È guerra nella Striscia di Gaza

Striscia di Gaza nel 2015
history 3 minuti di lettura

L’incendio è oramai divampato e sarà molto difficile spegnerlo se non dopo che morte e distruzione avranno fatto il loro corso. L’esercito di Tel Aviv ha fatto capire, tramite alcuni ufficiali, che sono pronte a d avviare un’operazione di terra nella Striscia di Gaza.

Da molto tempo erano in corso negoziati per un cessate il fuoco a lungo termine tra Israele e la leadership di Hamas a Gaza e ancora qualche giorno fa la stessa Hamas aveva «fatto sapere, via stampa, di aver accettato il cessate il fuoco graduale, a più fasi, con Israele mediato dall’Onu e dall’Egitto, ma da Tel Aviv non ci sono ancora conferme. Ieri sera il gabinetto della sicurezza israeliano si è incontrato ma non sono state rilasciate dichiarazioni chiare. Secondo uno dei membri del gabinetto, citato dal quotidiano Haaretz, la decisione sarà presa tra pochi giorni» [1]. Fermo restando che l’Anp era contraria, adesso è nuovamente tutto cambiato.

Da uno scontro ai confini tra le ultime ore di mercoledì e l’inizio di giovedì l’incendio è nuovamente divampato, anche se gli israeliani non avevano mai smesso di fronteggiare le proteste con assassini mirati dei cecchini dell’esercito.
Così sono ripresi gli attacchi aerei che secondo il ministero della salute di Gaza hanno provocato la morte di una donna incinta, Inas Khammash, e sua figlia di 18 mesi. Sono decine i razzi che sono finiti in territorio israeliano e non tutti sono stati intercettati provocando numerosi feriti a Sderot e danni alle strutture. I raid aerei in risposta sono stati intensi e diretti, secondo l’esercito israeliano, a colpire una fabbrica che costruisce parti di tunnel.

Sembra esserci da parte israeliana una costante volontà di provocare per ottenere delle risposte armate e così rispondere pesantemente, costi quel che costi, per riaffermare la sua forza e dimostrare di poter tenere sotto scacco i palestinesi. Come se essere sotto assedio da anni a Gaza non fosse abbastanza.
Forse la tregua non l’hanno mai voluta Netanyahu e i vari Avigdor Lieberman ministro della difesa, Naftali Bennett ministro dell’Economia e ministro dei Servizi Religiosi tutti convinti della supremazia ebraica e tutti sostenuti dal presidente Trump. La cosa è tanto più evidente quanto più si considera che «Sul tavolo c’è [c’era, ndr]  un accordo di tregua ‎largamente favorevole Israele poiché che non è destinato a mutare la “status”di ‎Gaza quale “prigione a cielo aperto” per oltre due milioni di palestinesi. Il blocco ‎israeliano, terrestre e navale, si allenterà ma non sarà revocato. Secondo quanto si ‎è saputo l’accordo prevede un cessate il fuoco in più fasi – la prima è la fine delle ‎manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno lungo le linee tra Gaza e Israele e ‎del lancio di palloni incendiari – che, se tutto andrà bene, porterà a una tregua di ‎‎5-10 anni. Israele da parte sua riaprirà il valico di Kerem Shalom (Karem Abu ‎Salem) e altrettanto farà l’Egitto con il transito di confine di Rafah, tra Gaza e il ‎Sinai‏»

La guerra via terra è a un passo e arriva dopo mesi di proteste palestinesi che soprattutto di venerdì rappresentavano la “Marcia del Ritorno” durante le quali al confine tra Israele e Striscia di Gaza, non meno di 160 palestinesi sono stati ammazzati, spesso dai cecchini che sparavano su uomini e donne disarmate. E non si contano le migliaia di feriti.
Pasquale Esposito

[1] “Gaza. Tregua, negoziati in corso Israele-Hamas“, http://nena-news.it/gaza-tregua-negoziati-in-corso-israele-hamas/, 6 agosto 2018
[2] “Gaza. Tregua, negoziati in corso Israele-Hamas“, ibidem

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article