Egitto: grave crisi interna e alleanze internazionali ribaltate

Egitto Il Cairo
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La stragrande maggioranza degli egiziani è allo stremo e lo Stato egiziano è sull’orlo del fallimento. Il rischio è quello di assomigliare alla Somalia, come ha ben detto una delle voci popolari molto diffusa negli ultimi tempi, quella di Mustafà – un povero autista di “tuk tuk” – la cui intervista è stata vista da alcuni milioni di concittadini e nella quale sosteneva che il suo paese era diventato appunto come la Somalia e addossava la responsabilità al generale al-Sisi.
Per venerdì era indetta una manifestazione di protesta contro il regime e la crisi, ma è andata di fatto disattesa soprattutto per il controllo totale di polizia e esercito che continuano a reprimere, arrestare e ammazzare oppositori impunemente come sappiamo bene per il caso Giulio Regeni.

L’Egitto, come direbbero gli americani, è “too big to fail”, troppo grande per fallire con i suoi oltre novanta milioni di abitanti, ma soprattutto per l’essere al centro di in un’area strategica, il Medio Oriente, che ribolle da tempo di crisi incontrollate.
Sarà per queste ragioni che, venerdì scorso, nonostante tutte le nefandezze del regime, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha già versato la prima tranche da 2,75 miliardi di dollari di un piano che prevede prestiti, in tre anni, per 12 miliardi di dollari, il più grande finanziamento mai concesso nell’area. Non solo, altri paesi del G7, la Cina e gli Emirati metteranno a disposizione altri 6 miliardi.
La prima tranche è destinata a rimpinguare le scarse riserve valutarie della Banca centrale egiziana, «i restanti 9,75 miliardi di dollari saranno gradualmente concessi per la durata del programma che sarà soggetto a cinque ispezioni. L’Fmi ha precisato che le politiche sostenute dal programma egiziano mirano a correggere gli squilibri esterni e a ripristinare la competitività, posizionare il deficit di bilancio e il debito pubblico su un percorso volto a ridurre la loro entità. Inoltre secondo l’istituzione il prestito consentirà il sostegno della crescita economica creando posti di lavoro. Dovrebbero anche essere estese reti di protezione sociale, con più fornitura di cibo e una maggiore tutela economica per i poveri» [1].
Il problema è che da sempre questo concentrarsi su deficit, debito pubblico e competitività non ha mai portato vantaggi consistenti al mondo del lavoro e alle fasce deboli che ne pagheranno il conto. Infatti l’impegno di al-Sisi per una drastica diminuzione del debito pubblico (cresciuto di oltre il 10% in meno di un anno) passa evidentemente per “riforme” che prevedono una pesante riduzione delle sovvenzioni pubbliche che rappresentano attualmente al 7,9% delle spese statali [2]. Sicuramente ci saranno anche aumenti come quello dell’IVA o quello della benzina nonostante gli aumenti già avvenuti che provocherà ulteriori problemi alla borsa dei cittadini egiziani. E in un paese dove il 27,8% della popolazione, secondo i dati ufficiali del governo, vive in condizioni di povertà una taglio dei trasferimenti verso le classi più deboli comporterà disastri umanitari.
Tra l’altro non si capisce come aumenti di imposte sui consumi e dei prezzi dei carburanti non cozzino con l’impegno del governo del Cairo di diminuire l’inflazione che attualmente viaggia intorno al 17%.
Chissà se il Fmi riuscirà a tagliare invece i privilegi di molti tra militari, politici e loro assistenti che secondo una fonte governativa nei ministeri ammontano a 120mila e i loro stipendi ammontano a 230mila [3].

L’Egitto è di fatto in crisi dal 2011 quando cominciò la rivoluzione che nel 2012 portò alla presidenza Muḥammad Morsi poi destituito da al-Sisi che nel 2014 si fece eleggere presidente dopo aver represso con la violenza qualsiasi forma di dissenso. «Le ragioni essenziali di questa crisi continua sono l’assenza di risorse (anche energetiche: nel Sinai è sempre più difficile produrre petrolio a causa del terrorismo islamista), la carenza di cibo strutturale (l’Egitto importa quasi metà del fabbisogno alimentare) e l’incapacità di gestire un’economia controllata ancora da monopoli e una burocrazia inefficiente» [4].L’instabilità, il terrorismo e la violenza di Stato hanno fatto crollare il turismo che per l’Egitto è una fonte primaria dell’economia.
La svalutazione della moneta è un altro grave problema per gli egiziani che avranno maggiori difficoltà ad accedere a beni e servizi. La svalutazione invece da qualche speranza per le aziende alle quali la penuria di dollari creava e crea ancora difficoltà. Alcune aziende «non erano più in grado di comprare prodotti d’importazione fondamentali, mentre altre hanno dovuto fermare la produzione a causa delle perdite crescenti dovute a tassi di cambio sfavorevoli. Al fine di mantenere i dollari nel paese, il governo ha istituito dei controlli di capitale e ha vietato l’importazione di alcuni prodotti di lusso. Ha anche chiesto ai fornitori d’energia stranieri più tempo per poter saldare le fatture. La svalutazione ha già rialzato il morale di molte aziende» [5].

Oltre a questo l’instabilità, i rischi dell’Egitto provengono da un doppio salto mortale che la diplomazia del Cairo sta compiendo in queste settimane. La conseguenza finale di questo capovolgimento nelle relazioni internazionali è l’indebolimento del  rapporto con gli Stati Uniti.
La prima conseguenza è il “tradimento“ perpetrato nei confronti dell’Arabia Saudita che aveva sostenuto al-Sisi fin dal momento del golpe contro l’ex-presidente Morsi e finanziato abbondantemente le politiche dei militari. Il punto di svolta è stata una votazione all’ONU sulla Siria richiesta dalla Russia e che Il Cairo ha appoggiato mandando su tutte le furie Ryad che un mese dopo tagliava le sue forniture petrolifere, frutto di un accordo tra le parti per 20 miliardi di dollari. I rapporti avevano già avuti dei momenti poco entusiasmanti vista la ritrosia di al-Sisi di impegnarsi sul terreno per la guerra in Yemen dove gli egiziani sono alleati dei sauditi e delle altre petromonarchie.
Con la mediazione di Teheran che a questo punto rafforza le sue posizioni una parte del flusso di petrolio arriverà dall’Iraq. Non solo, ma da una parte sembra consolidarsi il cambiamento di strategia sulla Siria ritornando ad appoggiare Assad e dall’altra aumentano le aperture verso il Cremlino. Infatti è di pochi giorni fa la notizia che la Russia sta negoziando con il Cairo «l’affitto di Sidi Barrani, una base aera egiziana lasciata dalla Marina Sovietica nel 1972, per schierarvi anche un contingente permanente dei suoi militari. Lo scorso 15 ottobre nel Paese era stata organizzata la prima esercitazione militare congiunta russo-egiziana, il cui obiettivo dichiarato era la preparazione delle forze di due Nazioni per le operazioni anti-terrorismo nelle aree desertiche. Le esercitazioni hanno visto impegnati 500 militari pari a 10 unità e 15 elicotteri» [6].
Gli USA, da decenni sono un alleato strategico, nonché finanziatore eccellente e fornitore di armi e tecnologie militari dell’Egitto, dovranno agire velocemente ed eventualmnete riconsiderare la loro posizione. Non sarà una questione semplice da affrontare per Washington, vista la centralità per la pace israeliana, sperando che la situazione interna non peggiori perché a questo punto sarà l’intero Mediterraneo a infiammarsi e questa volta non si tratta della Libia o della Tunisia.
Pasquale Esposito

[1] Fabrizio Massaro, “Egitto, dal Fmi arrivano 12 miliardi per salvare il Cairo dalla crisi”, http://www.corriere.it/economia/16_novembre_12/egitto-fmi-arrivano-12-miliardi-salvare-cairo-crisi-d8730592-a8bd-11e6-b875-b27331f307f4.shtml, 6 novembre 2016
[2] “Un consortium de banques internationales accorde un prêt de 2 milliards de dollars à l’Égypte”, http://www.jeuneafrique.com/372991/economie/banques-internationales-accordent-pret-de-2-milliards-de-dollars-a-legypte/, 10 novembre 2016
[3] “Egitto. Applello all’austerity ma il governo si aumenta gli stipendi”, http://nena-news.it/egitto-appello-allausterity-ma-il-governo-si-aumenta-gli-stipendi/, 7 settembre 2016
[4] Simone Massi, “La crisi economica in Egitto è sempre più amara”, http://www.islamcontemporaneo.it/crisi-economia-egitto-zucchero/,   23 ottobre 2016
[5] “Il Cairo cerca di arginare la crisi economica svalutando la lira”, http://www.internazionale.it/notizie/2016/11/07/egitto-svalutazione-moneta-crisi-economica, 7 novembre 2016. Per Internazionale Traduzione di Federico Ferrone da The Economist
[6] “Egitto alla ricerca di nuove alleanze”, http://www.lindro.it/egitto-alla-ricerca-di-nuove-alleanze/, 24 ottobre 2016

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