Ecuador. Alle elezioni trionfa, tra qualche ombra, Correa e la sua Rivoluzione cittadina

Ecuador bandiera
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Rafael Correa, il presidente uscente dell’Ecuador, ha stravinto le elezioni di domenica 17 febbraio. È la terza tornata elettorale dal 2007 che il quarantanovenne economista cattolico vince. E sarà l’ultima perché la Costituzione del  2008 gli impedisce di ricandidarsi.
La novità rispetto alla precedente elezione è la nascita di una maggioranza assoluta in Parlamento che gli consentirà, insieme alla coalizione Alianza Pais, di governare senza ostacoli. L’opposizione di destra ha innalzato muri per impedire il pieno espletamento della cosiddetta “revolucion ciudadana” ed in particolare impedendo la modifica, per esempio, del Codice penale o della Riforma agraria. Il rafforzamento della rivoluzione cittadina passerà anche per un rafforzamento delle relazioni con i leader sudamericani di sinistra e non è un caso se una delle dediche di questa vittoria è andata all’amico Hugo Chávez.

Il presidente si è impegnato a ridurre ulteriormente la povertà nel paese anche accentuando i poteri dello Stato sull’economia.
In questa tornata si è votato per l’elezione del presidente e vice presidente e i 137 deputati  e i 5 rappresentanti al Parlamento andino. Dei quasi 11.700.000 aventi diritto, equamente suddivisi tra donne e uomini, hanno votato 58,5% con una maggiore astensione tra i maschi.
Con lo scrutinio ancora fermo a poco più del 70% Correa ha ottenuto una percentuale del 56,92% diffusa su quasi tutte le provincie del paese. Infatti se si eccettuano il Chimborazo e alcune provincie dell’Amazzonia è sempre andato oltre il 50%. Il suo avversario più “vicino” tra i sette sfidanti, l’ex banchiere e membro dell’Opus Dei Guillermo Lasso leader del partito di centrodestra Creando Opportunidades (Creo) si è fermato, dopo una dura battaglia contro gli scandali, la corruzione, l’autoritarismo e il controllo dell’economia, a poco più del 23% dei voti. Al terzo posto con il 6,53% troviamo l’ex presidente Lucio Gutiérrez (Partitdo Sociedad Patriótica) e poi  Mauricio Rodas (Suma – 4,08%, Álvaro Noboa (Prian – imprenditore ricchissimo che controlla oltre 100 aziende nel paese) 3,64%, Alberto Acosta (Aupi – Ex presidente dell’Assemblea costituente) 3,13%, Norman Wray (Ruptura25 – candidato del movimento delle reti sociali), 1,39%, Nelson Zavala (Pre – pastore evangelico) 1,17%.
La prevista rielezione di Correa ha le sue origini nei 60 miliardi di dollari spesi per il welfare (triplicati gli investimenti i sanità e istruzione) e in quelli che spederà grazie anche ad andamento favorevole dei prezzi del petrolio e nonostante l’impossibilità di utilizzare i mercati internazionali per le risorse finanziarie. Senza dimenticare l’aumento del salario base da 292 a 318 dollari al mese, all’aumento del buono per l’acquisto di una casa (valore massimo 15mila dollari) da 5 a 6mila dollari, alla distribuzione a due milioni di persone un Buono di sviluppo umano.
Gli investimenti in strade, aeroporti (è stato appena inaugurato quello di Quito) ed altre infrastrutture hanno non solo ulteriormente migliorato le condizioni generali dell’Ecuador ma reso meno difficile il rapporto con il ceto imprenditoriale che in un clima di stabilità fa affari. Il presidente ha investito risorse pubbliche per la nascita di un polo media (giornali e tv) perché come recita lo slogan della Rivoluzione cittadina «vogliamo creare una società dove comandino i cittadini e non chi ha i soldi per comprarsi una tipografia»  [1].
I rappresentanti dell’opposizione di sinistra che spesso hanno collaborato – a cominciare dall’ex ministro e presidente dell’Assemblea costituente Alberto Acosta – con il  presidente Correa, accusano quest’ultimo di aver tradito la rivoluzione. Acosta dichiara che «l’abbandono del progetto si riflette anche nel mantenimento del precedente modello di accumulazione. Nei fatti sono i grandi gruppi monopolistici i principali beneficiari della sua politica economica» [2].
Cecilia Jaramillo presidente della Confemec, un’organizzazione politica marxista e femminista che sosteneva la lista di Acosta in un’intervista afferma  che «piano piano, però, Correa e un gruppo di persone e settori politici di Alianza Pais hanno imposto una leadership caudillista, più attenta agli interessi dei grandi potentati economici che a quelli dei settori popolari. Correa ha concentrato nelle sue mani tutti i poteri dello stato. È responsabile di gravi fatti di corruzione e nepotismo. Cristina Campaña e Abigail Heras, due giovani dirigenti sociali sono in carcere, trattate come delinquenti per aver protestato contro la corruzione» [3].
Pasquale Esposito

[1] Maurizio Stefanini, “La rivoluzione cittadina di Correa convince l’Ecuador”, temi.repubblica.it/limes, 19 febbraio 2013
[2] Geraldina Colotti, “Acosta: «È un bus con freccia a sinistra che svolta a destra»”, il manifesto, 19 febbraio 2013, pag. 9
[3] Geraldina Colotti, “L’attuale presidente ha deluso gli strati popolari, le donne chiedono un cambiamento radicale”, il manifesto, 16 febbraio 2013, pag. 9

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