse un po’ troppo semplicistico in alcuni casi, è l’ottimismo che lo permea, la sottile ironia di alcuni personaggi, e il tentativo di mostrare il lavoro dei piccoli gruppi di persone, che senza alcun interesse economico, in una ottica popperiana, si organizzano per cambiare il piccolo pezzo di mondo che li circonda. Quindi, anche se le questioni sono complesse e le soluzioni sembrano difficili, i due autori invitano il pubblico ad avere fiducia nelle infinite risorse positive degli esseri umani.
Inoltre il montaggio veloce e la buona qualità della fotografia, sembrano essere costruiti appositamente per un pubblico giovane. Effettivamente, nonostante il lavoro duri quasi due ore, si arriva abbastanza velocemente alla fine senza essersi mai annoiati.
Degna di nota la colonna sonora orignale di Fredrika Stahl, giovane cantautrice svedese dalla voce ammaliatrice.
Insomma, un bel documentario, necessario soprattutto per rifare pace con il mondo, che non sempre mostra la parte migliore di sé.
Vincitore del Premio César per il miglior documentario nel 2015, dove è stato visto da due milioni di persone, il film ha il patrocinio in Italia del Ministero dell’Ambiente, della Fondazione Campagna Amica, di Lifegate, di Greenpeace, di Slow Food, di Lega Ambiente e della Giunti.
Francesco Castracane

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