E poi saremo salvi di Alessandra Carati

Alessandra Carati E poi saremo salvi
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Per noi italiani di una certa generazione, quella terra dall’altra parte dell’Adriatico continua a essere, soprattutto nei ricordi di viaggi e vacanze giovanili, la ex-Jugoslavia. Quella che i libri di geografia politica definivano un “paese non allineato” e che fondamentalmente era un miscuglio di etnie, lingue e religioni tenute insieme dalla figura carismatica del Maresciallo Tito che si barcamenava in un mondo diviso tra Est e Ovest.
La morte di Tito, la caduta del muro di Berlino, le spinte all’autonomia dei vari Stati che componevano la Federazione delle Repubbliche Jugoslave sfociò in una terribile guerra civile che a partire dal 1992 ebbe il suo epicentro (e le sue atrocità) in Bosnia Erzegovina, ma che riguardò l’intero territorio di quel paese a noi così vicino.
Ricordo che fu difficile, all’epoca, seguire quelle vicende, districarsi tra le posizioni, le rivendicazioni e le dichiarazioni d’indipendenza. All’angoscia profonda che scaturiva dalle immagini dei notiziari – morti, distruzioni e violazioni di tutti i generi – si aggiungeva la componente personale, perché in quei posti citati alla televisione e sui giornali (Mostar, Sarajevo, Srebrenica…) molti di noi c’erano stati, e ne conservavamo memoria e fotografie.

E poi saremo salvi Alessandra CaratiGià solo per questo ci sarebbe da dire grazie a un libro come “E poi saremo salvi” di Alessandra Carati : per aver avuto il coraggio di affrontare un evento ormai così lontano, su cui tutti – forse anche gli stessi protagonisti – tendiamo a mettere un coperchio.
E invece con questo libro, premio Opera prima al Viareggio-Rèpaci, l’autrice si prende la briga di affrontare il racconto di quella guerra attraverso la storia di una famiglia che da un piccolo villaggio della Bosnia Erzegovina riesce a scappare in Italia, sistemandosi a Milano. Detta così potrebbe sembrare una storia breve e a lieto fine, di persone scampate alla guerra, salve in un paese che dà loro anche delle possibilità di inserimento.
E invece la guerra per i profughi è anche quella che continua, o che inizia, nel paese di accoglienza, dove non sono le bombe o le mine a dilaniare, ma il senso di estraneità, la nuova lingua e la cultura con cui confrontarsi, il sentirsi sempre a metà di un guado, tra il desiderio di integrarsi e la speranza di tornare, di riappropriarsi di terra, casa, parenti, amici, lingua, religione, lavoro, abitudini.
Quel desiderio inconsolabile di tornare a stare sotto quel cielo dove si era nati, e che non si è scelto di abbandonare, produce uno strappo e anche una resistenza all’integrazione che in ciascun individuo genera reazioni diverse, ma tutte ammantate dal senso di ingiustizia mescolato alla nostalgia.

Alessandra Carati accompagna il lettore dentro il mondo di questa famiglia in fuga, catturandone immediatamente l’attenzione. La scrittura è attraversata sempre da una forte tensione, ma diluita dentro un linguaggio semplice, che trasmette nonostante la dolorosità degli argomenti, una infinita dolcezza.
A raccontare quest’epica dei grandi temi della storia sciolti nelle situazioni del quotidiano è la voce di Aida, una bambina di soli sette anni al momento della fuga in Italia. Attraverso i suoi occhi, le sue paure, il suo rapporto coi genitori, e poi con gli italiani, a cominciare da una coppia di volontari, si dipana il lungo e travagliato processo di integrazione nel nostro paese. È lei quella che più di ogni altro componente della famiglia, perfino del fratellino che nasce già nel nostro paese, persegue con determinazione – e grande sofferenza – l’obiettivo di fare dell’Italia la sua terra, di emanciparsi lavorativamente, di non sentirsi una profuga a vita.
E se anche il destino mette a dura prova la sua ferrea volontà di adattamento, Aida soffre ma non molla, e accettando la sfida si trasforma in una eroina per necessità, oltre che in un punto di riferimento per la sua famiglia.

Il pregio principale di questo romanzo, che attraversa oltre 20 anni di storia, è quello di appassionare il lettore, di avvincerlo intorno alle vicende dei suoi personaggi, di donare emozioni – e già questo non sarebbe poco. Ma il valore aggiunto è quello di inserire queste storie minime dentro la cornice più grande della storia, quella che si scrive molto lontana dalle vite delle persone, nei trattati, nei reportage e negli scambi della politica.
Anche solo riuscire a stimolare la curiosità storica –alla voce Jugoslavia l’Enciclopedia Treccani fornisce un sobrio e sintetico excursus che parte dalle province illiriche create da Napoleone, primo nucleo nazionale del paese che verrà – è un grande merito di questo libro sorprendente.
E oggi che il mercato premia le storie minime, il racconto dei sentimenti e l’elaborazione della pandemia, E poi saremo salvi è un’opera preziosa perché ci obbliga a uscire un po’ fuori dai nostri guai e lamenti e ad alzare di nuovo lo sguardo e l’attenzione sui problemi del mondo da cui non saremo mai salvi: le guerre, le migrazioni, i profughi.
Tina Pane

Alessandra Carati
E poi saremo salvi
Mondadori
pagg. 276
€ 18,00:

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