Donna non rieducabile di Stefano Massini con Ottavia Piccolo

Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile
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Suona l’arpa di Floraleda Sacchi al teatro Leonardo. Sono note cupe che introducono la splendida Ottavia Piccolo che incarna sul palco Anna Politkovskaja nella pièce Donna non rieducabile.
Ben presto, dopo le prime battute ci rendiamo conto che quella di Ottavia Piccolo non è un’interpretazione. La sua è un’immedesimazione. Sul palco scompare l’attrice e come per magia vediamo la giornalista russa uccisa con quattro colpi di pistola Makarov in prossimità dell’ascensore del suo appartamento, a Mosca.

Stefano Massini ha dato il meglio di sé nella creazione dello spettacolo Donna non rieducabile, cucendo insieme scritti, saggi, frammenti della giornalista, dando in mano questa preziosa partitura a un’attrice che nell’ora e mezza di spettacolo ha una recitazione impeccabile, senza sbavature, accompagnata dalla musica creata per l’occasione e suonata dal vivo.

La recitazione è arricchita da un gioco di luci a regola d’arte che scandisce i diversi quadri di cui si compone la rappresentazione. Scrittura e recitazione diventano un tutt’uno, e ha uno dei suoi vertici più alti in una passeggiata, marcia, fuga, incalzante che Ottavia Piccolo disegna sul palco.

Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile
Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile. Foto Marco Caselli Nirmal

Incisiva l’arte recitativa di Ottavia Piccolo. Ci inchiniamo al coraggio, alla tenacia, alla perseveranza di una giornalista come la Politkovskaja che ha pagato con la vita la sua voglia di verità. Lei è stata in prima fila nel denunciare i soprusi dell’esercito russo in Cecenia, in prima fila nel denunciare la corruzione, entrando presto nel mirino del potere politico che la voleva morta con minacce esplicite ma anonime sui giornali, a cui lei rispose firmandosi, non nascondendosi.

Quella della Politkovskaja è una prosa puntuale, asciutta, perfettamente ricostruita da Massini e rigorosamente presentata da Ottavia Piccolo sul palco.
Ottavia Piccolo-Anna Politkovskaja ci raccontano della vita quotidiana a Groznyj, la capitale cecena. Di quanto nella capitale il problema non fosse solo non essere uccisi, ma riuscire a mangiare, lavarsi, spostarsi. Attraverso una prosa essenziale, attraverso la voce nitida, ferma, straordinariamente evocativa di Ottavia Piccolo veniamo a conoscenza delle piccole grandi corruzioni a Groznyj. Sappiamo del cittadino ceceno ingannato dall’ufficiale che gli chiede prima un vestito, poi un bagno fresco, infine un cappello di seta per fornirgli informazioni sul nipote. Ma queste informazioni non arriveranno mai. Sappiamo delle donne stuprate dai soldati russi e dalle bande cecene. Sappiamo dei testimoni che si confidano con la giornalista, uccisi soltanto per aver parlato con lei. Sappiamo del suo essere stata arrestata, picchiata, minacciata di stupro, minacciata di essere uccisa. Sappiamo dei prigionieri costretti al sole in trincee scavate nel terreno, messi lì in mezzo all’immondizia.
Sappiamo di come Anna Politkovskaja sia stata avvelenata durante un volo con del te. Pratica questa che ricorda altri tentativi recenti di omicidio nella “democratica” Russia, effettuati contro personaggi politici scomodi. Sappiamo dei suoi tentativi di mediazione durante la crisi del teatro Dubrovka a Mosca, dove le forze separatiste cecene presero in ostaggio 850 spettatori. E come questa crisi fini con 129 morti dopo che i carrarmati russi presero a cannonate il teatro.
Sappiamo che la giornalista non si piega ai facili manicheismi che cercano di distinguere superficialmente tra buoni e cattivi. Piange i morti evocati senza concessioni alla retorica. E qui Ottavia Piccolo recita i nomi dei morti bambini, e in quel richiamarli per un attimo dalla morte ce li presenta con un carico di dolore che lascia un groppo in gola. E lì, ancora una volta compare la grande attrice e ti chiedi da dove prenda questa vis, per cui le basta scandire nomi, appoggiare dei fogli sulle assi del palcoscenico per evocare il dramma e catturare il pubblico.
Sappiamo, sappiamo… Sappiamo ogni cosa attraverso la drammaturgia di Massini, con le parole di Anna Politkovskaja, l’asciutta, appassionata e appassionante interpretazione di Ottavia Piccolo.

Non è un caso che questa pièce sia stata ripresa ieri 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Perché quella di Anna Politkovskaja è la storia di una donna, una donna che ha fatto sentire alta la sua voce contro i soprusi, contro l’ipocrisia di regime, contro la violenza, e per questo ha pagato il prezzo più alto. Ha pagato con la vita. Ha pagato con la vita ma la sua è una storia di una donna forte che non si è mai fatta vittimizzare, che non è mai stata vittima, e che non è mai stata vinta.
Dobbiamo anche ringraziare Cubo del gruppo Unipol per la rassegna Non ballo da sola in cui si inserisce lo spettacolo Donna non rieducabile. Con questa rassegna, offerta gratuitamente alla comunità, Cubo si propone di affrontare le tematiche relative alla violenza di genere. Di questo non possiamo fare altro che ringraziare. Contemporaneamente tiriamo amichevolmente le orecchie. Sul loro sito non è possibile segnalare la condizione di disabilità nel momento in cui si prenotano i biglietti. Grave mancanza per chi come me viaggia in carrozzina.

Come al solito non abbiamo resistito alla tentazione, abbiamo tentennato. Ma non potevamo esimerci alla fine dello spettacolo di scambiare qualche battuta con Ottavia Piccolo.

Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile
Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile. Foto Marco Caselli Nirmal

Perché Anna Politkovskaja il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne?
Perché era donna, giornalista, diceva delle cose scomode per il potere, e la violenza su di lei è stata tripla o anche di più. Non perché giornalisti non ne abbiano ammazzati. Ne ammazzano in continuazione anche quelli. Ma diciamo che essendo una donna ha dovuto difendersi ancora di più e l’hanno fatta tacere. Mi sembrava che come manifesto per una giornata come questa fosse assolutamente giusto.
È stato estremamente interessante. Perché Anna Politkovskaja è una vittima ma non si è mai lasciata vittimizzare, passivizzare.
No, infatti.
Perché offrirla gratuitamente alla città?
Questa non è una mia scelta. Io sono molto contenta che sia stata fatta questa cosa ma è un’iniziativa di Cubo. Quando mi ha cercata per questa cosa ero felicissima. Tra l’altro non è uno spettacolo che faccio sempre. Ogni tanto lo riprendo. L’avevo fatto l’ultima volta un anno e mezzo fa perché con la Covid ci siamo tutti un po’ fermati. Per cui ero anche più emozionata del solito. Perché sai riprenderlo dopo un anno e mezzo, “O dio me lo ricorderò?”. Me lo sono ricordato tutto.
Non c’è stata una grinza. Forse c’è stata un’unica parola…
Si che ho fatto gnapa paciap gnapac…

Oltre che di una straordinaria bravura è anche incredibilmente simpatica. Mi conquista definitivamente con quello che assomiglia a uno scioglilingua.
No, qualcosa come firma invece di ferma, una briciolina in un’immensità di bellezza.
Sì una cosa così.
Scoppia a ridere. E io dentro di me la amo. Mi ringrazia.

Io l’ho vista anche al Piccolo in “Occident Express (Haifa è nata per star ferma)”, sempre di Massini. Recitava nella parte di una donna migrante dall’Iraq in Danimarca. Spettacolare anche lì. È questo il suo teatro? Il teatro impegnato?
Sì. Diciamo che ormai mi piace confrontarmi con dei problemi che sono quelli di tutti noi, che incrociamo nella nostra vita. Per carità i classici sono una cosa importante, fondamentale, probabilmente continuerò a farli. Ma diciamo che questo tipo di teatro è quello che mi rappresenta meglio. In più ho incrociato sulla mia strada Stefano Massini che scrive questi testi che per me sono necessari. Quindi ci siamo trovati. Adesso ne ho preparato un altro che farò la prossima stagione 2022-2023, che si chiama “Cosa nostra spiegata ai bambini”.
Anche quella è la storia di un’altra donna importante che era Elda Pucci, la prima sindaca donna di Palermo che è stata completamente dimenticata, è stata messa da parte e nessuno se la ricorda più. Parliamo degli anni Ottanta. Anche quella sarà una bella cosa.
25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. È di questi giorni la notizia che si sta diffondendo sui social che le donne di Teatro si stanno attivando per la parità di cachet e diritti, contro abusi sessuali e violenza nel mondo del teatro.
Non è che noi siamo messi meglio o peggio di altre categorie. Diciamo che siamo tutte sulla stessa barca. Tutte le donne di tutte le categorie devono fare quattro volte più fatica degli uomini. Ginger Rogers diceva: “Io faccio le stesse cose che fa Fred Astaire, però all’indietro e sui tacchi”.
Ridiamo insieme.
Quello che compariva era sempre lui. Lei sempre di spalle e con i tacchi. Quindi, lei doveva fare sempre più fatica. Parto da una cosa leggera per dire che così è. Le donne fanno più fatica.
Domanda provocatoria. Quindi essere donna oggi in Occidente, e lasciamo perdere per il momento quello che di terribile sta succedendo alle donne in Afghanistan, è un po’ come essere disabili? È meglio, peggio, o uguale? Oppure pur essendo disabili c’è il vantaggio del genere se si è maschi?
Potrebbe essere, hai ragione, potrebbe essere.
Sono due cose che potrebbero andare sullo stesso binario.
Io sono fortunata, mi considero fortunata, privilegiata, sia per il lavoro che faccio sia per come si è sviluppato negli anni. Però penso che molte donne possono essere considerate come disabili.

Gianfranco Falcone

Teatro Leonardo – Milano
Donna non rieducabile
di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
musiche per arpa composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
regia di Silvano Piccardi

Prodotto nella stagione 2007/2008 da La Contemporanea, Donna non rieducabile viene ripreso in tournée come produzione prima del Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e poi, per la stagione 2019/2020 dalla Residenza Artistica Officine della Cultura.
Durata: 1 ora e 20 minuti senza intervallo.

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