Due giorni, una notte. La dignità rubata del lavoratore

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L’ultimo lavoro dei Dardenne è una fotografia disincantata degli equilibri sociali ai nostri giorni, un lucido documento su una fase storica in cui la classe lavoratrice, ostaggio di una crisi economica che sembra non aver mai fine e sotto costante ricatto della parte datoriale, è costretta a lottare per poche misere briciole di benessere e, spesso, a barattare la propria dignità per una mera speranza di sopravvivenza.

due giorni una notte jean pierre luc dardenne

L’idea di fondo di Due giorni, una notte è infatti proprio quella di un ricatto, l’ennesimo. Ne abbiamo visti tanti, anche nel nostro paese: dai referendum di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco, che sono sfociati nella fuoriuscita di FIAT da Confindustria e nell’abbandono del contratto collettivo nazionale in favore di quello aziendale (peggiorativo delle condizioni dei lavoratori), al più recente caso Electrolux in cui veniva minacciato il licenziamento e la delocalizzazione se non si fosse accettato il dimezzamento dello stipendio, la riduzione di pause e permessi sindacali, il blocco dei pagamenti, delle festività e degli scatti di anzianità. Il ricatto stavolta, la scelta tormentata cui vengono posti di fronte i sedici operai di una piccola azienda, consiste nel dover decidere se accettare un bonus da mille euro, che, viste le irrinunciabili esigenze quotidiane di ciascuno (c’è chi fa un doppio lavoro per tirar su i figli, chi arrotonda tagliando lastre di pietra nel fine settimana, chi rimanda da tempo lavori in casa ormai improcrastinabili), fa gola a tutti, o consentire il licenziamento di una collega, madre di due bambini, che ha da poco superato un problema di depressione.

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Il film, asciutto e conciso, in pieno stile Dardenne, procede con un ritmo serrato ed una crescente tensione di fondo, man mano che la protagonista, Sandra, che ha un fine settimana appena per convincere i colleghi a rinunciare al bonus perché possa mantenere il proprio posto di lavoro, contatta i vari dipendenti dell’azienda e porta dalla sua parte i primi colleghi. La vicenda narrata, che l’estremo realismo delle situazioni messe in scena e la capacità di lettura del disagio vissuto da chi è escluso dal ciclo produttivo, messo da parte, isolato, rende emblematica degli anni che stiamo vivendo (altrettanto può dirsi dell’immagine del lavoratore costretto a mendicare il proprio posto di lavoro: un refrain del film), restituisce lo spaccato di una realtà sociale frantumata descrivendo una vera e propria “guerra tra poveri”, in cui nessuno vince se non quei pochi che si arricchiscono sul generale scadimento delle condizioni sociali di un numero sempre crescente di persone.
Una classe lavoratrice perdente dunque (e, di conseguenza, un sistema sociale da ripensare ed un modo di intendere la produttività ed il profitto d’impresa anch’esso totalmente da rivedere), vittima dell’impoverimento sistematico che i rapporti di forza all’interno di un disarmonico tessuto sociale impongono e divisa dai propri egoismi (e qui il problema non è solo di reddito percepito, ma anche di scelte valoriali), in cui la solidarietà per chi sta peggio è merce sempre più rara ed un sussulto di dignità un lusso che solo in pochi possono concedersi.

due giorni una notte jean pierre-luc-dardenne

Strepitosa l’interpretazione di Marion Cotillard che, sempre a proprio agio in ruoli drammatici e psicologicamente sfaccettati (come già su queste pagine si è segnalato), riesce ad essere credibile in ogni momento: nelle calibrate inflessioni della voce (a proposito, la visione del film in versione originale è caldamente consigliata) da cui traspare tutto il disagio vissuto dal suo personaggio, lo sconforto, l’insicurezza e l’ansia crescente legate alla situazione in cui Sandra è calata; nel suo raccogliersi su se stessa nei momenti più cupi, al riparo dalle vicissitudini del mondo esterno nella penombra della propria camera.
In un alternarsi di primi piani (che annullano lo spazio circostante dando risalto al dramma interiore dei protagonisti) ed inquadrature (poche, a dire il vero) realizzate con la macchina a mano (quasi un’autocitazione da Rosetta che contribuisce a conferire al racconto filmico una tangibile sensazione di confusione e tensione emotiva), la firma dei Dardenne anche in questo caso pare essere una garanzia di elevata qualità.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: Deux jours, une nuit
Genere: Drammatico
Origine/Anno: Belgio/2014
Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne
Interpreti: Marion Cotillard, Olivier Gourmet, Fabrizio Rongione, Catherine Salée, Christelle Cornil
Montaggio: Marie-Hélène Dozo
Fotografia: Alain Marcoen
Scenografia: Igor Gabriel
Costumi: Maira Ramedhan Lévy

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