Eels. The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett. Dolorose ballate esistenziali

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Era il 1995 quando a Los Angeles, dopo due album a nome E, Mike Edwards fondava gli  Eels e insieme a lui ci c’erano Jonathan Norton alla batteria e Tommy Walter al basso. Un anno dopo pubblicavano il primo disco Beautiful Freak condotto al successo dal singolo Novocaine For The Soul.  Ad aprile di quest’anno è uscito l’undicesimo lavoro in studio dal titolo The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett che introduce il senso del contenuto del disco. Il gruppo ora è composto, oltre che da Mister E (voce, chitarra, tastiere), da Koool G Murder al basso, The Chet alla chitarra, P-Boo alla chitarra e Knuckles al basso.

La stampa specializzata lo ha giudicato mediamente positivo. Nell’analisi  fatta da Metacritic, delle 23 recensioni una sola è completamente negativa. Phillips di Consequence of Sound non salva nessuna delle tredici tracce dell’album che “si sforza di apparire più profondo di una semplice pozzanghera” [1].  All’opposto Paste Magazine osanna la bellezza dolorosa della musica di Edwards che riesce a far convivere la rude “roca” di Tom Waits e la tenerezza di  Jackson Browne [2].
Forse la verità è che ci sono brani di spessore musicale come Where I’m From l’unica ad avere un certo ritmo e melodia e altri che invece avrebbero avuto bisogno di qualche altra progressione dello spartito. I testi come sempre hanno un senso lirico di alta densità. L’album è un racconto di dolore, pentimenti, errori, rimorsi per un’esistenza travagliata che lo  portano a cantare “La vita che ho vissuto / stavo meglio morto”.
Sul mal di vivere che inonda tutte le  canzoni insiste la recensione di Concollato e per questo le sonorità rock del precedente qui si sono tramutate in ballate intime dove compaiono archi, fiati, sega musicale e quanto necessario a rendere l’atmosfera. Senza dimeticare gli  arpeggi di chitarra che sono il marchio di fabbrica [3].
Soria considera l’album «una versione disco di quel che è stata la sua autobiografia uscita diversi anni fa “Things the grandchildren should know”». Un  disco con una sonorità orchestrale per la numerosità degli strumenti e decisamente meno “power pop” del precedente e comunque «un documento straordinariamente vivo, intimo, una vera e propria lotta personale». Le citazioni sono per Agatha Chang in cui Everett indossa le corde vocali di Matt Berninger, Mistakes of My Youth dove ricordano i Wilco, Lockdown Hurricane che «ricorda nell’intenzione l’indimenticabile “That Look You Give That Guy” da “Hombre Lobo” e Swallow in The Sun» [4].
Recensione positiva pure quella della Felice. Anche lei pone l’accento sulle differenze con il precedente lavoro e sulle laceranti  storie personali e familiari che lo attraversano. Il disco che «è un cerchio perfetto, dove l’arrangiamento dell’iniziale Where I’m at – che lasciava dietro di sé un senso di sospensione e incompiutezza – viene ripreso nella conclusiva Where I’m going, una ballata il cui testo carico di un’inattesa positività, a tratti rimanda alla menteL’acchiappatore nella segale” di Salinger» [5].
Gli errori commessi nell’affrontare la quotidianità sono il fulcro del racconto di questo disco. Benzing ricorda che la famiglia  di E lo ha catapultato nella vita senza rete di  protezione. Per raccontarli la musica ha dovuto virare verso l’acustico più essenziale di End Times coniugata «con le fantasie della Eels Orchestra del 2000». Se è vero che la cifra stilistica della band si sente (Kindred Spirit in particolare) va detto che «le variazioni sul tema riescono a sfuggire alla scontatezza: basta sentire il modo in cui Gentlemen’s Choice vira verso una teatralità alla Randy Newman o il recitativo funereo su cui si dipana Dead Reckoning» [6].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: alt-folk
Eels
The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett
etichetta: E Works/Vagrant Records
data di pubblicazione: 21 aprile 2014
durata: 40:25
tracce: 13
cd: singolo

[1] Lior Phillips, www.consequenceofsound.net, 23 aprile 2014
[2] Holly Gleason, www.pastemagazine.com, 22 aprile 2014
[3] Raffaele Concollato, www.indie-rock.it
[4] Angelo Soria, www.indieforbunnies.com, 22 aprile 2014
[5] Chiara Felice, www.ilfattoquotidiano.it, 25 aprile 2014
[6] Gabriele Benzing, www.ondarock.it, 28 aprile 2014

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