Ecuador. La nuova Costituzione avanza

Ecuador bandiera
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Alla fine dello scorso anno gli organismi finanziari internazionali hanno dovuto prendere atto che la politica del Presidente della Repubblica dell’Ecuador Rafael Correa nei confronti dei mercati e dei paesi creditori è cambiata.
Infatti il 15 novembre 2008 il governo di Quito non ha pagato la cedola al 12% del Bond in scadenza nel 2012 e ha dichiarato che non onorerà il debito alla sua scadenza così come non pagherà alla scadenza il prestito del 2030. Per il Bond in scadenza a dicembre 2015 la cedola è stata invece pagata.

Il debito è stato dichiarato <<illegittimo, corrotto e illegale>> dalla Commissione sul debito estero dell’Ecuador (Caic), insediatasi nel 2007, dopo aver analizzato più di 350 contratti che evidenziano come a fronte di trenta miliardi di dollari ricevuti negli ultimi trenta anni, il paese andino ne abbia restituiti oltre cento e la stragrande maggioranza utilizzati per rinegoziare il debito stesso.

Come sostiene la Di Pierri <<si tratta di una dichiarazione senza precedenti, che mette in dubbio per la prima volta a livello istituzionale la legittimità del sistema del debito contestando le imposizioni di pagamento provenienti dai paesi ricchi e dalle istituzioni finanziarie internazionali>> [1].

In generale, al di là delle chiacchiere degli ultimi anni – spesso più per visibilità di artisti,  vip e politici alle riunioni che altro – la questione del debito dei paesi poveri ritorna a farsi pressante in situazione di crisi finanziaria ed economica che pervade l’intero pianeta. De Marzo scrive che in America latina sono circa duecento i miliardi di debito che annualmente si versano nelle casse <<delle stesse istituzioni che hanno affossato questi paesi e che oggi hanno provocato la crisi. Centinaia di miliardi che potrebbero essere investiti per migliorare sensibilmente le condizioni di vita di centinaia di milioni di esseri umani e che dovrebbero essere diretti per creare e sostenere un’economia sostenibile. Si aprirebbero possibilità concrete di progresso e di emancipazione per interi continenti. Ma l’occidente ipocrita e arrogante quel cappio non l’ha mai levato dalla testa dei sud del mondo. Oggi l’Ecuador ha iniziato a fare da solo>> [2].

Una decisione, quella del paese andino, che comporterebbe alcuni rischi. In particolare la difficoltà a reperire, nell’attuale contesto, le risorse necessarie allo sviluppo. E come nota l’economista Raul Mauro avendo l’Ecuador una parte rilevante del debito con il Brasile,  che sta spingendo molto la sua presenza e i suoi investimenti nel continente, simili decisioni potrebbero danneggiare le relazioni tra i due paesi [3].

Secondo lo schema classico dell’economia basata sulle attuali regole del commercio internazionale,  anche la sospensione delle negoziazioni per il libero scambio con gli USA danneggerebbero l’economia attraverso un rallentamento delle esportazioni e degli investimenti a vantaggio di Colombia e Perù [4] soprattutto se si pensa che le esportazioni ecuadoregne sono per circa il 50% destinate agli USA e che la moneta è il dollaro dopo che nel 2000 è stato abbandonato il Sucre.

L’andamento dell’economia dell’Ecuador  sta subendo significativi rallentamenti e sicuramente l’avere un alto livello di scambio con gli USA con la crisi imperante è un elemento negativo. A questo bisogna aggiungere la forte dipendenza dagli introiti  petroliferi che rappresentano la prima voce delle entrate. E come tanti paesi in via di sviluppo i flussi in entrata di valuta subiscono dei rallentamenti per la diminuzione delle rimesse degli emigrati che invece sono la seconda voce del bilancio.

Comunque si tratta anche di posizioni politiche perché per esempio il livello del debito pubblico è accettabile aggirandosi intorno al 30% del Pil [5] e in generale l’indebitamento con l’estero, non ha valori (ossia riserve, esportazioni e distribuzione del debito) <<particolarmente critici dal punto di vista economico e finanziario>> [6].

Del resto il governo di Correa prova a diversificare intensificando le relazioni con altri paesi a cominciare dal Venezuela o dall’Iran con il quale sta negoziando un credito per sostenere gli investimenti nel settore petrolifero [7]. Linee di credito che si stanno negozionando anche con Inter-American Development Bank, Andean Development Corporation e Latin American Reserve Fund [8].

Correa sta anche spingendo nella direzione di una rinegoziazione degli accordi con le multinazionali per poter migliorare le condizioni per il suo paese e per attuare i dettami della nuova costituzione. L’esempio è quello della compagnia petrolifera spagnola Repsol  che dopo aver rifiutato il cambiamento dell’impostazione degli accordi per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi in Amazzonia [9].

Analogamente, la riforma tributaria messa in campo di recente dovrebbe aiutare ad evitare la fuoriuscita di capitali da una parte e stimolare le attività produttive dall’altra. Raddoppia l’aliquota dell’imposta sull’uscita di valuta (Isd) dallo 0,5 al 1 per cento e si estende il campo di applicazione. Mentre gli stimoli all’economia potranno derivare dalla riduzione dell’imposta per gli utili reinvestiti – in macchinari e attrezzature nuove –  e per quelli destinati al credito produttivo [10].

In generale Correa e il suo governo iniziano a dare attuazione alla nuova Costituzione approvata lo scorso settembre a larga maggioranza. I suoi 444 articoli, forse troppi per le leggi fondamentali, rappresentano un capovolgimento completo rispetto alla precedente ed in linea con quanto sta accadendo in molti paesi dell’America latina Bolivia in testa.
Partendo dalle relazioni internazionali i principi sono quelli della cittadinanza universale, non ingerenza e anti-imperialismo e l’integrazione con il resto del paesi latino-americani è strategica. Non sono più ammesse basi militari sul proprio territorio e quindi quella USA di Manta dovrà chiudersi.

La costituzione riconosce il diritto di emigrare e non può essere considerato illegale un uomo per il fatto che sia un migrante.
A proposito di cittadinanza e diritti, grazie ad un accordo con l’ONU più di cinquantamila colombiani sfuggiti alla guerra tra Farc ed esercito di Bogotà otterranno lo status di rifugiati [11]. Un esempio di accoglienza.

Non ci sono solo diritti individuali ma anche, ed in misura significativa, diritti collettivi come quelli delle comunità e dei popoli indigeni che vedono affiancare al castigliano il kichwa e lo shuar come lingue di relazione interculturale.
Vengono garantite la sanità e l’istruzione gratuite nonché l’accesso ad un’alimentazione adeguata e l’acqua diventa un diritto inalienabile. Esplicitamente viene proibita l’introduzione di rifiuti tossici, scorie nucleari, contaminanti di vario genere e si proibiscono la produzione e il commercio di armi chimiche, biologiche e nucleari nonché di organismi geneticamente modificati.

E nonostante la posizione della Chiesa, i diritti delle coppie di fatto anche quelle dello stesso sesso sono tutelati pur definendo il matrimonio una unione tra uomo e donna.

Dal punto di vista dei processi democratici è interessante notare che una delle funzioni fondamentali dello Stato è quella del controllo sociale e cioè la possibilità che i cittadini abbiano garantita la partecipazione e che possano verificare l’attività delle istituzioni centrali e locali. A questo scopo un Consiglio provvisorio, presieduto dall’indigeno Julian Guaman, sta preparando la creazione, secondo dettato costituzionale, del Consejo de Partecipacion Ciudadana y Control Social del tutto autonomo dal potere politico. Un compito importante sarà quello di migliorare la trasparenza nel pubblico dove il fenomeno della corruzione è ancora forte[12].

L’intervento dello Stato è rilevante tanto che la Costituzione è assimilabile a quelle di tipo socialista. I settori energetico, delle telecomunicazioni e delle risorse naturali sono sotto il controllo dello potere pubblico che arriva fino alla Banca centrale. Inoltre è prevista una profonda riforma agraria grazie ad espropri e redistribuzione delle terre [13].

A fine aprile si terrano nuove consultazioni per eleggere tutti i rappresentanti del potere esecutivo, presidente in testa, e legislativo. E al momento Correa e i suoi non hanno rivali.
Pasquale Esposito

[1] Marica Di Pierri – Associazione A Sud, “L’Ecuador dichiara illegittimo il debito estero”, www.carta.org, 26 Novembre 2008; inoltre la giornalista annota che per il governo <<Il primo passo sarà verificare se è possibile promuovere un giudizio internazionale che acclari l’illegittimità del debito. Altro compito che il governo intende assumere è identificare e provare le responsabilità di coloro – ecuadoriani e stranieri – che hanno contribuito all’indebitamento dell’Ecuador, facendo in modo che paghino per le loro responsabilità.>>.
[2] Giuseppe De Marzo, “La lezione ecuadoriana sul debito”, www.carta.org, 9 Dicembre 2008
[3] intervista a Raul Mauro in Alessandro Amato, “Crisi, torna l’incubo del debito”, www.missiononline.org, 1 febbraio 2009
[4] cfr. scheda paese per l’Ecuador www.mondimpresa.it, febbraio 2009
[5] IMF, International Financial Statistics
[6] IMI, “Focus Ecuador 06 02 2099
[7] “Ecuador, accordo con l’Iran: prestito di 280 milioni di dollari per l’industria petrolifera”, www.peacereporte.net, 13 gennaio 2009
[8] Maria Eugenia Tello, “UPDATE 2-Ecuador seeks multilateral loans, safeguard dollar”, www.reuters.com, 6 gennaio 2009
[9] Giuseppe De Marzo, “L’Ecuador caccia la Repsol”, www.carta.org, 11 Novembre 2008
[10] per ulteriori dettagli cfr. Luca Campanelli, “Ecuador, una riforma tributaria per far fronte alla crisi”, www.nuovofiscooggi.it, 4 febbraio 2009
[11] Alessandro Grandi, “Ecuador, il rifugio dei colombiani“, www.peacereporter.net, 22 gennaio 2009
[12] Marco Billeci, “Ecuador, trasparenza e controllo sociale”, 27 febbraio 2009,
Intervista con Julian Guaman, presidente del Consejo de Partecipacion Ciudadana y Control Social, www.andinamedia.info
[13] Per altri dettagli e commenti cfr. Niccolò Locatelli, “Una nuova Costituzione per l’Ecuador”, http://temi.repubblica.it/limes/, 4 ottobre 2008; “The good life”, www.economist.com, 31 luglio 2008; Tancredi Tarantino, “La nuova costituzione dell’Ecuador”, www.carta.org, 29 Luglio 2008; Roberto Da Rin, “Ecuador, referendum per la nuova costituzione <<socialista>>”, www.ilsole24ore.com, 28 settembre 2008; Antonio Rotelli, “Nuova costituzione in Ecuador”, www.arcigay.it, 2 ottobre 2008; Samuele Mazzolini, L’Ecuador vota sul proprio futuro, www.carta.org, 26 Settembre 2008

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