Economia della musica 2008: mercato discografico, diritti e concerti

concerto musica
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In questo articolo completeremo le informazioni sull’economia della musica del 2008 analizzando la parte inerente alla produzione vera e propria della musica.
Osservando i dati complessivi del consumo di musica, valore dei diritti correlati compresi, il 2008 per l’Italia non è stato un anno di tracolli come la crisi lasciava presagire. Infatti se il settore dell’elettronica ha subito un calo di quasi il 18% di fatturato quello della vendita di dischi (fisici e digitali) e dell’ascolto (dai concerti dal vivo, alle radio, ai diritti tv) è rimasto quasi stabile con un -0,7% [1].
Questo leggero calo però è composto da enormi oscillazioni. Si va da un +35% della vendita di musica digitale ad un -4,3% del fatturato della musica nei locali come le discoteche.
La vendita di supporti fisici (CD, vinile, cassette) è stato stimato in 499 milioni di euro in aumento dello 0,5% rispetto al 2007 [2]. Questo risultato è dovuto ad un aumento dei pezzi venduti e ad una diminuzione del prezzo dei supporti. E’ stato stimato un prezzo medio dei CD al pubblico di € 11,9 nei negozi e di € 7,5 in edicola.

Secondo la FIMI nel 2008 le vendite di CD di fascia alta (corrispondono alle Novità) hanno rappresentato oltre il 53% del totale contro un 46% del 2007. Segno probabilmente di un numero maggiore di grandi successi in confronto all’anno precedente.
Anche se rappresentano un fatturato totale limitato, le vendite di album in vinile sono in grande crescita mentre arretrano le vendite di CD e DVD. Interessante notare come i singoli hanno visto una crescita del 55% in valori ed un calo del 15% in volumi [3], forse anche qui il fenomeno potrebbe essere dettato dalla crescita delle novità. Scomponendo il dato si nota, inoltre, un arretramento del 4% dei contratti delle case discografiche maggiori e un balzo in avanti delle edicole (+12,2%) e dei contratti per opere singole (+6,5%).

La musica digitale presenta un +35% rispetto al 2007 con un fatturato totale di 38 milioni di euro. Al suo interno continua a crescere la quota derivante dalla vendita dai siti internet passata dal 43% al 46% e con il conseguente arretramento della vendita da mobile (suonerie, brani musicali, true tones, ring back tones…). Un dato interessante è il valore dei diritti generati dalla visione dei video da Youtube: 1,65 milioni di euro forse foriero sviluppi positivi nella generazione di ricavi dal web.

I brani musicali scaricati da cellulare avevano fatturato meno di due milioni di euro troppo pochi in un paese con alta penetrazione di telefonini e con un 94% di possessori di cellulari [4] che hanno dichiarato di essere a conoscenza della possibilità di scaricare contenuti direttamente dal telefonino. Evidentemente costi eccessivi di connessione e dei brani stessi oltre ad una diffusione non a largo raggio di cellulari tecnologicamente avanzati non aiutano clienti già poco propensi a pagare la musica.

Per i brani musicali scaricati da internet si nota una crescita più veloce degli album rispetto ai singoli che stanno perdendo quota, ancora maggioritaria, rispetto al totale.

Il rapporto fornisce anche utili indicazioni sul mercato discografico mondiale grazie ai dati della Federazione Internazionale dell’Industria (IFPI). Nel mondo si è registrato un calo del 7% del fatturato a fronte di un aumento dei volumi del 2,7% tenendo conto sia del fisico che del digitale.

L’ammontare complessivo nel 2008 era di 27,8 miliardi di dollari e di questi 6,1 provenivano dalle vendite del digitale. La crescita del digitale (29%), se si esclude il Giappone, nei primi dieci paesi non ha mai compensato il crollo del fatturato dei supporti fisici.

In ordine gli USA (30%), il Giappone (20%) e il Canada (17%) sono i paesi con la maggiore quota di digitale. La penetrazione nel Canada, rispetto alla popolazione, andrebbe studiata approfonditamente per comprendere le evoluzioni e le strategie da adottare per lo sviluppo del mercato. L’Italia occupa la 15ma posizione per il digitale a fronte dell’ottava per il fatturato complessivo.

Nel 2008 il mercato del digitale presenta enormi diversità: il fatturato in Indonesia (decima posizione nel mondo) è generato completamente dagli acquisti da cellulare, come il Giappone con una quota vicina al 90%, di contro negli USA il web copre il 65% o in Germania dove rappresenta il 73%.

Veniamo ora al fatturato della “musica sparsa” cioè quella che si ascolta dalle radio, in un locale commerciale, in un servizio televisivo, in una discoteca e via dicendo. In alcuni casi come la radio il fatturato preso in considerazione coincide con il volume d’affari generato dalla stessa attività in quanto la musica rappresenta l’elemento imprescindibile.

Nel 2008 la musica sparsa in Italia il fatturato è stato di 1.447 miliardi di euro con un calo dell’1,5% rispetto al 2007. Al suo interno si è verificato un calo del 4,3% per il settore sport & entertainment contro una crescita dell’1% per la radio (402 milioni di euro) e del 16% per i diritti tv per un fatturato di 112 milioni di euro. Il dato relativo alle radio – sostanzialmente la raccolta pubblicitaria – è ancora migliore considerando il fatto che il mercato della pubblicità, nel 2008, ha registrato un calo del 2,7%.

Per quanto riguarda la musica dal vivo nel 2008 si registrava un calo dell’1,7% rispetto all’anno precedente con un fatturato totale di 755 milioni di euro. Gli spettacoli organizzati sono stati 403.039 contro i 418.475 del 2007 con un calo del 3,7%, mentre gli ingressi totali sono stati 17.915.026 con un calo dello 0,8% [5]. Va detto che sul calo hanno inciso molto i concertini che per numero di eventi sono la stragrande maggioranza e spesso gratuiti.

Solo la lirica ha visto crescere sia il numero di spettacoli che di ingressi, mentre i concerti di musica leggera a fronte di un impercettibile calo nel numero di eventi c’è una crescita dello 0,5% degli ingressi (7.694.150). I concerti di classica sono risultati 13.636 (-6,2%) con 3.372.167 ingressi (+1,5%), i concerti di jazz hanno subito un crollo del 16% negli eventi ed un meno problematico calo dell’1% negli ingressi.

Per quanto riguarda invece i volumi di affari solo i concerti di musica leggera hanno registrato un +7,1% per un totale di circa 241 milioni di euro. Il motivo è stato una crescita significativa del prezzo medio del biglietto che è passato dai 24,81 euro ai 29,62. Gli incassi degli spettacoli di lirica sono diminuiti di quasi il 10%, del balletto del 13% circa, della rivista e la commedia musicale del 2,8%, dei concerti classici del 4,9% (circa 55 milioni di euro) e quelli dei concerti jazz del 2,8% (poco oltre 15 milioni di euro).

I concerti di musica leggera, nonostante la crisi, si confermano come uno dei flussi di ricavi sul quale sono puntate le attenzioni di tutti per fronteggiare il calo del mercato discografico. Ad ulteriore conferma il rapporto sottolinea come Sony e Warner abbiano fatto importanti acquisizioni (rispettivamente International Music e Friends & Partners) nel campo dell’organizzazione degli spettacoli dal vivo.
Ciro Ardiglione

[1] “Economia della Musica in Italia. Rapporto 2009”; la ricerca è stata realizzata da Luca Barbarito, Professore Associato di Economia dei settori e da Antonella Ardizzone; è stata è stata promossa da DISMAMUSICA – Distribuzione Industria Strumenti Musicali e Artigianato, F.E.M. – Federazione Editori Musicali, SCF – Consorzio Fonografici e S.I.A.E. – Società Italiana Autori ed Editori. www.fondazioneiulm.it
[2] Come spiegano gli autori il valore è frutto di una stima che elabora le diverse rilevazioni, basate su differenti parametri, che SIAE, FIMI ma anche MUSICA e DISCHI hanno pubblicato per questi settori del mercato musicale.
[3] Dati SIAE
[4] Il dato è presente nella ricerca “Mobile Content & Internet:niente è più come prima“, Politecnico di Milano
[5] Dati SIAE

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